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Morte Di Gangi: sceso da treno perchè senza Green pass

Il particolare viene fuori a conclusione della prima fase di accertamenti svolti dalla Squadra mobile di Genova.

Pubblicato 4 anni fa

Salvatore (“u zu Totò”) Di Gangi, 79 anni, boss mafioso di Sciacca e circondario, morto l’altra sera a Genova perché travolto da un treno merci all’interno di una galleria era stato fatto scendere dal treno su cui viaggiava perché sprovvisto di green pass.

Il particolare viene fuori a conclusione della prima fase di accertamenti svolti dalla Squadra mobile di Genova.

Il suo cadavere (nelle tasche è stato trovato un biglietto ferroviario con destinazione Roma Ostiense) come è noto è stato trovato all’interno della galleria ferroviaria della Stazione Principe che porta alla Stazione Brignole.

La Procura di Genova, con il sostituto della Dda Federico Manotti, ha disposto l’autopsia ed ha aperto un fascicolo a carico di ignoti con l’ipotesi di reato di omicidio colposo.

Al momento, infatti, si escludono altre piste alternative, men che meno quella dell’omicidio.

Totò Di Gangi non era un personaggio comune. Per 30 anni ha gestito Cosa nostra di Sciacca e guidato la provincia mafiosa, insieme a Giuseppe Capizzi e Antonio Di Caro, in un momento storico di grande confusione dell’organizzazione criminale in provincia di Agrigento le cui sorti, appunto, vennero affidate ad un triunvirato.

Di Gangi stava scontando nel carcere di Asti 17 anni di reclusione per effetto della sentenza scaturita dall’inchiesta antimafia “Montagna” del 2018. Venerdì scorso aveva ottenuto una insperata libertà per gravi motivi di salute disposta dalla Corte d’Appello di Palermo ed era stato autorizzato a raggiungere la sua abitazione «libero e senza scorta», con l’imposizione del giudici di non contattare nessuno se non il medico curante e la famiglia. Secondo le ultime perizie mediche (una psichiatrica, in particolare) l’anziano boss presentava “gravi deficit cognitivi”. E potrebbe essere stata questa grave patologia a provocare la sua morte con il tragico attraversamento della galleria ferroviaria inibita ai pedoni. Il boss era finito nuovamente nei guai lo scorso ottobre nell’ambito dell’indagine sul resort Torre Macauda, un albergo di lusso di Sciacca già al centro di diverse inchieste di mafia. Secondo le accuse del nucleo di polizia economico e finanziaria della guardia di finanza di Palermo, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, il clan saccense sarebbe tornato in possesso del complesso turistico che era stato confiscato all’imprenditore Giuseppe Montalbano.

Nativo di Polizzi Generosa si era trasferito a Sciacca e lavorava alle dipendenze di una banca. Poi, chiuso il mestiere di bancario, aveva aperto una agenzia di viaggi divenuta il suo quartiere generale. Arrestato e condannato per mafia (Operazione Avana del 1993 così chiamata perché il boss amava fumare solo quei sigari), Di Gangi, amico di Matteo Messina Denaro e soprattutto di “Mastro Ciccio” padre del latitante, riuscì a darsi latitante sino a quando, anni dopo, venne scovato dai carabinieri a Palermo nei pressi del Politeama. Recentemente

Aveva coltivato anche interessi politici quale militante nel P.R.I., tanto che per un certo periodo fu consigliere comunale di Polizzi Generosa, mentre dal 1983 al 1986 fu componente del Comitato di Gestione dell’Usl n. 7 di Sciacca.

Punto di riferimento di Totò Riina a Sciacca condivise con il corleonese la strategia stragista degli anni 90.

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