Le tangenti nel pendolo, almeno 4 consegne di soldi: ecco perchè Armao finisce ai domiciliari
Le videocamere avevano immortalato Gaetano Armao mentre nascondeva le presunte mazzette all'interno di un orologio a pendolo
Le videocamere della Squadra Mobile di Palermo avevano immortalato l’avvocato e docente universitario Gaetano Armao mentre nascondeva le presunte mazzette all’interno di un orologio a pendolo nel suo studio privato. L’ex vicepresidente della Regione ha sempre respinto le accuse. Alla fine e’ arrivata la decisione della gip: arresti domiciliari per Gaetano Armao, ex presidente della Cts della Regione siciliana, e per l’avvocato Pierluigi Matta, accusati del reato di corruzione. La giudice per le indagini preliminari Giuseppa Zampino ha emesso l’ordinanza dopo gli interrogatori preventivi svolti il 13 e il 14 ottobre scorsi. I pm di Palermo – La procura di Palermo aveva chiesto per entrambi la custodia cautelare in carcere. Per Matta – che nel frattempo aveva compiuto 70 anni – il pm, nel corso dell’interrogatorio preventivo, aveva poi modificato la richiesta con gli arresti domiciliari. Il legale e’ accusato di avere fatto da trait d’union tra gli imprenditori e l’ex presidente della Cts al quale avrebbe girato le mazzette raccolte sotto forma di consulenze ritenute fittizie. Secondo le indagini della procura di Palermo – coordinate dal procuratore capo Maurizio de Lucia, dall’aggiunto Francesca Mazzocco e i sostituti Zoppi, Faletra e Macaluso – Armao avrebbe intascato mazzette in cambio di favori nell’ambito dei suoi incarichi di presidente della Commissione tecnico specialistica per i parei ambientali della Regione siciliana, fino all’agosto scorso esperto giuridico del presidente della Regione siciliana. Secondo le contestazioni il sistema di corruzione era basato su “aiuti” che Armao avrebbe dato ad aziende impegnate nella produzione di energie alternative, sia come presidente della Cts, commissione tecnica specialistica della Regione, sia come ex esponente politico munito di solidi agganci negli uffici regionali. Un appoggio sarebbe stato dato anche a societa’ specializzate nelle cure palliative, che temevano l’allargamento dei sostegni regionali anche ad altre realta’ impegnate nello stesso campo.
Il 13 ottobre, presentandosi di buon ora al palazzo di giustizia per l’interrogatorio preventivo davanti alla gip, l’avvocato Gaetano Armao sorrideva ai cronisti: “Le cose non stanno come dice la procura”, aveva detto. Poi una lunga mattinata in attesa, passeggiando con i suoi legali, Giovanni Rizzuti e Valerio Galassetti. L’avvocato amministrativista ed ex presidente della Cts infatti era stato l’ultimo a essere sentito dalla giudice. Ai cronisti che lo avevano avvicinato aveva spiegato che aveva “amministrato e gestito centinaia di miliardi”, subendo anche diversi procedimenti “da cui non e’ mai risultato alcunche'”. Sui soldi nascosti nell’orologio a pendolo Armao spiego’ che “quello e’ un posto di famiglia, lo utilizzava anche mio padre. E tutti sapevano che era cosi'”. Di fronte alla gip alla fine, Gaetano Armao si e’ avvalso della facolta’ di non rispondere. Ma – avevano spiegato i legali al termine dell’udienza – ha comunque reso dichiarazioni spontanee e la difesa ha presentato una corposa memoria. Armao avrebbe sostenuto che, “non si trattava di mazzette, tra lui e Pierluigi Matta, ma prestiti e comunque erano soldi che erano dovuti per prestazioni professionali”. La difesa ha contestato l’esistenza di esigenze cautelari e dei gravi indizi di colpevolezza, mettendo in dubbio l’utilizzabilita’ e la fedelta’ alla realta’ di alcune intercettazioni. I fatti contestati dalla procura di Palermo – gli episodi in cui si sarebbe consumata la corruzione con il pagamento di mazzette – sarebbero avvenuti tra luglio 2025 e febbraio 2026. Ma c’e’ anche un capo di imputazione che riguarda la sanita’ e che vede coinvolto sempre Armao, stavolta nel suo ruolo di “esperto nominato dal presidente della Regione siciliana” e in concorso morale con Pierluigi Matta, incaricato dell’interlocuzione con Luigi Zancla, presidente di Samo Onlus, per il quale la gip ha disposto i domiciliari, per “avere richiesto e ottenuto il pagamento di 6 mila euro”. Il pagamento con bonifico bancario – sempre secondo l’accusa – serviva per omettere o per avere omesso atti d’ufficio e per compiere o avere compiuto atti contrari ai doveri d’ufficio. A questo proposito Armao convoco’ anche l’ex dg del Dasoe (Dipartimento di pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute) Salvatore Iacolino, “affinche’ non si desse corso agli atti esecutivi del decreto dell’assessore alla Sanita’ in tema di ampliamento degli accreditamenti”. In questo ambito anche l’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, il 5 ottobre scorso e’ stato sentito dai pubblici ministeri come persona informata dei fatti.





