“Eventopoli”, l’onorevole Pisano non risponde al giudice: depositata memoria, la Procura chiede l’arresto
La Procura di Agrigento ha chiesto la custodia in carcere per il deputato nazionale di Fratelli d'Italia nell'inchiesta "Eventopoli"
Si è concluso da pochi minuti l’interrogatorio preventivo dell’onorevole Calogero Pisano, il deputato nazionale di Fratelli d’Italia nei confronti del quale la Procura di Agrigento ha chiesto la custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta ormai nota come “Eventopoli”. Il parlamentare si è presentato al Palazzo di Giustizia, accompagnato dai suoi avvocati Silvio Miceli e Mattia Caleca. L’interrogatorio, che si è svolto davanti il gip Michele Dubini, era inizialmente in programma per sabato scorso salvo poi ottenere un termine per studiare gli atti. Nella stessa giornata erano stati interrogati Antonino Insalaco, dirigente del Comune di Agrigento, e Giuseppe Librizzi, dirigente dell’assessorato regionale al Turismo, per i quali sono state chieste delle misure interdittive. Un eventuale provvedimento di custodia in carcere nei confronti del parlamentare richiederebbe comunque l’autorizzazione della Camera dei deputati per essere eseguito.
Associazioni culturali senza scopo di lucro che gestivano montagne di soldipubblici, attraverso istanze di finanziamento pagate tanto dalla Regione quanto dal Comune di Agrigento, che però finivano direttamente (o indirettamente) nelle disponibilità del deputato di Fratelli d’Italia Calogero “Lillo” Pisano sia per usi personali che per finalità di sostegno politico mediante la sottoscrizione di tessere del partito, spese o attraverso postepay intestate ad altri ma in realtà in uso allo stesso parlamentare. È il pesantissimo atto di accusa della Procura di Agrigento che, con il procuratore capo Giovanni Di Leo ed il sostituto Elettra Consoli, ha chiesto l’arresto dell’onorevole per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di più fatti di peculato e truffa.
Ad altri cinque indagati, oltre allo stesso Pisano, viene contestato il reato associativo: si tratta dell’ex assessore alla cultura, e odierno consigliere comunale, Costantino Ciulla, 38 anni; all’ex amministratore del Distretto Turistico Valle dei Templi”, Fabrizio La Gaipa, 51 anni; all’ex direttore generale della Fondazione Teatro Pirandello, Salvo Prestia, 52 anni; all’ex autista del deputato Pisano nonché socio fondatore dell’associazione Centro Europeo Ricerca e Sviluppo, Tonino Migliaccio, 38 anni, e Calogero Casucci, 34 anni, ex dipendente cn contratto part-time della Fondazione Teatro Pirandello e rappresentate legale dell’associazione culturale Acamante. Nella lista degli indagati compaiono altre sei persone: si tratta di Giuseppe Librizzi, 63 anni, dirigente dell’assessorato regionale al Turismo; Antonino Insalaco, 59 anni, dirigente al turismo del Comune di Agrigento (per questi ultimi due è stata chiesta l’applicazione di una misura interdittiva ndr); Antonio Migliaccio, 39 anni, ex autista dell’onorevole Pisano; Laura Cozzo, 46 anni, moglie dell’ex direttore generale della Fondazione Teatro Pirandello Salvo Prestia; Vincenzo Abate, 71 anni, direttore dell’Accademia musicale “Free Melody”; Melany Palasciano, 37 anni, cognata dell’ex autista di Pisano, socia dell’associazione culturale Centro Europeo Ricerca e Sviluppo di cui è stata amministratrice dal 2021 al 2024; Claudio Alfano, 30 anni, titolare della omonima ditta individuale specializzata in informatica.
Le indagini – condotte sul campo dalla sezione della polizia giudiziaria nonché dai carabinieri Nucleo Investigativo di Agrigento – hanno riguardato (almeno nella prima parte) la gestione dei finanziamenti pubblici erogati dalla Regione e dal Comune della Città dei templi al Distretto turistico Valle dei Templi e alla Fondazione Teatro Pirandello. Nel “mirino”, in particolare, le manifestazioni racchiuse nel cartellone “Destinazione Agrigento, Costa del Mito, Natale 2022”. I pm, si legge nell’atto di accusa, avrebbero accertato l’esistenza di una rete di rapporti tra soggetti pubblici e privati in cui i primi garantivano che i contributi arrivassero all’Ente che venivano poi affidati a persone “vicine” o legate da rapporti di “militanza politica”. Per la Procura di Agrigento siamo davanti ad un “sistema” caratterizzato da favori e scambi di natura clientelare tali per cui il soggetto politico riusciva poi ad ottenere un tornaconto sia di natura elettoraleche economico vero e proprio. L’attività di indagine, oltre ad una analisi dei movimenti bancari e alle intercettazioni, si è arricchita poi con le dichiarazioni di uno degli indagati che – davanti ai pm – ha confermato che prima di ogni manifestazione culturale ci si riuniva per studiare “a tavolino” quanto e a chi dovesse andare il denaro. Invero, sostiene la Procura di Agrigento, i soldi pubblici finivano nei conti privati degli indagati e, infine, nella carta in uso al deputato di Fratelli d’Italia. In questi mesi, come raccontato ieri da Grandangolo, l’indagine si è allargata facendo emergere altri profili di reato: una (presunta) mazzetta di 2.500 euro l’affidamento dello spettacolo conclusivo dell’ultima edizione del Mandorlo in Fiore e il pagamento (con i soldi della Fondazione Teatro Pirandello, dunque pubblici) di una fattura “falsa” per la “bonifica” dei cellulari dell’ex direttore generale dell’Ente e della moglie.

