Agrigento

L’appalto “truccato” alla Mosella, accertamenti su cellulari e computer sequestrati agli indagati 

La Procura di Agrigento “scava” nei cellulari e nei computer sequestrati durante le perquisizioni ai 9 indagati coinvolti nell’inchiesta sull’appalto della Mosella

Pubblicato 18 minuti fa

La Procura di Agrigento ha disposto degli accertamenti irripetibili su cellulari, dispositivi elettronici e computer sequestrati negli scorsi giorni a margine di una perquisizione a carico di nove indagati coinvolti, a vario titolo, nell’inchiesta sull’appalto milionario della Mosella. Ad occuparsi delle operazioni saranno il perito informatico Rocco Alex Asciutto e l’ingegnere Manolo Belmonte ai quali il procuratore capo Giovanni Di Leo ed il sostituto Annalisa Failla conferiranno l’incarico nella giornata di lunedì. 

La vicenda è quella legata all’appalto di oltre tre milioni di euro dei lavori per la manutenzione straordinaria della strada Mosella, importante arteria che collega la SS640 alla SS115. I poliziotti della Squadra mobile di Agrigento, guidati dal vicequestore Vincenzo Perta, hanno eseguito delle perquisizioni all’alba di lunedì sequestrando cellulari e computer. Nove le persone raggiunte da decreto di perquisizione e contestuale avviso di garanzia: tre imprenditori, due funzionari comunali, due professionisti e due dipendenti di imprese utilizzati come “prestanome” per una nuova società creata ad hoc. Si tratta degli imprenditori favaresi (tutti difesi dall’avvocato Giuseppe Barba) Antonino Milioti, 46 anni, Dino Caramazza, 45 anni, Federica Caramazza, 37 anni; Calogero Valenti, 50 anni, anche lui di Favara, dipendente dell’impresa di Caramazza (difeso dall’avvocato Silvana Calà). Tra gli indagati ci sono anche due funzionari del Comune di Agrigento: l’architetto Gaspare Triassi, 63 anni (difeso dall’avvocato Giuseppe Scozzari), e Vincenzo Galletto, 66 anni (difeso dall’avvocato Stefano Catuara). Infine nella lista compaiono anche l’ingegnere Salvatore Castaldo, 51 anni (difeso dall’avvocato Angelo Farruggia), l’architetto Alessandro Rizzo, 43 anni (difeso dall’avvocato Davide Casà), e Giovanna Palillo, 30 anni, dipendente dell’imprenditore Milioti ma titolare a sua volta di un’altra impresa (difesa dagli avvocati Giuseppe Barba e Daniela Principato).  

Al centro dell’inchiesta, come detto, c’è l’appalto di 3.2 milioni di euro per la manutenzione straordinaria della strada Mosella. L’appalto è stato aggiudicato dalla Andiva srl, una società che per i pm agrigentini sarebbe stata costituita ad hoc dagli imprenditori favaresi e intestata a due prestanome (Palillo e Valenti ndr). La Andiva ha partecipato alla gara d’appalto insieme ad altre due imprese – la EdilRoad dei Caramazza e la Cargroup di Milioti – aggiudicandosi i lavori lo scorso 16 febbraio. Per gli inquirenti dietro la Andiva ci sono i Caramazza e Milioti che, intestando la nuova società a dei prestanome, avrebbero ottenuto la gara sotto fittizia identità al fine di eludere indagini in materia di normativa antimafia ed eventuali misure di prevenzione. Il reato di turbata libertà degli incanti viene contestato a Milioti, Dino e Federica Caramazza, Calogero Valenti, Giovanna Palillo (a questi anche il reato di trasferimento fraudolento di beni ndr) e al funzionario comunale Gaspare Triassi. A quest’ultimo, insieme al collega Vincenzo Galletti, viene mossa anche l’accusa di truffa aggravata per le erogazioni pubbliche. Secondo i pm, infatti, avrebbero “alterato”dolosamente il computo metrico relativo alla bitumazione della strada per oltre 400 mila euro inducendo così in errore la stazione appaltante (vale a dire il Comune di Agrigento ndr) e ottenere vantaggi di natura economica per sé e altri. All’ingegnere Salvatore Castaldo, incaricato dalle imprese quale direttore dei lavori, e all’architetto e cognato Alessandro Rizzo viene contestato il reato di induzione indebita a dare o promettere denaro o utilità. Per la Procura di Agrigento il primo, nonostante sapesse delle “irregolarità” della Andiva dietro alla quale ci sarebbero stati i Caramazza e Milioti, avrebbe appositamente ritardato gli ordini di servizio e le lavorazioni necessarie in cambio di una consulenza di oltre 100 mila euro in favore del cognato Rizzo. 

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