Agrigento

L’indagato per il tentato omicidio a San Leone denuncia: “Minacciato in carcere”

La denuncia del 26enne finito in carcere con l’accusa del tentato omicidio di un minorenne avvenuto a San Leone nella notte tra l’1 ed il 2 agosto

Pubblicato 44 minuti fa

Uno scritto raffigurante la sua sagoma e una taglia di 10 mila euro sulla sua testa. È quanto denunciato da Lamin Danso, il 26enne finito in carcere con l’accusa del tentato omicidio di un minorenne avvenuto a San Leone nella notte tra l’1 ed il 2 agosto. L’indagato, detenuto nel carcere “Pasquale Di Lorenzo”, ha raccontato al suo legale – l’avvocato Salvatore Pennica – di aver ricevuto minacce di morte. Il difensore ha così presentato un esposto alla Procura della Repubblica e informato la polizia penitenziaria dell’accaduto. Danso ha chiesto di essere trasferito in una cella singola, avvertendo un clima ostile nei suoi confronti. L’avvocato Pennica ha chiesto così di valutare la vicenda e, nel caso lo si ritenesse, di disporre anche il trasferimento in un’altra struttura penitenziaria.

Il ventiseienne è accusato di tentato omicidio, rissa e porto di oggetti atti ad offendere. Il giovane ha colpito con otto coltellate un diciassettenne e ferito un altro ventenne con un fendente al ginocchio a margine di una rissa avvenuta tra piazzale Giglia e viale dei Giardini. Ancora da chiarire i motivi che hanno scatenato la zuffa tra un gruppetto di ragazzi e il 26enne. Quest’ultimo, durante l’interrogatorio di garanzia, ha dichiarato di aver temuto un’aggressione nei suoi confronti e di essere stato accerchiato e minacciato reagendo così con un coltello. Le telecamere che insistono nella zona hanno ripreso quasi interamente quegli attimi di terrore culminati con il ferimento del minore e del suo amico. Per fortuna entrambi sono fuori pericolo di vita: il primo è stato colpito con 8 fendenti sul torace, sul dorso e sul braccio destro; il secondo, invece, ha riportato una lesione tendino-rotulea con una prognosi di trenta giorni. Nell’inchiesta, coordinata dal pm Luisa Piccolo, risultano indagati per rissa anche le due persone ferite nella colluttazione. Al vaglio degli inquirenti, inoltre, la posizione di alcuni testimoni che – sentiti dai carabinieri a sommarie informazioni – avrebbero fornito versioni non lineari con quanto invece emerso dalle immagini estrapolate dalle telecamere. Dai frame si può riconoscere il 26enne gambiano attraversare la strada e sedersi su una panchina nei pressi di piazzale Giglia. Poco dopo si vede un gruppetto di giovani che avanza verso di lui e, in particolare, un soggetto che, nonostante fosse trattenuto da due ragazzine, teneva un oggetto in mano. Le telecamere riprendono il 26enne – intorno le 3:40 – con in pugno un coltello. Iniziano le schermaglie tra il gruppetto ed il gambiano con quest’ultimo che fugge verso un locale lungo viale dei Giardini. Ed è proprio davanti l’attività commerciale che comincia la vera e propria rissa con alcuni soggetti che tentano di colpire il 26enne il quale, tuttavia, continua a tenere in mano una grossa lama.

Al termine della colluttazione le telecamere riprendono il ferimento del 17enne, con vistose chiazze di sangue sulla schiena, e del 20enne, colpito al ginocchio. Poco dopo si registra l’intervento dei carabinieri, chiamati da un amico dei due ragazzi, che avviano le operazioni di soccorso dei malcapitati ma anche le ricerche del sospettato. In realtà sarà lo stesso 26enne a presentarsi dopo circa un’ora, convinto dal padre della fidanzata, alla caserma di Villaggio Mosè. Durante l’interrogatorio l’indagato ha dichiarato di aver agito poiché sentitosi in pericolo e minacciato. Le indagini proseguono per chiarire i motivi di un evento che sarebbe potuto finire in tragedia. 

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