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Il delitto di Patrizia Russo, fissato il processo di appello 

L’omicidio si consuma in un appartamento di Solero, nell’Alessandrino, la notte del 16 ottobre 2024

Pubblicato 2 ore fa

Il processo per il delitto di Patrizia Russo, insegnante agrigentina uccisa a coltellate dal marito, approda in aula per il secondo grado di giudizio. Si celebrerà il prossimo 20 maggio davanti la Corte di assise di appello di Torino. Sul banco degli imputati siede Giovanni Salamone, 62 anni, condannato in primo grado all’ergastolo. L’omicidio si consuma in un appartamento di Solero, nell’Alessandrino, la notte del 16 ottobre 2024. Il marito accoltella l’insegnante mentre dormiva. Poi la chiamata ai carabinieri: “Ho fatto una sciocchezza”. Il movente del delitto, secondo quanto ricostruito nella sentenza di primo grado, sarebbe di natura economica.

E, in particolare, nel rifiuto della donna di consegnare immediatamente 250 euro che il coniuge avrebbe dovuto utilizzare per ripianare uno scoperto sul proprio conto corrente. La procura aveva chiesto per l’imputato l’applicazione di una pena di 21 anni di reclusione con il riconoscimento delle attenuanti. I giudici, invece, hanno inflitto il carcere a vita all’agrigentino. Salamone è difeso dall’avvocato Salvatore Pennica. I familiari della vittima sono rappresentati dagli avvocati Maria Luisa Butticè e Annamaria Tortorici. 

I protagonisti di questo dramma sono volti noti ad AgrigentoGiovanni Salamone, agricoltore e commerciante di prodotti della terra con la passione per l’ambiente. Da anni era uno degli attivisti, impegnato sul fronte di Punta Bianca, dell’associazione ambientalista Mareamico. Nel 2020 aveva anche tentato la carriera politica, candidandosi al Consiglio comunale senza successo. Patrizia Russo, 53 anni, stimata insegnate di sostegno. In molti la ricordano per le sue esperienze prima alla scuola media “Castagnolo” di Agrigento e poi all’istituto “Andrea Camilleri” di Favara. Amava il suo lavoro, sorridente, sempre disponibile. Una famiglia come tante che ha vissuto momenti felici e di sconforto, alti e bassi che contraddistinguono la quotidianità di vita delle persone ma mai – almeno fino a quel drammatico 16 ottobre 2024 – un segnale che potesse lasciar presagire un epilogo così tragico

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