Preso con 357 chili di hashish a Licata, pescatore resta in carcere
Il 29enne, ufficialmente pescatore, era stato arrestato dalla polizia dopo un folle inseguimento da Licata fino a Mazara del Vallo
Resta in carcere il pescatore tunisino, El Mehdi Chabab, 29 anni, arrestato lo scorso mese dalla Squadra mobile in un blitz antidroga scattato nella periferia di Licata e che ha portato al maxi sequestro di un carico di 357 chilogrammi di hashish. Il tribunale del Riesame ha confermato interamente il provvedimento del gip di Agrigento, Giuseppe Miceli.
L’indagato, difeso dagli avvocati Samantha Borsellino e Anna Salvago, è accusato di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio e autoriciclaggio (anche se quest’ultima contestazione era stata esclusa dal giudice per le indagini preliminari). El Mehdi Chabab è stato arrestato insieme a Brahim Mahmoud, 36 anni, marocchino. Anche la sua posizione è al vaglio del tribunale della Libertà dopo il ricorso avanzato dall’avvocato Francesca Frusteri. I due indagati sono pescatori impegnati nella vendita di prodotti ittici tra le strade di Mazara del Vallo e Licata.
L’input all’attività investigativa arriva da una “soffiata”. Una fonte confidenziale che indirizza la polizia sulle tracce dei due soggetti che, tra il 9 ed il 10 dicembre scorso, gravitano nei pressi di un’abitazione a pochi passi dal mare di Licata. I poliziotti, dopo aver circondato la casa, fanno irruzione e trovano l’ingente quantitativo di hashish: 357 chilogrammi nascosti in un armadio. Uno degli indagati viene immediatamente bloccato mentre il più giovane, scalzo, riesce a fuggire tra i campi che circondano la struttura. Una folle fuga proseguita in auto lungo la strada che porta a Mazara del Vallo e terminata, dopo aver speronato un’auto della polizia, con il fermo del veicolo.
Per il giudice è verosimile che la sostanza stupefacente sequestrata – 356, 7 chili di hashish per un valore di mercato di oltre un milione di euro – sia riconducibile alla criminalità organizzata, anche transnazionale. Due gli elementi a sostegno di questa ipotesi: i sacchi che contenevano lo stupefacente riportavano scritte francesi e l’attività di pescatori, con disponibilità anche di un peschereccio in grado di attraversare il mare, degli indagati.





