Agrigento

Avvocati e questione morale, Pennica: “Dibattito interno soffocato”

Le recenti vicende giudiziarie, alcune molto gravi, che hanno avuto grande eco anche sulla stampa, che hanno coinvolto numerosi avvocati agrigentini e la situazione del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Agrigento hanno fatto aprire un dibattito esclusivamente sui social network ed ha avuto nell’avvocato Salvatore Pennica uno dei maggiori propulsori. Giuseppe Castaldo lo ha intervistato. […]

Pubblicato 9 anni fa

Le recenti vicende giudiziarie, alcune molto gravi, che hanno avuto grande eco anche sulla stampa, che hanno coinvolto numerosi avvocati agrigentini e la situazione del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Agrigento hanno fatto aprire un dibattito esclusivamente sui social network ed ha avuto nell’avvocato Salvatore Pennica uno dei maggiori propulsori.

Giuseppe Castaldo lo ha intervistato. Eco cosa viene fuori.

“Molte professioni possono farsi col cervello e non col cuore. Ma l’avvocato no. L’avvocato non può essere un puro logico, né un ironico scettico, l’avvocato deve essere prima di tutto un cuore: un altruista, uno che sappia comprendere gli altri uomini e farli vivere in sè, assumere su di sè i loro dolori e sentire come sue le loro ambasce.”

Avvocato, prendendo in prestito le parole di Calamandrei che Lei stesso ha citato in questi giorni, una domanda viene spontanea: gli avvocati di Agrigento hanno dimenticato di esercitare la professione “col cuore”?

“Dissento, esistono colleghi che ogni giorno lavorano con il cuore, il cervello e le palle. Ad Agrigento ci sono colleghi ai quali, in contesti difficili, è stata bruciata la macchina, altri pesantemente minacciati, per non avere ceduto alle lusinghe  della corruttela. Esistono giovani colleghi che hanno cuore ed aggiungo passione”.

Molti episodi giudiziari, recenti e meno recenti, hanno avuto per protagonisti suoi colleghi: indagini, processi e, più in generale, storie che di certo (a prescindere dall’epilogo) hanno indubbiamente “scalfito” l’immagine che si ha di un avvocato. Le chiedo se tutti questi episodi sono frutto di una casistica abbastanza elevata o, evidentemente, c’è un problema ben più profondo di società, del contesto in cui si vive, di un evidente incapacità di interagire con i clienti/cittadini. 

“E’ indubbio che in Italia sono meno i Calamandrei e più gli azzeccagarbugli.  Il sistema di accesso alla professione è facile, andrebbe introdotta la specializzazione obbligatoria, un esame ogni cinque anni di idoneità, l’accesso alla Cassazione per esame e non per anzianità. Il servizio con il cittadino soffre di una proposta professionale in cui a comandare sono i Pm, a disporre i giudici e spesso l’avvocato sta a guardare”.

Siamo nel 2013 e sul nostro giornale Lei faceva un intervento sull’inchiesta dell’Ente di formazione Ecap, mai banale come nel suo stile, in cui affermava: “All’interno del Consiglio dell’ordine degli avvocati esiste una questione morale che meriterebbe un pubblico dibattito tra gli avvocati. Ad Agrigento quando risultano indagati il presidente ed il segretario si dirama il comunicato stampa autoreferenziale di solidarietà agli stessi, quando è indagato un iscritto all’ordine o un semplice cittadino non si esprime stupore per il clamore mediatico né si affronta l’atro delicato tema della fuga di notizie. Viene voglia di dire la legge è uguale per tutti? A distanza di quasi 4 anni, Le chiedo cosa sia cambiato da allora? 

“I consigli dell’Ordine sono come i partiti, i sindacati, vi è un gruppo dirigente che si autotutela. Ad Agrigento il gruppo è organizzato, a distanza di 4 anni, il consigliere Salvago, la consigliera Marchese, il consigliere Gueli hanno lasciato in disaccordo il Consiglio, il dibattito interno è stato soffocato, i problemi del rapporto avvocati/magistratura non si affrontano”.

Prima di realizzare l’intervista ho osservato come sui social, anche grazie ad un suo input, si è creato un momento di intervento, condivisione e confronto che ha richiamato le attenzioni di molti suoi colleghi. Premettendo che la funzione dei social network è anche quella di creare momenti del genere ma non Le pare alquanto inusuale che la vostra categoria si sia confrontata più su Facebook, trovando anche spunti interessanti, che all’interno dell’Ordine degli Avvocati? 

“Facebook è la piazza virtuale impropria. Se vuoi dire la tua opinione non hai un luogo dove esprimere il disagio di una vita professionale dove sembra che i problemi non esistano. Da qui il dibattito su Facebook dal quale si mantengono lontani coloro i quali sono responsabili di avere diretto e gestito il ruolo dell’avvocato in società”.

Di che malattia soffre oggi l’Ordine? La sensazione che traspare all’esterno è che si sia toccato, forse, il punto più basso della categoria: nessun confronto, divisioni ma il tratto che personalmente dovrebbe più preoccuparci (perlomeno a me tanto) è l’omertà. Ha avvertito anche Lei questa stessa sensazione? 

“Più che omertà è una precisa strategia. Si tira a campare poi se la nostra professione è mortificata giornalmente, a fare le spese è l’utente; il quieto vivere favorisce i prescelti colleghi che facendo finta di non vedere la crisi di rappresentatività vengono nominati arbitri nei collegi, ricevono nomine e favori. Da qui l’ordine regna ad Agrigento; sovrano è il silenzio complice nel tollerare il mutismo imbarazzante dell’Ordine”.

Qualche settimana addietro, nel nostro settimanale, abbiamo condiviso un momento di riflessione sulla categoria degli avvocati che è stato pesantemente criticato. In sostanza affermavamo che ciò che ci stupisce è  la protervia, l’impudenza, l’arroganza, il disprezzo delle regole che proviene da coloro che, come pomposamente sostengono i rappresentanti degli organi forensi, dovrebbero essere i custodi della Legge, i paladini delle cause Giuste, i difensori dei deboli, i garanti della convivenza civile. come avviene la selezione delle toghe? Come viene controllata la deontologia professionale? Quante cause di incompatibilità vi sono e non vengono rilevate? Come si garantiscono i più giovani? Come vengono dati gli incarichi ed a chi da parte di enti pubblici? Cosa ne pensa?

“E’ una vexata quaestio. Gli ordini professionali hanno regole discutibili. Chi li controlla? Se ci fossero meccanismi di controllo la Magistratura avrebbe ridotto l’area di inquisizione sugli avvocati. Se non si interviene sulla normazione delle tariffe, per esempio sul previdenziale ci saranno altri casi di ingiustizia sociale”.

Entrando in profondità nel caso Arnone/Picone, senza però volerLe chiedere un giudizio sulla vicenda che è ancora in divenire, sono tre gli elementi di riflessioni che mi piacerebbe sviluppare con Lei: il silenzio dell’ordine, il silenzio delle associazioni per i disabili, il silenzio di quasi tutti i singoli avvocati. E torniamo alla domanda di prima. Avvocato perché questo silenzio che lascia pensare ad un contesto omertoso e non limpido?

“Lei noterà che in questa intervista non esprimo giudizi, non cito persone, evidenzio una esigenza di ricostruire un rapporto positivo tra l’avvocato che deve ritornare ad essere garante della libertà del cittadino, la utenza, la Procura della Repubblica e il Consiglio dell’Ordine. Il giorno in cui l’Ordine dovesse alimentare il dibattito si è consapevoli dell’imbarazzo delle indagini in corso, alcune sfociate in dibattimento. Dovrebbe emergere una nuova sensibilità con la cultura del dibattito esigere un confronto con magistrati, cancellieri, stemperare gli animi, mediare e rimettere al centro la credibilità degli ordini. Ad una condizione la mediazione non è sinonimo di compromesso ma di confronto e proposta. Alla fine chi partecipa deve essere consapevole dei problemi da affrontare”.

Il clamore mediatico suscitato dalla messa in onda del servizio delle Iene ha sì acceso i riflettori su, forse, un malcostume abbastanza diffuso ma, credo, che il servizio alla lunga consegnerà come protagonisti della storia non le presunte vittime di questo squallido teatrino, ovvero i disabili, ma i due avvocati che si stanno sfidando senza esclusione di colpi.

“I diversamente abili, i poveri, gli ultimi hanno sempre ragione. Dei colleghi non parlo. Da padre so che il fenomeno dei cosiddetti arretrati richiesti ai disabili è disdicevole ha origini antiche, se il Consiglio dell’Ordine non norma le tariffe gli illeciti verranno sanzionati dalla Procura”.

Da molto tempo, ormai, invoca un momento di riflessione con i suoi colleghi. Lei è considerato uno degli esponenti della categoria più “di peso”. Ha mai pensato di prendersi anche questa responsabilità e proporsi come guida della categoria? 

“Pago un prezzo giornaliero con le conventio ad excludendum per dire ciò che penso, se mi candidassi la maggioranza silenziosa mi aspetterebbe al varco. Penso di dare un contributo al dibattito. Spero di leggere una risposta”.  

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