Tentata estorsione mafiosa nell’Agrigentino, processo approda in Cassazione
Secondo l’impianto accusatorio, i quattro imputati avrebbero costretto l’uomo a dimettersi da una società operante nel settore dei carburanti
Il processo per una tentata estorsione mafiosa avvenuta nella Valle del Belice ai danni di un imprenditore approda in Cassazione. I giudici ermellini si occuperanno della vicenda il prossimo 20 novembre quando si potrebbe chiudere definitivamente, ad oltre dieci anni dai fatti, l’iter giudiziario.
Quattro le persone sul banco degli imputati, tutte condannate in primo e secondo grado: Pietro Campo (due anni e sei mesi), di Santa Margherita Belice, considerato per anni il numero due della mafia agrigentina. Giuseppe Alesi, (un anno e nove mesi e dieci giorni); il menfitano Tommaso Gulotta (un anno e quattro mesi di reclusione); infine c’è anche il collaboratore di giustizia Vito Bucceri, di Menfi (otto mesi di reclusione). La vicenda scaturisce dalla denuncia di un imprenditore originario di Castelvetrano nel 2015. Il fatto era peraltro emerso nell’operazione antimafia Opuntia contro le cosche di Menfi e Santa Margherita Belice. Secondo l’impianto accusatorio, i quattro imputati avrebbero costretto l’uomo a dimettersi da una società operante nel settore dei carburanti rinunciando a stipendi, arretrati e benefici connessi ad un infortunio che aveva subito.

