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“Estorsioni mafiose a Licata”, riparte il processo ad Angelo Stracuzzi 

La posizione dell’imprenditore era stata stralciata durante la sua latitanza ma adesso è stata riunificata a quelle degli altri due imputati. Negli scorsi mesi gli sono stati sequestrati beni per 15 milioni di euro

Pubblicato 4 ore fa

È ripreso questa mattina, davanti i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Agrigento, il processo a carico di tre persone coinvolte in una delicata inchiesta che ipotizza un giro di estorsioni mafiose compiute tra Licata e Agrigento. Il personaggio principale dell’intera attività investigativa è indubbiamente Angelo Stracuzzi, imprenditore licatese. La sua posizione, oggi riunificata con quelle degli altri imputati, era stata originariamente stralciata in seguito al suo periodo di latitanza interrotto poi dalla Guardia di Finanza che lo catturò ad Hammamet, in Tunisia. 

Oggi Stracuzzi è sottoposto alla misura del divieto di dimora in Sicilia. Nell’aprile scorso all’imprenditore vennero sequestrati beni per un valore di 15 milioni di euro tra proprietà immobiliari sparse in provincia, rapporti bancari e oltre 30 tra autovetture e veicoli commerciali.  A processo, insieme a lui, ci sono anche Rita Nogara, 53 anni, di Licata, ritenuta la prestanome del marito, e Giuseppe Pullara, 77 anni, imprenditore di Favara. Quest’ultimo ha comunicato di aver cambiato difensori e, per questo motivo, l’udienza è stata rinviata al prossimo 9 dicembre. In quella giornata saranno sentiti il perito che si è occupato di trascrivere le intercettazioni e un ufficiale della Guardia di Finanza. L’inchiesta ruota attorno alla figura di Angelo Stracuzzi il quale – secondo l’atto di accusa della Direzione distrettuale antimafia di Palermo – sarebbe il protagonista di una serie di giravolte finanziarie – con lo scopo di sottrarsi da eventuali provvedimenti di sequestro – nonché di estorsioni e turbata libertà degli incanti al fine di agevolare la Stidda agrigentina. 

A Stracuzzi vengono contestate due estorsioni: la prima in concorso con l’imprenditore Pullara nei confronti di una ditta che si occupa di rifiuti; la seconda, questa volta in concorso con lo stiddaro Giuseppe Chiazza, Giuseppe Manazza e Rosario Patti (giudicati separatamente), relativa ad alcuni terreni in contrada Mola Cotugno a Licata. Sempre a Stracuzzi, questa volta in concorso con la moglie Rita Giovanna Nogara, viene poi contestato il reato di trasferimento fraudolento di valori. In particolare, secondo gli inquirenti, avrebbe usato la coniuge come prestanome per evitare (senza successo) di farsi sequestrare beni a lui riconducibili.

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