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Corruzione, imprenditore favarese si avvale della facoltà di non rispondere 

L’imprenditore favarese, coinvolti negli scorsi giorni anche nell’inchiesta sulla Mosella, è accusato di aver pagato tangenti per 45 mila euro per ottenere alcuni appalti pubblici

Pubblicato 15 minuti fa

Ha scelto la via del silenzio Diego “Dino” Caramazza, 45 anni, di Favara, comparso questa mattina davanti il gip del tribunale di Caltanissetta Lorena Santacroce per l’interrogatorio preventivo. L’imprenditore, difeso dall’avvocato Giuseppe Barba, è accusato di corruzione e nei suoi confronti la Procura guidata da Salvatore De Luca ha chiesto l’applicazione della custodia cautelare in carcere. Sarà il giudice per le indagini preliminari a decidere nei prossimi giorni se accogliere, o meno, tale richiesta. La difesa, tuttavia, ha presentato una corposa memoria scritta contestando e respingendo le contestazioni mosse dai pm nisseni.

Oltre a Caramazza sono comparsi davanti al giudice anche l’ormai ex sindaco di Sommatino Totò Letizia, il dirigente comunale Roberto Alotta, 53 anni, (custodia in carcere), il tecnico Calogero Vendra, 62 anni. I pm hanno chiesto la custodia in carcere per tutti ad esclusione di Vandra per il quale, invece, la procura chiede i domiciliari. Ieri (giovedì ndr) è stata la volta degli ormai ex (si sono dimessi dopo l’inchiesta) vicesindaco di Sommatino Mariangela Castellano, 38 anni, e assessore Jean Pierre Rumeo, 58 anni, e degli imprenditori Luigi Pulci, 59 anni e Lorenzo Pulci, 62 anni. Per i primi tre la procura ha chiesto i domiciliari mentre per Lorenzo Pulci la misura interdittiva del divieto di contrarre con la Pubblica amministrazione. L’inchiesta ipotizza un giro di corruzione e tangenti al Comune di Sommatino. L’imprenditore favarese Caramazza, raggiunto negli scorsi da un altro avviso di garanzia legato all’appalto per i lavori alla Mosella di Agrigento, è accusato di aver pagato una tangente di 45 mila euro per l’affidamento diretto dei lavori della villa Garibaldi di Sommatino, per la perizia di variante e la promessa di ottenere anche i lavori del cimitero comunale.

Nella stessa inchiesta risulta indagata anche Federica Caramazza, proprietaria della Edilroad srl, nei confronti della quale però non è stata chiesta alcuna misura cautelare. I pm nisseni ipotizzano un giro di tangenti per “pilotare” gli appalti pubblici. Nella vicenda che interessa l’imprenditore Caramazza sono coinvolti anche il sindaco Salvatore Letizia, il responsabile dell’area tecnica del Comune, Roberto Alotta, e il Rup Calogero Vendra. I primi due rischiano di finire in carcere mentre il terzo ai domiciliari. Per la Procura di Caltanissetta l’imprenditore favarese avrebbe pagato una mazzetta di 45 mila (15 mila euro a testa ndr) a sindaco, dirigente e funzionario in cambio dell’affidamento diretto (avvenuto l’8 maggio 2025 ndr) dei lavori relativi alla recinzione dei marciapiedi, della sistemazione dei muretti, dei pilastri e dei vialetti della Villa Garibaldi. L’importo complessivo dell’appalto era di 94.449 euro ai quali si sono aggiunti ulteriori 61.208 euro e, ancora, 30 mila euro con la perizia di variante. Sindaco, dirigente e Rup – secondo l’ipotesi degli inquirenti – avrebbero mantenuto appositamente separati i due appalti relativi alla Villa Garibaldi nonostante si trattasse di lavori che, in forza di canoni di efficacia dell’azione amministrativa, dovevano essere affidati con un unico appalto in modo da restare al di sotto la somma di 150 mila euro. L’accordo corruttivo, secondo quanto sostiene la Procura di Caltanissetta, prevedeva anche la promessa di affidare al Caramazza anche i lavori per sistemare loculi e servizi igienici del cimitero comunale. 

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