Due donne morte nell’esplosione al mercato, al via processo di appello
L’esplosione, provocata da una bombola della rosticceria ambulante di un commerciante agrigentino, provocò la morte di due donne e 13 feriti
Al via il prossimo settembre il processo di appello per la micidiale esplosione al mercatino di Gela, avvenuta nel 2019, in cui persero la vita due donne e rimasero ferite altre tredici persone. In primo grado un ambulante agrigentino, Claudio Catanese, commerciante originario di Grotte, venne condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione. Il giudice Miriam D’Amore, nel precedente giudizio, condannò anche la società Sicilpetroli al pagamento di 840 mila euro e al risarcimento delle parti civili costituitesi. Catanese, che gestiva un furgone adibito a rosticceria, è accusato di omicidio colposo, incendio, lesioni colpose e alcune violazioni amministrative.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, dunque, la micidiale deflagrazione sarebbe partita proprio dal furgoncino del commerciante agrigentino e, in particolare, da una bombola che Catanese (difeso dagli avvocati Salvatore Pennica e Dalila Principato) utilizzava nella rivendita. Per il pubblico ministero, infatti, non soltanto ci sarebbe stato un eccessivo riempimento e un miscelamento tra gpl per trazione e gpl per uso domestico ma la bombola sarebbe stata esposta a lungo sotto il sole facendone aumentare la pressione. L’esplosione provocò la morte di due donne – Tiziana Nicastro e Giuseppa Scilio – e altre tredici persone rimasero ferite. I familiari delle vittime, così come i feriti, si sono costituiti parte civile. Il commerciante agrigentino, infatti, si sarebbe rifornito nell’impianto gestito dall’azienda di carburante. Tra gli avvocati di parte civile Flavio Sinatra, Ivan Bellanti, Davide Limoncello, Enrico Aliotta, Salvo Macrì, Riccardo Balsamo, Joseph Donegani, Rosario Giordano, Tommaso Vespo, Giada Scerra e Luigi Cinquerrui.




