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L’inchiesta sull’onorevole Riccardo Gallo, accertamenti su telefoni e pc sequestrati ai 12 indagati 

La Procura di Caltanissetta dispone accertamenti sui dispositivi sequestrati ai 12 indagati durante le perquisizioni nell’inchiesta “Corte dei Miracoli”. In 8 rischiano di essere arrestati

Pubblicato 53 minuti fa

La Procura di Caltanissetta ha disposto degli accertamenti tecnici irripetibili sul contenuto dei cellulari e computer sequestrati ai dodici indagati nell’inchiesta sul Cefpas, l’indagine che ipotizza un giro di corruzione attraverso l’assegnazione di nomine, incarichi e appalti ad amici. I pm Chiara Benfante, Vera Giordano e Piera Anzalone hanno conferito ad un consulente tecnico il cui compito sarà quello di estrapolare il materiale dai dispositivi degli indagati ritenuto di interesse investigativo. Sono 12 le persone raggiunte da avviso di garanzia e per 8 di loro la Procura di Caltanissetta, guidata da Salvatore De Luca, ha chiesto l’applicazione di misure cautelari. A decidere se disporle o meno sarà il gip Santi Bologna. Il personaggio principale dell’inchiesta – denominata “Corte dei miracoli” – è certamente il deputato agrigentino Riccardo Gallo. Per l’onorevole, difeso dagli avvocati Lillo Fiorello e Luigi Troja, i pm hanno chiesto il carcere per corruzione. La stessa misura è stata avanzata nei confronti di Roberto Sanfilippo (difeso dagli avvocati Gaja Bonafede e Fabrizio Biondo), direttore pro tempore del Cefpas. Gli arresti domiciliari, invece, sono stati proposti per l’imprenditore aragonese Pietro Tirone (difeso dagli avvocati Giuseppe D’Acquì e Antonino Favazzo) e per l’ormai ex direttore generale dell’Asp di Agrigento Giuseppe Capodieci (difeso dagli avvocati Antonino e Vincenza Gaziano). A rischiare il carcere è anche Gioacchino Pontillo, 63 anni,(difeso dagli avvocati Aristide Galliano e Alessandro Claudio Colli) oggi funzionario dell’Ente ma con un passato all’Ispettorato del Lavoro e al Genio civile di Agrigento. I pm nisseni hanno poi chiesto gli arresti domiciliari per altri tre indagati: la funzionaria del Cefpas Maria Luisa Zoda (difesa dagli avvocati Giacomo Butera e Giovanni Vaccaro), il medico in pensione Salvatore Enrico Giambelluca (difeso dall’avvocato Sergio Iacona) e il funzionario regionale (anche lui in pensione) Vincenzo Reitano (difeso dall’avvocato Ottaviano Pavone). Nella lista degli indagati, per i quali non è stata però richiesta alcuna misura, compaiono altre quattro persone: Domenico Reina (difeso dagli avvocati Maria Elena Nocera e Angelo Piranio), 45 anni, di San Giovanni Gemini, fratello del cardinale e Vicario del papa Baldo Reina (quest’ultimo non indagato e totalmente estraneo ai fatti); Dario Salvatore Giovanni Biondi (difeso dall’avvocato Cristian Petrina), 56 anni, di Gravina di Catania; Manlio Bruna (difeso dall’avvocato Massimiliano Bellini), 55 anni, di San Cataldo, e Francesca Di Gregorio (difeso dall’avvocato Ones Benintende), 58 anni, di Caltanissetta. Gli accertamenti irripetibili riguarderanno, infine, anche Pietro Testaì, direttore amministrativo del Cefpas, difeso dall’avvocato Raffaele Bonsignore.

LE ACCUSE

Le indagini, eseguite dalla Squadra mobile nissena e dal Servizio Centrale Operativo della polizia, partono nell’estate 2023. La Procura di Caltanissettacontesta il reato di corruzione sia al deputato agrigentino Riccardo Gallo che al direttore del Cefpas Roberto Sanfilippo. Secondo l’accusa, infatti, l’onorevole avrebbe garantito al manager di restare al comando dell’Ente a condizione però che quest’ultimo mettesse le sue funzioni a disposizione del deputato. Tradotto: assunzioni e incarichi affidati ai “prescelti” di Riccardo Gallo. A garantire il funzionamento del patto – sempre secondo l’accusa – sarebbe stato il funzionario Gioacchino Pontillo, ritenuto dagli inquirenti la “longa manus” del deputato, assunto proprio al Cefpas per trasmettere le direttive del parlamentare. Anche Pontillo è accusato di corruzione e, in particolare, nell’aver scelto “ad hoc” un suo stretto amico – l’ex funzionario regionale Reitano – quale membro della commissione esaminatrice dell’Ente. Per la Procura di Caltanissetta il deputato Riccardo Gallo avrebbe poi stretto un altro patto corruttivo con l’attuale direttore generale dell’Asp di Agrigento, Giuseppe Capodieci. Quest’ultimo era stato posto al vertice della sanità agrigentina proprio dall’onorevole e – in cambio – il manager avrebbe dovuto assecondare i suoi desiderata. Il caso più eclatante è rappresentato dalla stipula di una convenzione tra l’Asp di Agrigento e il Cefpas esclusivamente finalizzata al trasferimento della moglie del deputato (dipendente dell’Ente) da Caltanissetta ad Agrigento. Tra gli indagati compare anche Domenico Reina, fratello del cardinale e vicario del Papa don Baldo (quest’ultimo non indagato e totalmente estraneo ai fatti). All’agrigentino, al quale viene contestata l’ipotesi di reato di turbata libertà degli incanti, sarebbe stato affidato un progetto dall’importo di oltre 120 mila euro per la realizzazione di una biblioteca digitale. Per i magistrati di Caltanissetta, invero, l’obiettivo degli indagati era quello di “ingraziarsi il cardinale al fine di convogliare i voti dell’elettorato cattolico sulla figura di Margherita La Rocca Ruvolo (non indagata), alleata politica del Gallo, in vista delle elezioni per il Parlamento Europeo del giugno 2024.” Una strategia resa possibile – sempre secondo gli inquirenti – grazie all’intervento di Maria Luisa Zoda e Salvatore Giambellucca, componenti della Commissione che ha giudicato genuino il progetto del Reina.

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