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Gli omicidi della Stidda a Roma, la difesa: “Calafato è un uomo diverso, va assolto per prescrizione”

Battute finali del processo a carico di tre palmesi - Salvatore Nicitra, 69 anni,  del cugino Calogero Farruggio e del collaboratore di giustizia Giovanni Calafato - per un duplice omicidio avvenuto a Roma

Pubblicato 48 minuti fa

Battute finali del processo a carico di tre palmesi – Salvatore Nicitra, 69 anni,  del cugino Calogero Farruggio e del collaboratore di giustizia Giovanni Calafato – per un duplice omicidio avvenuto a Roma alla fine degli anni ottanta. La Procura della Capitale, nella scorsa udienza, ha chiesto la condanna all’ergastolo per i primi due mentre ha proposto di prosciogliere Calafato –  ex killer della Stidda coinvolto nell’omicidio del giudice Livatino, le cui dichiarazioni sono state decisive per portare alla luce i delitti a distanza di quasi quarant’anni – per intervenuta prescrizione riconoscendo anche le attenuanti della collaborazione con la giustizia. Negli scorsi giorni si è tornati in aula, davanti la Corte di assise presieduta dal giudice Antonella Capri, per le arringhe degli avvocati Mario Geraci, nell’interesse del pentito, e Vincenzo De Vincentis, in favore di Calogero Farruggio. 

La difesa del Calafato si è associato alla richiesta del pm, vale a dire di riconoscere il reato (sebbene si tratti di omicidio) prescritto: Oltre la parola che dà vita a questo processo c’è un altro fattore, il tempo che trascorre attenua la memoria e l’allarme sociale. I giudici sono chiamati a tenerne conto con la prescrizione. Calafato è stato condannato ed ha scontato la sua pena, non ha più commesso delitti e non ha contatti con la criminalità organizzata. È un uomo diverso. L’attendibilità del pentito è stata già valutata da decine di sentenze e riscontrata positivamente, non vedo cosa potrei aggiungere di più. Il reato commesso da Calafato, sebbene si tratti di un omicidio, è prescritto. In subordine chiedo la continuazione anche per questo reato.”

Diversa, invece, è stata l’arringa dell’avvocato De Vincentis nell’interesse di Calogero Farruggio:La domanda è: cosa colloca Farruggio la sera del 24 novembre 1988 in quell’androne dove si è consumato l’omicidio? Il rischio è evidente, il nome di Farruggio non deve essere trascinato in una ricostruzione più ampia senza che però realmente abbia partecipato al delitto. Il 26 aprile 1995 Calafato parla per la prima volta dell’omicidio Belardinelli e indica Nicitra quale mandante e Farruggio come intermediario. Il pm dell’epoca, Teresi, fece indagini che non portarono evidentemente a nulla. A distanza di 26 anni Calafato viene creduto e si inseriscono anche le dichiarazioni del pentito Croce Benvenuto. Non bisogna inseguire Calafato su ogni dettaglio collaterale, è un metodo suggestivo. Anche se fosse attendibile, che lui conoscesse questi ambienti non vuol dire che conosca l’omicidio. Nessuno dice che Calafato non conoscesse Farruggio e Nicitra ma la frequentazione non vuol dire concorso in omicidio. La Procura non riesce a superare il passaggio tra contesto e fatto, tra conoscenze e partecipazione all’omicidio. Non è dimostrando che Farruggio conosca Calafato che si dimostra che abbia commesso l’omicidio.” 

La difesa, dunque, contesta la ricostruzioni dei collaboratori avvenuta dopo 20 anni e del loro rapporto anche dopo la collaborazione: Anche le dichiarazioni di Croce Benvenuto vanno analizzate, dice di conoscere Nicitra da una vita, non possiamo dire che Benvenuto non si ricordasse di Nicitra, se lo ricorda benissimo e racconta di una cena anche a Marina di Palma ma non dice una parola sull’omicidio, non parla di Farruggio. Se ti ricordi di Nicitra a cena e non ti ricordi di un omicidio c’è qualcosa che non va. La questione non è giuridica ma di ragione. Anche nel verbale di 3 anni dopo non parla dell’omicidio e invece venti anni dopo se ne ricorda dicendo che lo hanno chiamato per fare l’omicidio. Non posso che non parlarvi di quelli che sono i rapporti tra Calafato e Benvenuto, com’è possibile che dopo 20 anni uno si ricorda di un omicidio, i collaboratori hanno 180 giorni per ricordare tutto. Lui ne ha avuti 20 anni di per ricordare quello che ha fatto. Mi chiedo, ma chi sono Calafato e Benvenuto? Croce Benvenuto viene arrestato nell’88 e resta detenuto fino al 90. Durante la detenzione ottiene un permesso per fare da testimone da nozze a suo cognato Salvatore Calafato, fratello di Giovanni Calafato. Dice addirittura che sono cugini. Sono tanti i processi dove loro si spalleggiano. Calafato, rispetto a Benvenuto, nega di aver incontrato e sentito Benvenuto se non durante i processi. O si sono sentiti oppure non si sono mai sentiti. Uno dei due mente.”

Il processo riprenderà il 21 settembre per l’arringa del difensore di Salvatore Nicitra. La vicenda è una “costola” dell’operazione Jackpot, l’inchiesta che ha decapitato il clan guidato da Salvatore Nicitra (condannato a 9 anni per questi fatti), ritenuto il padrone assoluto del quadrante nord della Capitale “guadagnandosi” sul campo l’appellativo di “quinto Re di Roma”. Al centro del processo ben tre omicidi: quello dei fratelli Valentino e Bebo Belardinelli, pezzi da novanta della mala romana uccisi nel 1988 dopo essere entrati in contrasto proprio con Nicitra per il controllo degli affari criminali a Primavalle e quello di Giampiero Caddeo, morto nel 1983 nell’ospedale psichiatrico di Aversa in seguito al crollo di una parete divisoria fatta esplodere con una bomboletta di un fornello a gas. Per quest’ultimo delitto l’accusa ha chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Diversa cosa, invece, sono gli omicidi dei fratelli Belardinelli per i quali il pm ha chiesto per Nicitra ed il cugino il carcere a vita. Decisive sono state le dichiarazioni di Giovanni Calafato, un tempo spietato killer della Stidda poi divenuto collaboratore di giustizia nel 1994. Il palmese si è autoaccusato del delitto di Valentino Belardinelli, ucciso nel 1988 mentre rincasava (armato) con la fidanzata, chiamando in causa Nicitra in qualità di mandante e Farruggio che, invece, sarebbe stato colui il quale li ha messi in contatto. Alle dichiarazioni di Calafato si sono aggiunte anche quelle di un altro capo della Stidda, Giuseppe Croce Benvenuto, anch’egli divenuto nel tempo collaboratore di giustizia. 

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