Agrigento

Madre denuncia il figlio per salvarlo dalla droga, scatta l’inchiesta: 28 indagati 

L’inchiesta ha il volto di una madre coraggiosa che denuncia il figlio con gravi problemi di tossicodipendenza. Scoperto un traffico di droga tra Agrigento, Favara, Santa Elisabetta e Canicattì

Pubblicato 2 ore fa

La Procura di Agrigento ha notificato l’avviso di conclusione indagini nei confronti di 28 persone coinvolte in un’inchiesta su una fiorente attività di spaccio di droga in provincia caratterizzata da centinaia di cessioni di stupefacente tra la Città dei templi, Aragona, Canicattì, Santa Elisabetta e Favara. Il provvedimento, che anticipa la richiesta di rinvio a giudizio, è firmato dal pm Elettra Consoli. L’indagine – svolta sul campo dai carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile di Agrigento – ha il volto di una madre coraggiosa: la donna, tormentata dal figlio con gravi problemi di tossicodipendenza, gli sottrae il cellulare e lo consegna agli investigatori facendo partire l’attività. L’operazione, denominata “Demetra”, ha portato nel luglio scorso all’esecuzione di 11 misure cautelari tra carcere, domiciliari e obbligo di dimora. Cocaina, eroina ma soprattutto crack tornano ad invadere le strade dell’Agrigentino con inquietante frequenza. Un dato, più di tutti, emerge con estrema chiarezza e altrettanta preoccupazione: una crescita sempre più pronunciata della domanda nel mercato, purtroppo fiorente, del crack. Consumatori di ogni età e rango sociale pronti a tutto pur di acquistare una dose da “farsi”. Ma dietro ognuno di loro ci sono anche vissuti e storie personali dalle quali emergono le fragilità, le paure e il bisogno di aiuto. 

GLI INDAGATI

Wissem Horri, 30 anni, tunisino residente ad Agrigento; Lazhar Bahri, 32 anni, tunisino residente ad Agrigento; Ebrima Dampha, 27 anni, gambiano residente a Naro; Giovanni Avvenanti, 28 anni, di Canicattì; Daniel Barrale, 31 anni, di Agrigento; Rached Bouaicha, 41 anni, tunisino residente a Canicattì; Claudio Catania, 43 anni, di Agrigento; Salvatore Cipolla, 47 anni, di Aragona; Salvatore Cipolla, 63 anni, di Aragona; Eleonora Cirasa, 31 anni, di Agrigento; Vincenzo Matteo Chiarelli, 28 anni, di Aragona; Giuseppe Dionisio, 40 anni, di Agrigento; Vincenzo Di Giacomo, 59 anni, di Aragona; Giuseppe Ferrera, 49 anni, di Canicattì; Giuseppe Fiorello, 49 anni, di Aragona; Salvatore Fragapane, 26 anni, di Santa Elisabetta; Antonio Guarneri, 47 anni, di Canicattì; Ivan Iacono, 39 anni, di Santa Elisabetta; Liliana Lo Manto, 58 anni, di Canicattì; Vincenzo Messina, 41 anni, di Canicattì; Gioacchino Passalacqua, 45 anni, di Racalmuto; Pasquale Pisani, 59 anni, di Aragona; Giovanni Rizzo, 56 anni, di Aragona; Eglantin Sako, 34 anni, albanese; Jeridjon Sako, 36 anni, albanese; Carmelo Seminerio, 51 anni, di Aragona; Ahmed Hamsi, 27 anni, tunisino residente ad Agrigento.

COME NASCE L’INDAGINE 

Agosto 2024. Siamo nel cuore di un quartiere periferico a nord di Agrigento. Da mesi una madre è tormentata dal figlio con gravi problemi di tossicodipendenza. Minacce di morte, soprusi, insulti di ogni genere ma, soprattutto, continue richieste di denaro. Il genitore, per amore e forse anche per paura, sperpera la propria pensione per elargire quotidianamente denaro al trentanovenne. Denaro contante e ricariche postepay con importi di 50, a volte 70 euro al giorno. Anche la causale inserita nei versamenti è un monito: “Per disonesto, per disgrazia, per vergogna, per morte..”. Una situazione che diventa sempre più incandescente ogni qualvolta la donna si rifiuta di pagare e il figlio è in crisi di astinenza. Pur di reperire il denaro, ed è questa la preoccupazione del genitore, è disposto a tutto: rubare nei supermercati per poi “barattare” la merce con le dosi di droga o – ancora peggio – estorcere denaro ad un inerme e indifeso anziano, costretto dietro minaccia a consegnare di volta in volta i soldi. La madre decide così di compiere un gesto coraggioso, di estrema dignità, con il solo obiettivo di aiutare il figlio: gli sottrae il cellulare in un momento di distrazione e lo porta ai carabinieri. È la genesi dell’indagine. Agli investigatori, che monitorano il trentanovenne, si apre un mondo anche grazie al contenuto estrapolato dal telefonino ricostruendo movimenti, contatti, frequentazioni. In appena sei mesi di attività investigativa i militari dell’Arma, piazzando telecamere e cimici, scoprono una fiorente attività di cocaina, eroina e crack che dal centro storico di Agrigento, dove le piazze di spaccio sono in mano agli immigrati, giunge anche ad Aragona, Canicattì, Santa Elisabetta e Favara. Lo stupefacente viene acquistato in grossi centri come Palermo e Catania e poi trasportato nell’Agrigentino dove viene rivenduto al dettaglio. Una catena di montaggio che ha come ultimo tassello il consumatore. E sono in centinaia a “sballarsi” di crack: dal disoccupato al libero professionista passando per camerieri e impiegati. 

IL COLLEGIO DIFENSIVO 

Gli indagati hanno nominato gli avvocati Samantha Borsellino, Teres’Alba Raguccia, Giuseppe Barba, Giuseppina Ganci, Carmelina Cavaleri, Calogero Meli, Valentina Bongiorno, Davide Casà, Antonio La Rocca, Joseph Donegani, Salvatore Pennica, Daniele Re, Carmen Augello, Fabio Quattrocchi, Annalisa Lentini, Santo Lucia, Davide Cortese, Salvatore Virgone, Michele Mosca, Francesco Villardita e Angelo Asaro.

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