Omissioni sulle minacce di morte a Ignazio Cutrò: il testimone di giustizia ritorna in commissione Antimafia
L’ex imprenditore di Bivona, nei giorni scorsi è stato audito nella sede di Palazzo San Macuto a Roma
I rischi sull’incolumità del testimone di giustizia, Ignazio Cutrò e dei suoi familiari e gli eventuali errori di valutazione degli organi competenti sui programmi di tutela sono tornati al centro dei lavori della commissione parlamentare Antimafia. L’ex imprenditore di Bivona, nei giorni scorsi è stato audito nella sede di Palazzo San Macuto a Roma. La presidente, Chiara Colosimo e i parlamentari membri della commissione, hanno ripercorso la paradossale vicenda dell’ex imprenditore edile che, dopo aver denunciato i suoi estorsori, oltre che contro la mafia ha dovuto lottare anche contro una parte delle istituzioni. Un’audizione fiume, durata circa 80 minuti iniziata con la richiesta di Cutrò di rendere pubblico il contenuto della seduta e poi proseguita con la discussione delle vicende legate soprattutto alla decisione del ministero dell’Interno (Commissione centrale) del 20 ottobre 2016 di non prorogare le misure di protezione in favore dello stesso e della revoca della scorta ai suoi familiari. Una decisone contraddittoria poiché dalle intercettazioni telefoniche dell’inchiesta antimafia “Montagna”, Giuseppe Nugara, considerato il boss della cosca di San Biagio Platani, attualmente detenuto in regime di 41 bis, il 6 febbraio 2014, durante una conversazione con un allevatore, diceva di Cutrò: “Appena lo Stato si stanca che gli toglie la scorta poi vedi, che poi”.
32 mesi dopo la “condanna a morte” emessa dal boss di San Biagio Platani, giunse la decisione di tagliare le misure di protezione alla famiglia Cutrò poiché secondo il Viminale e anche della sua sede territoriale di Agrigento, Ignazio Cutrò, la moglie e i figli non erano più a rischio. La commissione Antimafia adesso dovrà indagare sul perché la commissione centrale non abbia tenuto conto delle minacce di morte intercettate dai carabinieri. Durante l’audizione si è parlato anche di Ignazio Cutrò imprenditore edile, e degli aiuti negati dallo Stato per garantire la sopravvivenza dell’azienda che il geometra di Bivona aveva ereditato dal padre. Soddisfatto del rinnovato interesse della commissione parlamentare Antimafia si è detto lo stesso testimone di giustizia: “Non era la mia prima audizione – dice Ignazio Cutrò – ma forse per la prima volta, ho avuto l’impressione di trovarmi veramente davanti a un’istituzione. Anche la presidente Colosimo – aggiunge Cutrò – mi ha ribadito la sua volontà nel trovare una verità dei fatti, per me non si è trattato dunque della solita pacca sulle spalle che altri, in passato, mi avevano più volte dato nei corridoi di Palazzo San Macuto ma della testimonianza di affetto e di vicinanza di un organo di quello stesso Stato che più volte mi ha voltato le spalle”.

