Agrigento

“Trovati pizzini in casa e coltiva ancora relazioni illecite”, Procura chiede domiciliari per Riccardo Gallo

Quando i poliziotti hanno arrestato Riccardo Gallo, durante la perquisizione domiciliare, sono stati trovati dei “pizzini” recanti il monito a “non parlare perché intercettato”

Pubblicato 3 ore fa

La misura interdittiva non neutralizza il rischio che l’indagato possa avvalersi di rapporti e canali fiduciari per influenzare la politica – nonostante si sia dimesso da parlamentare – ma sostanzialmente lo lasciato inalterato. La Procura di Caltanissetta ha impugnato l’ordinanza del gip Santi Bologna chiedendo al tribunale del Riesame di applicare nuovamente gli arresti domiciliari nei confronti di Riccardo Gallo, ex parlamentare agrigentino accusato di corruzione nell’inchiesta “Corte dei miracoli”, l’indagine che ipotizza un giro di nomine, favori e incarichi al Cefpas – l’ente pubblico che si occupa della formazione sanitaria. L’ex coordinatore di Forza Italia, arrestato due mesi fa dalla Squadra mobile, era stato rimesso in libertà alla luce delle sue dimissioni da deputato regionale. Per il gip, infatti, il passo indietro dell’onorevole aveva fatto venire meno le esigenze cautelari tali da giustificare una misura detentiva applicando, invece, la sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio o servizio per un anno.

I pm nisseni, guidati dal procuratore capo Salvatore De Luca, hanno impugnato l’ordinanza chiedendo invece che Gallo torni ai domiciliari. Per gli inquirenti, infatti, il politico agrigentino ha continuato – nonostante non sia più parlamentare – a coltivare relazioni riservate e accordi illeciti e la blanda misura applicata dal gip non ha impedito a Gallo di proseguire quella attività extraparlamentare di ricerca di consenso, supporto politico e disponibilità amministrative a fini illeciti registrata senza soluzione di continuità. Al contesto si aggiunge anche un altro particolare che emerge oggi nel ricorso della Procura di Caltanissetta: quando i poliziotti hanno arrestato Riccardo Gallo, durante la perquisizione domiciliare, sono stati trovati dei “pizzini” recanti il monito a “non parlare perché intercettato”. Per gli inquirenti è un ulteriore “indice sintomatico della particolare proclività dell’indagato a coltivare relazioni riservate e accordi illeciti, nonché della conseguente necessità di una cautela effettivamente idonea a prevenire un ulteriore aggravamento della propria posizione.”

La Procura di Caltanissetta contesta aspramente la decisione del gip di scarcerare Gallo ritenendola contraddittoria: o le dimissioni hanno realmente inciso sulla capacità dell’indagato di attivare il circuito relazionale costruito nel tempo, e allora occorrerebbe spiegare in che modo e sulla base di quali elementi concreti oppure Gallo conserva un peso politico specifico e una rete di rapporti con burocrati e funzionari rimasti all’interno dell’amministrazione regionale e sanitaria, e allora la misura interdittiva risulta manifestamente inidonea a prevenire il pericolo di recidiva. Per i pm nisseni “le dimissioni dalla carica elettiva incidono soltanto su uno degli strumenti attraverso i quali l’indagato esercitava la propria influenza, ma non scalfiscono minimamente la rete di relazioni personali, politiche e professionali emersa dagli atti, né la capacità di attivare soggetti terzi o circuiti di intermediazione già sperimentati nella realizzazione delle condotte contestate.”

L’INDAGINE “CORTE DEI MIRACOLI”

Le indagini

, eseguite dalla Squadra mobile nissena e dal Servizio Centrale Operativo della polizia, partono nell’estate 2023. La Procura di Caltanissettacontesta il reato di corruzione sia al deputato agrigentino Riccardo Gallo che al direttore del Cefpas Roberto Sanfilippo. Secondo l’accusa, infatti, l’onorevole avrebbe garantito al manager di restare al comando dell’Ente a condizione però che quest’ultimo mettesse le sue funzioni a disposizione del deputato. Tradotto: assunzioni e incarichi affidati ai “prescelti” di Riccardo Gallo. A garantire il funzionamento del patto – sempre secondo l’accusa – sarebbe stato il funzionario Gioacchino Pontillo, ritenuto dagli inquirenti la “longa manus” del deputato, assunto proprio al Cefpas per trasmettere le direttive del parlamentare. Anche Pontillo è accusato di corruzione e, in particolare, nell’aver scelto “ad hoc” un suo stretto amico – l’ex funzionario regionale Reitano – quale membro della commissione esaminatrice dell’Ente. Per la Procura di Caltanissetta il deputato Riccardo Gallo avrebbe poi stretto un altro patto corruttivo con l’attuale direttore generale dell’Asp di Agrigento, Giuseppe Capodieci. Quest’ultimo era stato posto al vertice della sanità agrigentina proprio dall’onorevole e – in cambio – il manager avrebbe dovuto assecondare i suoi desiderata. Il caso più eclatante è rappresentato dalla stipula di una convenzione tra l’Asp di Agrigento e il Cefpas esclusivamente finalizzata al trasferimento della moglie del deputato (dipendente dell’Ente) da Caltanissetta ad Agrigento. Tra gli indagati compare anche Domenico Reina, fratello del cardinale e vicario del Papa don Baldo (quest’ultimo non indagato e totalmente estraneo ai fatti). All’agrigentino, al quale viene contestata l’ipotesi di reato di turbata libertà degli incanti, sarebbe stato affidato un progetto dall’importo di oltre 120 mila euro per la realizzazione di una biblioteca digitale. Per i magistrati di Caltanissetta, invero, l’obiettivo degli indagati era quello di “ingraziarsi il cardinale al fine di convogliare i voti dell’elettorato cattolico sulla figura di Margherita La Rocca Ruvolo (non indagata), alleata politica del Gallo, in vista delle elezioni per il Parlamento Europeo del giugno 2024.” Una strategia resa possibile – sempre secondo gli inquirenti – grazie all’intervento di Maria Luisa Zoda e Salvatore Giambellucca, componenti della Commissione che ha giudicato genuino il progetto del Reina.

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