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L’addio a Gabriele Vaccaro, lo striscione e le maglie con il numero due: “Il tuo sorriso vivrà in eterno” 

Migliaia di persone ai funerali di Gabriele Vaccaro. Gli amici con la maglia numero 2 che indossava da calciatore, palloncini bianchi e azzurri all’uscita del feretro. Il monito dell’Arcivescovo: “Restiamo umani”

Pubblicato 1 ora fa



Gabriele è tornato a casa. Migliaia di persone hanno partecipato questo pomeriggio ai funerali del venticinquenne di Favara ucciso con una coltellata lo scorso fine settimana a Pavia. Davanti la chiesa uno striscione: “Il tuo sorriso vivrà in eterno”.  Un muro di persone ha affollato sia la Chiesa Madre che l’intera piazza antistante. Rabbia, commozione e lacrime. Gli amici di Gabriele hanno atteso il feretro indossando la maglia numero 2, il numero che ha sempre accompagnato il giovane durante la sua carriera nel calcio dilettantistico.

Alle esequie, celebrate dall’Arcivescovo Alessandro Damiano, erano presenti diversi sindaci della provincia di Agrigento ma anche il primo cittadino di Pavia, Michele Lissia. Il vescovo, durante l’omelia, ha esortato la comunità a “restare umani” nonostante un episodio di “violenza gratuita” e l’esigenza di “offrire proposte di vita contro l’immersione in una vita irreale che fa perdere il gusto e l’amore vero alla vita”.

Toccante, infine, il ricordo della fidanzata di Gabriele, Roberta, che ha voluto leggere una lettera in memoria del giovane scomparso: “Non ti scrivo una lettera ma di arrivederci. Oggi mi sento vuota, ma ho i tuoi amici, la tua famiglia, la tua gemellina. In questi giorni sei stato proprio tu a darmi la forza di restare accanto alla tua famiglia. Proverò a prendermi cura di loro, proprio come avresti fatto tu. Lo sai, io non sono così forte, ma se ci sono riuscita è stato solo perché tu mi hai tenuto la mano. 
So che continuerai a guidarmi. Fai buon viaggio, amore nostro so che anche da lassù continuerai a essere la persona meravigliosa che sei, portando il tuo sorriso a tutti, ti amerò e ti ameremo fino al nostro ultimo respiro”.

All’uscita del feretro, davanti migliaia di persone, un lungo applauso, e dei palloncini bianchi e azzurri sono volati in cielo come l’anima di Gabriele.

L’OMELIA DELL’ARCIVESCOVO DI AGRIGENTI: “VI ESORTO A RESTARE UMANI” 

“Una lacerazione profonda, una voragine di delusione giunta alle soglie della disperazione, un insostenibile senso di smarrimento di fronte al dramma di una morte assurda. Anche noi non riusciamo a dire altro di fronte alla vicenda di Gabriele, ma non possiamo non dirlo e sentiamo tutto il bisogno di gridarlo: “Resta con noi perché si fa sera”. Si fa sera quando la vita di un giovane è ancora tutta da vivere, il prezzo di una bravata finita in tragedia, si fa sera quando la sua famiglia che ha già dovuto sostenere il peso della sua lontananza si ritrova inspiegabilmente costretta a rinunciarci per sempre, si fa sera quando un’intera città, la nostra, già duramente provata da altre tragedie deve confrontarsi con l’ennesima morte che si poteva evitare, si fa sera quando un’altra città che accoglie i figli di altre terre per aiutarli a inseguire i loro sogni diventa scenario di inammissibili guerre tra fratelli, i quali all’improvviso smettono di esserlo e diventano alcuni prede e altri predatori, si fa sera quando insieme al fratello che provoca il fratello fino ad ucciderlo senza neppure rendersi conto della irrazionalità delle sue pretese della gravità dei suoi atti e l’umanità stessa a morire e a dover dichiarare un’altra inutile sconfitta. Tutti corriamo il rischio di fuggire dalla realtà ritenendola scomoda e pensando di potersi dirigere altrove. Se Gerusalemme è il luogo della responsabilità e del coraggio dove si arriva per compiere il proprio cammino e adempiere la propria missione fino al punto di dare la vita un ipotetico villaggio distante da Gerusalemme può rappresentare innanzitutto la pretesa di poterla conservare la vita o addirittura di poterla prendere fino al punto di toglierla pur rappresentare l’utopia di una realtà alternativa costruita a propria misura, dove si pensa solo a se stessi e dove a poco a poco si diventa sempre più autoreferenziali, egoisti e narcisisti fino a sminuire e calpestare il valore degli altri. Non è un’accusa la mia ma una preoccupazione seria e sofferta, la stessa che monsignor Corrado Sanguinetti, vescovo di Pavia, ha espresso nel suo messaggio per la morte di Gabriele, dichiarando che questo nuovo episodio di violenza gratuita e assurda oltre a suscitare dolore e turbamento, questa domande drammatiche sul vuoto che abita il cuore di non pochi adolescenti e giovani sulla disumana ferocia che esplode spesso in un contesto di relazioni violente di possesso vissuto e coltivate in un clima di eccitazione e alla ricerca di sempre nuove emozioni perdendo il senso della realtà e qualsiasi capacità di empatia. Come possiamo continuare a sperare se ci sentiamo sconfitti e annientati, come possiamo continuare a fare spazio alla gioia se siamo affranti dal dolore. In ogni caso, è un passaggio obbligato per poter tornare a Gerusalemme con una consapevolezza diversa che ci riconcili con noi stessi con gli altri e con Dio, con le ferite della nostra memoria, le incertezze del nostro futuro, la precarietà del nostro presente. In un modo o nell’altro il tempo che serve che basta perché si faccia sera e perché ogni sera diventi il preludio di un giorno nuovo da vivere con una responsabilità più matura illuminata dal senso della vita sostenuta dall’audacia della speranza aperta alla sfida della gioia è questa la resurrezione che oggi celebriamo e invochiamo. E mentre nella nostra sera continuiamo a chiedere al signore di restare con noi, lui il risorto ci risponde mettendoci davanti la promessa di un cielo nuovo e una terra nuova e dicendoci ancora una volta ecco io faccio nuove tutte le cose Professando la nostra fede nella risurrezione vogliamo credere che Dio ha già fatto una cosa nuova con Gabriele donandogli la vita eterna nel momento stesso in cui gli è stata rubata la vita terrena. Vogliamo credere che vuole fare una cosa nuova con ciascuno di noi, liberandoci dalla rassegnazione all’odio alla violenza alla sete di vendetta e aiutandoci a imparare dagli errori nostri e degli altri per ritrovare la strada del bene della verità e della giustizia. Condivido e rilancio ancora l’esigenza espressa dal vescovo di Pavia. L’esigenza di educazione, l’esigenza di adulti, di famiglie, di comunità, che possono offrire proposte di vita e di significato contro l’immersione in una vita irreale che fa perdere il gusto e l’amore vero alla vita alle persone alla realtà. Esorto tutti a restare umani e a crescere sempre più in umanità, non limitandoci ad aumentare i sistemi di controllo o esasperare esemplarità delle pene, ma investendo nella formazione e nell’accompagnamento delle coscienze attraverso la testimonianza di vita nuova che il signore risorto ci annuncia ci comunica ci mostra e  si svela il senso delle scritture e apre i nostri occhi perché possiamo riconoscerlo e ci restituisca la fiducia e la responsabilità per costruire spazi di accoglienza sincera di fraternità autentica di pace duratura.”

LE PAROLE DEL SINDACO DI FAVARA: “SARÀ DIFFICILE MA LA NOSTRA COMUNITÀ SI RIALZERÀ”

“Favara ha scoperto un’altra splendida comunità che è quella di Pavia. L’affetto, l’amore, la solidarietà che abbiamo trovato negli scorsi giorni in questa città durante la fiaccolata. La disponibilità del sindaco Michele Lissia. La nostra comunità ha saputo stringersi anche a Pavia. Centinaia di nostri concittadini hanno voluto dimostrare affetto e vicinanza, tantissimi si sono messi a disposizione della famiglia di Gabriele. E non è un caso che oggi ci siano tanti sindaci della provincia di Agrigento perchè in quella fiaccolata c’era anche la comunità agrigentina. Mi ha emozionato tantissimo camminare in mezzo la città con il sindaco di Pavia, vedere lo sguardo di tutte quelle persone. Alla fine della fiaccolata non sono più stato in grado di riconoscere i volti conosciuti da quelli sconosciuti, tutti avevano lo stesso sguardo. La nostra comunità è stata colpita, non dobbiamo dimenticare che c’è un altro agrigentino ancora in ospedale. Dobbiamo essere vicini. Sarà difficile, sarà lunga ma come abbiamo sempre dimostrare di sapere fare ci rialzeremo e ripartiremo. Chiediamo solo Giustizia e non Vendetta”.

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