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La banda che ha terrorizzato Canicattì: 3 indagati 

In meno di un mese hanno messo a ferro e fuoco Canicattì rendendosi protagonisti di furti con spaccata, rapine violente e spedizioni punitive ai danni di commercianti aggrediti senza pietà

Pubblicato 1 ora fa

In meno di un mese hanno messo a ferro e fuoco Canicattì rendendosi protagonisti di furti con spaccata, rapine violente e spedizioni punitive ai danni di commercianti aggrediti senza pietà con calci, pugni e colpiti con manganelli e bastoni. La Procura di Agrigento, con il pm Alessandra Chiffi, ha notificato l’avviso di conclusione indagini alla (presunta) banda che ha terrorizzato ad inizio anno la Città dell’Uva Italia. Si tratta di Christian Capizzi, 19 anni; Denny Li Calzi, 20 anni, e Carmelo Pio Di Vinci, 22 anni. Le accuse, a vario titolo, sono quelle di rapina, furto, lesioni aggravate ma anche indebito utilizzo di carte di credito.

Agli atti una lunga lista di episodi violenti che hanno scosso la comunità canicattinese tra la fine del 2025 e gli inizi del 2026. All’alba del 23 dicembre, ad esempio, la banda è entrata in azione sfondando, con il metodo della spaccata, la saracinesca di una tabaccheria in Corso Umberto riuscendo a portare via mille euro. Una escalation che vede il suo apice tra il 20 ed il 21 gennaio quando – in poche ore – si registrano rapine violente ai danni di due commercianti. Ad un 68enne, titolare di una tabaccheria, furono sottratte le chiavi del negozio, i documenti, un’auto e anche le carte di credito poi utilizzate dai malviventi per piccole spese. Un copione simile si è verificato ai danni di un altro commerciante. Il 62enne, che aveva reagito il giorno precedente ad un tentativo di rapina, fu accerchiato e picchiato con un bastone all’alba mentre stava chiudendo la saracinesca del suo box. In quell’occasione il commando gli portò via l’automobile. E, ancora, il furto in negozio di bambini dal quale vennero rubati 1.500 euro dal registratore di cassa dopo aver sfondato la vetrina.

Gli investigatori si sono messi così fin da subito sulle tracce dei componenti della banda riuscendo a chiudere il cerchio grazie a diversi elementi: le telecamere di sorveglianza degli esercizi pubblici “colpiti”, le analisi della Scientifica su tracce biologiche rivenute sulle auto rubate ma anche l’abbigliamento indossato dalla banda poi comparato con quello rinvenuto durante le perquisizioni. Un altro dettaglio decisivo, infine, è stato il “passo falso” di uno dei membri che postò una foto su TikTok con gli stessi vestiti utilizzati per compiere uno dei colpi.

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