Iacolino si difende: “Millanterie”. Il boss intercettato sulla tangente: “Non lo fa questo discorso..”
La difesa di Iacolino definisce “millanterie” le accuse e fa riferimento ad una intercettazione del boss Vetro che, parlando di una tangente, dice: “Lui questo discorso non lo fa..”
La linea difensiva di Salvatore Iacolino, finito al centro di un’inchiesta con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione, è chiara e adesso viene ribadita con una nota diffusa dai suoi legali, gli avvocati Giuseppe Di Peri e Arnaldo Faro: “Il dott. Iacolino ignorava del tutto i precedenti giudiziari di Carmelo Vetro (condannato a 9 anni per mafia nonché figlio del boss ergastolano Giuseppe Vetro ndr) e i presunti finanziamenti alle campagne elettorali costituiscono pura millanteria”.
La difesa, dunque, passa all’attacco svolgendo – si legge nel comunicato – “ogni attività utile ad accertare e dimostrare la totale estraneità rispetto alle infamanti ed ingiuste contestazioni che gli sono state formulate”. Gli avvocati vanno oltre e commentano anche alcune delle informative della Dia depositate agli atti nella giornata di ieri in cui – si legge nella nota stampa – “fanno emergere elementi sicuramente a favore del nostro assistito ed assolutamente distonici rispetto alla costruzione accusatoria.”
La difesa si riferisce, evidentemente, ad una intercettazione in particolare. È il 16 ottobre 2025 e il boss Carmelo Vetro parla con l’imprenditore messinese Aveni. Quest’ultimo aveva a cuore l’accreditamento di una sua società, impegnata nel terzo settore, all’Asp di Messina. E si diceva “disposto a qualsiasi cosa”. Il qualsiasi cosa, secondo la ricostruzione di inquirenti e investigatori, era la possibilità di arrivare anche a pagare una tangente di 20 mila euro. Vetro si era attivato con Iacolino per risolvere la questione ma, con riferimento proprio alla presunta mazzetta che l’imprenditore Aveni sarebbe stato disposto a pagare, gli dice: “Lui con me questo discorso non lo fa..perchè non si vende con noi per questa.. io lo faccio.. poi magari chiede delle cose dico va..da quel punto di vista no.. non ci sono promesse..la fa la cosa è uno di parola e la fa..a prescindere”.
Per i difensori di Iacolino questo sarebbe uno dei passaggi che dimostrerebbero la natura di incorruttibile del super manager. È chiaro che la “partita” è appena cominciata con la procura di Palermo che ribadisce le accuse nei confronti dell’ex direttore generale del Policlinico di Messina: per gli inquirenti, infatti, sarebbe stato lui ad aprire diversi canali istituzionali al boss Carmelo Vetro – arrivando a metterlo in contatto finanche con il vicepresidente della commissione antimafia Bernadette Grasso e con il capo della protezione civile, Salvo Cocina. Nel mirino dei magistrati anche alcune campagne elettorali del passato. Il riferimento degli inquirenti, in particolare, è ad un’altra intercettazione del boss Vetro che il 22 ottobre 2025 – parlando con Aveni – disse: “La campagna elettorale l’ha avuta finanziata.. lui e Tamajo pure quindi..intanto lo deve fare..poi se questo favore ce lo fa.. poi si vede.. però a me interessa che deve fare quello che gli chiediamo”.
Gli avvocati di Iacolino, nel comunicato stampa diffuso questo pomeriggio, ribadiscono che le accuse sui finanziamenti “costituiscono pura millanteria” e aggiungono che “la gogna mediatica alla quale viene continuamente sottoposto il nostro assistito, con ricostruzioni frammentarie e incomplete, dopo 37 anni e mezzo di una onesta, diligente e prestigiosa storia personale nella Pubblica Amministrazione, sembrano orientate ad una inaccettabile anticipata condanna dell’uomo e del professionista, che difenderà la propria onorabilità e quella della propria famiglia, con ogni mezzo consentito dall’ordinamento, nelle sedi opportune.”




