Assolto il deputato La Vardera, era a giudizio per violenza privata
Il leader di Controcorrente era imputato di violenza privata per un servizio realizzato quando era giornalista della trasmissione Le Iene.
E’ stato assolto dal Tribunale di Palermo il deputato e leader di Controcorrente Ismaele La Vardera che era imputato di violenza privata per un servizio realizzato quando era giornalista della trasmissione Le Iene.
“Nel dicembre del 2024 presi una decisione che mi costò molto. Mi dimisi da vicepresidente della commissione Antimafia. Lo feci dopo essere stato rinviato a giudizio per una vicenda legata al periodo in cui facevo il giornalista e lavoravo per Le Iene – dice La Vardera – Una vicenda nata durante un’inchiesta sulla morte di Aldo Naro, un ragazzo barbaramente ucciso in una discoteca. Una morte sulla quale, ancora oggi, troppe domande restano senza risposta. E forse è proprio questa la cosa che più mi ha fatto riflettere in questi anni: che tipo di Paese diventa quello in cui fare domande può portarti davanti a un giudice? Io quelle domande le avevo fatte da giornalista. E per quelle domande rischiavo una condanna a quattro mesi di carcere, con pena sospesa. Ho atteso la sentenza: nessuna condanna”. “E per me non è una semplice pagina giudiziaria che si chiude – aggiunge – È una pagina della mia vita che mi ricorda perché scelsi di fare questo mestiere. Voglio ringraziare gli avvocati Federico Giusti e Stefano Toniolo, i legali de Le Iene che mi hanno assistito in questa vicenda con professionalità e convinzione. Chiudo con un pensiero alla famiglia Naro il loro dolore immenso non cesserà mai di esistere, spero arrivi anche per voi la tanto desiderata giustizia”È questo che dovrebbe ricordarsi la politica, soprattutto oggi.
In un tempo in cui troppo spesso la credibilità viene scambiata per comunicazione, la coerenza per strategia e la morale per convenienza.La politica rischia di diventare un teatro nel quale tutti chiedono agli altri comportamenti che non sono disposti ad adottare per primi.Io penso invece che ci sia una parola che vale più di mille slogan: CREDIBILITÀ.Il giudice Rosario Livatino ci ha lasciato, con la sua vita e il suo esempio, una lezione che considero attualissima: non basta dichiararsi credenti; bisogna essere credibili. E forse vale anche per la politica.Non servono politici che parlano continuamente di legalità. Servono persone che, quando arriva il momento difficile, scelgono la strada più in salita, la trasparenza.
Oggi quella vicenda è alle mie spalle. E posso dirlo con orgoglio: non ho riportato alcuna condanna!!!E, nonostante le tantissime denunce e i procedimenti legati al mio lavoro di giornalista, sono orgogliosamente e fieramente incensurato.So che, per qualcuno, in politica può sembrare quasi una stranezza.Ma sapete com’è…NOI SIAMO CONTROCORRENTEChiudo con un pensiero alla famiglia Naro il loro dolore immenso non cesserà mai di esistere, spero arrivi anche per voi la tanto desiderata giustizia!




