Favara

Appalti e mazzette, imprenditore favarese rischia il carcere: al via gli interrogatori 

I pm chiedono la custodia in carcere nei confronti dell’imprenditore favarese. Il giudice deciderà dopo gli interrogatori preventivi

Pubblicato 12 ore fa

Sono cominciati, davanti il gip Lorena Santacroce, gli interrogatori degli indagati coinvolti in un’inchiesta della Procura di Caltanissetta su un presunto giro di corruzione legato agli appalti nel Comune di Sommatino. I pm nisseni, guidati dal procuratore Salvatore De Luca, hanno chiesto l’applicazione di misure cautelari nei confronti di 8 persone: per cinque i domiciliari mentre per tre la custodia in carcere. Sarà il giudice, dopo aver sentito tutti, a decidere se accogliere o meno le richieste. Questa mattina si sono svolti gli interrogatori preventivi di quattro indagati: si tratta degli ormai ex (si sono dimessi dopo l’inchiesta) vicesindaco di Sommatino Mariangela Castellano, 38 anni, e assessore Jean Pierre Rumeo, 58 anni, e degli imprenditori Luigi Pulci, 59 anni e Lorenzo Pulci, 62 anni. Per i primi tre la procura ha chiesto i domiciliari mentre per Lorenzo Pulci la misura interdittiva del divieto di contrarre con la Pubblica amministrazione. 

Domani, invece, sarà la volta di altri quattro indagati: l’ormai ex sindaco Totò Letizia, l’imprenditore favarese Diego “Dino” Caramazza, 45 anni, il dirigente comunale Roberto Alotta, 53 anni, (custodia in carcere), il tecnico Calogero Vendra, 62 anni. I pm hanno chiesto la custodia in carcere per tutti ad esclusione di Vandra per il quale, invece, la procura chiede i domiciliari. L’imprenditore favarese Caramazza, raggiunto negli scorsi da un altro avviso di garanzia legato all’appalto per i lavori alla Mosella di Agrigento, è accusato di aver pagato una tangente di 45 mila euro per l’affidamento diretto dei lavori della villa Garibaldi di Sommatino, per la perizia di variante e la promessa di ottenere anche i lavori del cimitero comunale. Nella stessa inchiesta risulta indagata anche Federica Caramazza, proprietaria della Edilroad srl, nei confronti della quale però non è stata chiesta alcuna misura cautelare. 

I pm nisseni ipotizzano un giro di tangenti per “pilotare” gli appalti pubblici. Nella vicenda che interessa l’imprenditore Caramazza sono coinvolti anche il sindaco Salvatore Letizia, il responsabile dell’area tecnica del Comune, Roberto Alotta, e il Rup Calogero Vendra. I primi due rischiano di finire in carcere mentre il terzo ai domiciliari. Per la Procura di Caltanissetta l’imprenditore favarese avrebbe pagato una mazzetta di 45 mila (15 mila euro a testa ndr) a sindaco, dirigente e funzionario in cambio dell’affidamento diretto (avvenuto l’8 maggio 2025 ndr) dei lavori relativi alla recinzione dei marciapiedi, della sistemazione dei muretti, dei pilastri e dei vialetti della Villa Garibaldi. L’importo complessivo dell’appalto era di 94.449 euro ai quali si sono aggiunti ulteriori 61.208 euro e, ancora, 30 mila euro con la perizia di variante. Sindaco, dirigente e Rup – secondo l’ipotesi degli inquirenti – avrebbero mantenuto appositamente separati i due appalti relativi alla Villa Garibaldi nonostante si trattasse di lavori che, in forza di canoni di efficacia dell’azione amministrativa, dovevano essere affidati con un unico appalto in modo da restare al di sotto la somma di 150 mila euro. L’accordo corruttivo, secondo quanto sostiene la Procura di Caltanissetta, prevedeva anche la promessa di affidare al Caramazza anche i lavori per sistemare loculi e servizi igienici del cimitero comunale. 

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