Mafia

Il pentito Cavallo riconosce le foto e fa i nomi: “Loro sono storici stiddari di Palma di Montechiaro”

Al collaboratore vengono mostrati almeno quattro album pieni di fotografie: affiliati dei clan, imprenditori collusi, spacciatori, semplici avvicinati

Pubblicato 21 ore fa

Almeno quattro album pieni di fotografie: affiliati dei clan, imprenditori collusi, spacciatori, semplici avvicinati. Il collaboratore di giustizia Giuseppe Cavallo, figlio del boss della Stidda Aurelio Cavallo, riconosce tanti volti che gli vengono mostrati dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, Davide Spina e Claudia Pasciuti. La portata delle sue dichiarazioni, comunque al vaglio degli inquirenti, potrebbe essere di spessore. La misura viene data anche dal numero di fotografie che gli vengono mostrate e che ritraggono non soltanto soggetti della provincia di Caltanissetta ma che coinvolgono mezza Sicilia: Agrigento, Ragusa, Catania

Tra le effigi ci sono tanti agrigentini. Il pentito ne riconosce alcuni, di altri non sa riferire. L’11 marzo 2025, ad esempio, i magistrati gli mostrano un album composto da 47 fotografie. Sull’effige numero 1, il collaboratore di giustizia dichiara: “Rappresenta un soggetto che mi sembra di conoscere, non è di Gela, il contesto è malavitoso.” Poi precisa: “Ci conosciamo di nome perchè quando era in libertà ci contattammo tramite intermediari. Loro sono storici “stiddari” di Palma di Montechiaro.” Alla foto numero 3 riconosce un altro palmese: “Dovrebbe essere il cugino del numero 1, loro sono molti, l’ambasciata a noi è arrivata dalla loro famiglia”.  La foto 31 dello stesso album ritrae un imprenditore agrigentino: “Potrebbe essere il nipote di quello dei supermercati anche se la persona che ricordo io era più robusta”. Al numero 35 non ha dubbi: “È il proprietario”

Il 17 febbraio 2025 gli viene mostrato un altro album composto da 25 foto che ritraggono soggetti invischiati nel traffico di droga. Sull’ultima effige, che raffigura un trafficante di Licata, il collaboratore di giustizia dice: “L’ho sentito nominare in relazione al traffico di droga. Una volta ha chiesto a noi un chilo di cocaina. Quello del quale parlo è il soggetto della sparatoria al Gb Oil. Ha preso contatti con me tramite Luciano Curvà. Per rispetto dei miei cugini coinvolti nella sparatoria ho ritenuto di non dare cocaina. Che io sappia si riforniva dal gruppo di Domicoli”. 

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