Blitz “Kerkent”, quegli incontri al cimitero tra Massimino e Lombardozzi

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Agrigento

Blitz “Kerkent”, quegli incontri al cimitero tra Massimino e Lombardozzi

di Redazione
Pubblicato il Mar 4, 2019
Blitz “Kerkent”, quegli incontri al cimitero tra Massimino e Lombardozzi

Dalle carte del blitz di Agrigento, disposto nella notte dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo denominato “Kerkent”  emergono significativi particolari che narrano della osservanza mafiosa di rituali e gerarchie.

E’ il caso degli incontri riservati nel cimitero di Agrigento tra l’odierno arrestato, Antonino Massimino oggi ritenuto il boss della famiglia mafiosa della Città dei templi ed il suo predecessore, quel Cesare Calogero Lombardozzi morti nel 2017 e depositario dei segreti inconfessabili della mafia agrigentina degli ultimi 40 anni.

Scrivono giudici ed investigatori: “In ultimo, deve evidenziarsi che proprio dalla viva voce di Antonio Massimino si potevano apprendere alcuni elementi di importanza decisiva con riguardo ai suoi rapporti su questioni dichiara natura mafiosa con “Lillo” Lombardozzi, che peraltro il Massimino confidava di avere incontrato periodicamente con modalità assolutamente riservate (in una cappella cimiteriale) per discutere di vicende funzionali per le dinamiche associative: Intercettazione ambientale tra Giuseppe Messina, e Antonio Massimino. Nel corso della stessa conversazione il Massimino ha dato conto dei suoi quotidiani incontri con il Lombardozzi presso un cimitero di Agrigento, così esprimendosi: Massimino: io tutte le mattine andavo al cimitero … inc… siccome c’è stato il fatto che io con mio fratello Totò buonanima, non sono stato presente… me ne sono andato al cimitero per stare tranquillo, e nel mentre mi vedevo con chi mi dovevo vedere io inc.. io so la tomba dove devo andarlo a trovare, entriamo .. .me… e quello adesso mi ha detto: . . .me…, adesso ci sono andato di nuovo al cimitero e mi ha detto “ io so… che c’è quella cosa che sta andando di nuovo avanti, si era fermata vero è… ma perché si è fermata? Perché lui non c’era più perché era in Spagna” quello sa le mosse… inc.. “perché io lo so perché tu non lo fai fermare.. ma stai cercando di prendere tempo” dice “per farglielo capire” dice “ed io lo so pure” quello me lo dice in faccia… ”non perché tu non sai fermare a lui”…

È appena il caso di rilevare che la conversazione appena riportata  rivela senza ombra di dubbio il rigoroso ossequio alle regole ed alla gerarchia mafiosa di Antonio Massimino, il quale mostra di tenere in grande considerazione le direttive dell’anziano “Lillo” Lombardozzi, come detto storico esponente di vertice dell’intera provincia mafiosa agrigentina.

In particolare, Antonio Massimino si è così espresso: “..io ad Alessio gli avevo detto: non gli dare più niente perché a me mi ha chiamato Lombardozzi. . . quello mi ha chiamato a me e mi ha detto “Antò o  lo fermi… oppure io fermo a lui…».


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