Migranti: “torturatori” nei campi libici”, 3 condanne a 20 anni di carcere

Redazione

Migranti: “torturatori” nei campi libici”, 3 condanne a 20 anni  di carcere
| Pubblicato il venerdì 29 Maggio 2020

Migranti: “torturatori” nei campi libici”, 3 condanne a 20 anni di carcere

di Redazione
Pubblicato il Mag 29, 2020

Il Gup di Messina (competente perché i fermati sono stati acciuffati nell’hotspot della città peloritana) ha condannato a 20 anni di carcere ciascuno Mohamed Condè, detto Suarez, 22 anni della Guinea, Hameda Ahmed, 26 anni, egiziano e Mahmoud Ashuia, egiziano, 24 anni.

Si tratta di 3 “torturatori” di migranti che erano stati “fermati” il 16 settembre scorso all’hotspot di Messina. Erano accusati di vari reati tra cui, associazione a delinquere, tratta, violenza sessuale, omicidio e tortura, quest’ultimo reato introdotto nel 2017 ed oggi fa registrare la prima condanna in assoluto.

I 3 extracomunitari sono stati riconosciuti da alcuni dei migranti salvati dalla nave “Alex & Co” – della Ong Mediterranea Saving Humans, – sbarcati a Lampedusa tra il 5 e il 7 luglio scorsi. Agli investigatori hanno raccontano le torture, le botte con bastoni e tubi di gomma e le violenze subite anche attraverso la privazione di cibo e acqua.

“Mohamed Condè si occupava di imprigionare i migranti, di torturarli e di occuparsi dei riscatti che venivano richiesti ai familiari dei detenuti ai fini della loro liberazione, fornendo agli stessi il cellulare con cui potevano contattare i propri familiari; Hameda svolgeva il ruolo di carceriere, torturatore e di colui che si occupava di cucinare i pasti per i migranti detenuti; Ashuia – avevano raccontato i superstiti – era il carceriere e guardiano della prigione di Zawyia, nonchè nelle vesti di torturatore con cui picchiava brutalmente i migranti anche servendosi di un fucile e nell’ulteriore veste di colui che distribuiva i pasti ai migranti detenuti”.

I 3 “torturatori”, giudicati con il rito abbreviato, erano stati fermati dagli uomini della Squadra mobile di Agrigento guidati da Giovanni Minardi, il 16 settembre scorso all’hotspot di Messina, in seguito al fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo firmato dall’aggiunto Marzia Sabella, dal sostituto della Dda Calogero Ferrara.

di Redazione
Pubblicato il Mag 29, 2020


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