Agrigento

“I locali non potevano essere sequestrati”: i magistrati tolgono i sigilli a ristorante e chiosco

In entrambi i casi sono stati smontati i provvedimenti che hanno portato ai sigilli, anche se resta in piedi al momento l'indagine

Pubblicato 1 ora fa

Due diversi pronunciamenti, identica conclusione: due locali di Agrigento chiusi dalla Polizia locale in seguito alla contestazione di reati ambientali sono stati riaperti. Pur permanendo infatti il procedimento penale, che farà il suo corso e saranno i giudici a stabilire se si tradurrà o meno in un processo, quella che è decaduta è l’esigenza di tenere chiuse le attività, una delle quali aveva subito i sigilli oltre 20 giorni fa con enormi danni economici.

Proprio questa, un noto locale di San Leone sulla spiaggia, dopo le verifiche effettuate dai carabinieri del Centro anticrimine natura , con il supporto dei tecnici di Arpa e Aica, è stato esclusa l’ipotesi che il chiosco scaricasse in mare, ma era invece allacciato alla pubblica fognatura. Rimane in corso, come dicevamo, l’inchiesta per la verifica delle autorizzazioni.

Si è chiusa invece nell’arco di ventiquattrore la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto il noto punto vendita di una catena di ristorazione in centro città ad Agrigento. I sigilli erano stati apposti il 22 luglio 2026 dal Nucleo viabilità e controllo del territorio della Polizia locale. Gli agenti ipotizzavano il reato di apertura di scarichi di acque reflue industriali in assenza di autorizzazione, in quanto scaduta, ma è stata smontata l’impostazione accusatoria perché la Polizia Locale non ha effettuato alcun preventivo campionamento delle acque per accertare l’effettiva natura industriale.

Già nel provvedimento autorizzativo del 2021, infatti, i reflui dell’attività di ristorazione erano stati equiparati ad acque domestiche, la cui mancanza di titolo costituisce un semplice illecito amministrativo e non un reato penale. Il magistrato ha ricordato che la qualificazione delle acque non può desumersi in automatico dalla scadenza del documento e che le valutazioni ipotetiche non possono prevaricare la libertà di iniziativa economica e la tutela dei lavoratori.

Mancando anche le ragioni d’urgenza dell’intervento di P.G., dato che la scadenza era nota agli agenti già dai controlli dei giorni precedenti, il locale è stato quindi restituito all’avente diritto.

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