Agrigento

I traffici tra ‘ndrangheta calabrese e mafia agrigentina e con la Stidda niente conflitti

La relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (primo semestre 2017), mette in evidenza i collegamenti tra la ‘ndrangheta calabrese e una parte dell’imprenditoria siciliana. Ecco cosa scrive la Dia: “Da numerosi riscontri investigativi e giudiziari, emerge una frequente integrazione affaristica tra clan siciliani e ‘ndrine calabresi, pur mantenendo, ciascun sodalizio, assoluta autonomia e caratteristiche proprie. L’operazione […]

Pubblicato 8 anni fa

La relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (primo semestre 2017), mette in evidenza i collegamenti tra la ‘ndrangheta calabrese e una parte dell’imprenditoria siciliana. Ecco cosa scrive la Dia: “Da numerosi riscontri investigativi e giudiziari, emerge una frequente integrazione affaristica tra clan siciliani e ‘ndrine calabresi, pur mantenendo, ciascun sodalizio, assoluta autonomia e caratteristiche proprie.
L’operazione “Cumbertazione–5 Lustri” – diretta dalla DDA di Reggio Calabria – ha offerto un’ampia prospettiva di come le cosche calabresi riescano a relazionarsi proficuamente anche sul territorio siciliano.
L’indagine, conclusa nel mese di gennaio, ha fatto luce su un cartello di imprese, gestito e coordinato da un sodalizio ‘ndranghetista del circondario di Gioia Tauro (RC), il quale riusciva a orientare in proprio favore – con la stabile cooperazione di imprenditori siciliani, laziali, toscani e campani – numerose commesse pubbliche, bandite dal Comune di Gioia Tauro (RC), da altre amministrazioni calabresi e dall’ANAS. Tra i 35 indagati figurano quattro imprenditori della provincia di Agrigento, mentre tra le 54 ditte sequestrate compaiono due società agrigentine, cui se ne aggiungono tre rispettivamente della provincia palermitana, messinese e ragusana.
Allo stesso modo, rileva il fatto che, nel mese di febbraio, la Polizia di Stato ha scardinato un’organizzazione dedita all’approvvigionamento di stupefacenti destinati al mercato palermitano. Tra i 16 destinatari del provvedimento figurano soggetti, in contatto con le ‘ndrine calabresi e già annoverati nell’organico della famiglia mafiosa di Palermo-centro.
Nel mese di maggio, presso gli imbarcaderi di collegamento tra la Calabria e la Sicilia, la Polizia di Stato ha arrestato, in flagranza di reato, 2 soggetti – tra cui un esponente del clan “TRIGILA” di Siracusa – trovati in possesso di oltre 71 chilogrammi di hashish, nascosti in un’autovettura.
Il successivo mese di giugno, l’Arma dei Carabinieri ha tratto in arresto141 19 persone nell’ambito dell’operazione denominata  “Proelio”, responsabili di aver creato, promosso e diretto, un’associazione finalizzata al traffico di droga.
In particolare, gli indagati di origine calabrese, affiliati alle organizzazioni criminali operanti nella piana di Gioia Tauro (RC), rifornivano di ingenti quantitativi di cocaina gli indagati siciliani, che la rivendevano al dettaglio con la complicità di esponenti di spicco della famiglia “FRAGAPANE”, espressione di cosa nostra nella provincia di Agrigento e di esponenti della mafia di Vittoria (RG).
Gli indagati sono anche accusati di una serie di furti di animali, asportati da vari allevamenti della Sicilia e trasportati in Calabria per la successiva vendita e macellazione.

Sempre nella relazione, a proposito della provincia di Agrigento, si legge: “Il panorama criminale della provincia continua ad essere caratterizzato dall’operatività di diverse organizzazioni di matrice mafiosa, con cosa nostra che rimane la presenza più “massiccia ed invasiva”166 e che si propone come un’organizzazione verticistica, strutturata e complessivamente unitaria.
Da un punto di vista operativo, l’articolazione agrigentina, in diretto collegamento con le consorterie palermitane, trapanesi e nissene, risulta quella maggiormente ancorata alle regole mafiose tradizionali, tanto da rendersi difficilmente permeabile dall’esterno.
Proprio la vicinanza con la provincia trapanese, e la saldatura tra componenti locali e soggetti contigui al latitante Matteo Messina Denaro, concorrono a rendere fluida la generale situazione di governance.
A ciò, si aggiunga la continua fase di riassetto degli equilibri mafiosi interni della provincia, quale conseguenza dei numerosi arresti, nonché dei decessi e delle scarcerazioni167 di uomini d’onore.
Ad ogni modo, le più recenti evidenze info-investigative, confermano un’articolazione territoriale di cosa nostra basata su 7 mandamenti e 41 famiglie.
Si continua, inoltre, a registrare, sebbene con ruoli marginali, la presenza di organizzazioni stiddare – non più in conflittocon le famiglie di cosa nostra – nei comuni di Bivona, Camastra, Campobello di Licata, Canicattì, Naro, Palma di Montechiaro, Favara e Porto Empedocle”.

 

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