L’omicidio di Gabriele Vaccaro, l’autopsia: “Non poteva essere salvato neanche con soccorsi immediati”
“È altamente inverosimile che un soccorso più tempestivo avrebbe potuto scongiurarne la morte”
“È altamente inverosimile che un soccorso più tempestivo avrebbe potuto scongiurarne la morte”. È quanto emerge dalla relazione finale dell’autopsia – a firma del medico legale Elena Invernizzi – eseguita sulla salma di Gabriele Vaccaro, il venticinquenne di Favara ucciso a coltellate in un parcheggio di Pavia nella notte tra il 18 e 19 aprile. Il documento della dottoressa, incaricata dalla Procura, è stato depositato. Il medico legale giunge a questa conclusione analizzando il “calibro del vaso attinto dall’arma” che ha provocato una “immediata perdita” di sangue divenuta “rapidamente ingente in sede intracorporea”. Per il consulente del pm, dunque, anche un soccorso tempestivo non avrebbe purtroppo potuto evitare la morte di Gabriele.
Il punto è fondamentale nella ricostruzione (al centro di visioni contrastanti tra accusa e difesa) dei fatti. Dal momento dell’aggressione nel parcheggio alla chiamata al 118 sono passate circa due ore. Gli amici della vittima, forse sottovalutando la situazione, hanno portato Vaccaro a casa e in un secondo momento allertato i soccorsi. Per il medico legale l’epilogo, in ogni caso, sarebbe stato lo stesso. Di diverso avviso è la difesa del 16enne accusato di aver sferrato il fendente letale al collo del favarese. Per questo motivo gli avvocati Fabrizio Gnocchi e Barbara Ricotti hanno nominato come consulente di parte il professore Francesco Avato. Intanto l’autopsia non ha sciolto i dubbi sull’arma del delitto utilizzata: “Si tratta di un mezzo da punta e taglio, riconducibile alla categoria delle armi bianche”.


