Emergenza acqua ad Agrigento: AICA diffida Siciliacque e chiede l’intervento urgente della Regione
Il sovrambito nei giorni scorsi aveva deciso di limitare la fornitura a soli 800mila euro al mese, cioè quanto Aica era disposta a pagare
La crisi idrica nella provincia di Agrigento, con invasi pieni e rubinetti a secco, sale di livello sul fronte dello scontro istituzionale.
Dopo la decisione dei giorni scorsi di Siciliacque di bloccare a soli 800mila euro mensili la fornitura di acqua al territorio agrigentino (dovuto al fatto che, secondo il sovrambito, Aica non intende versare più di questo importo mensile indipendentemente dal consumo e non starebbe pagando la totalità dei propri debiti) l’Azienda idrica comuni agrigentini ha inviato una diffida formale alla società pubblico-privata regionale per esigere l’immediato incremento delle forniture d’acqua destinate al territorio agrigentino.
L’atto, protocollato il 31 maggio, pone un ultimatum perentorio di tre giorni alla società di sovrambito per assicurare le risorse aggiuntive necessarie a sventare una crisi igienico-sanitaria e sociale alle porte della stagione estiva.
I vertici di Aica mettono nero su bianco una situazione di estrema vulnerabilità, evidenziando come le reiterate richieste di potenziamento avanzate nei tavoli tecnici siano rimaste prive di un adeguato riscontro operativo. Una condotta che l’azienda reputa contraria ai principi di leale cooperazione istituzionale e di buon andamento amministrativo, soprattutto alla luce del forte stress idrico che storicamente affligge la provincia e che l’aumento fisiologico dei consumi estivi rischia di rendere insostenibile.
Il documento delinea uno scenario di profonda preoccupazione per la tenuta dell’ordine pubblico e della salute collettiva: il rischio concreto è che il prolungarsi di questo stallo provochi interruzioni gravissime nell’erogazione idrica dei comuni associati.
La missiva ha l’obiettivo di muovere l’intera catena istituzionale e giudiziaria dell’isola, come del resto Aica aveva già provato a fare in passato, con risultati alterni. La notifica del protocollo è stata infatti inoltrata per conoscenza al presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, all’Assessorato regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità guidato da Francesco Colianni, all’assessore dell’Economia Alessandro Dagnino e al Dipartimento delle Acque e dei Rifiuti. Ma a catturare l’attenzione è il coinvolgimento delle Procure della Repubblica di Agrigento e Palermo, a cui l’atto è stato trasmesso insieme alla Prefettura agrigentina e all’autorità nazionale Arera.
La dirigenza di AICA annuncia inoltre la volontà di ricorrere a ogni via giudiziaria, amministrativa e cautelare nel caso in cui Siciliacque non fornisca risposte concrete entro le prossime settantadue ore.
Contestualmente, i vertici aziendali chiamano in causa il governo regionale affinché valuti l’attivazione di misure straordinarie e l’esercizio di poteri sostitutivi di protezione civile, ritenuti ormai indispensabili di fronte a un comportamento omissivo che mette a repentaglio la sicurezza dei cittadini. Con l’estate ormai alle porte, il countdown della diffida segna ore decisive per il futuro dell’approvvigionamento idrico nell’agrigentino.
Tutto questo avviene in una situazione per certi versi paradossale: con gli invasi pieni e con Aica che sta spingendo sull’acceleratore dell’ampliamento della platea dei propri utenti, andando ad aggredire sacche di soggetti fin qui sconosciuti alle anagrafiche perché si rifornivano con sistemi di autobotti spesso non regolari.
Più utenti, più acqua: ma da dove prenderla?

