Tre anni fa la cattura di Messina Denaro: si indaga ancora su complici, documenti e ricchezze
Ma proseguono le indagini, coordinate dalla procura di Palermo, sul suo immenso tesoro e sulla vasta rete di complicita'
Tre anni fa, il 16 gennaio 2023, veniva catturato Matteo Messina Denaro, l’ultimo padrino stragista di Cosa nostra, dopo una latitanza durata 30 anni. I carabinieri del Ros lo bloccarono in una clinica palermitana dove era sottoposto a terapie per un tumore. Mori’ a L’Aquila nel cui carcere di massima sicurezza era detenuto, il 25 settembre di quello stesso 2023. Aveva 61 anni. Diciotto i favoreggiatori arrestati e condannati.
Ma proseguono le indagini, coordinate dalla procura di Palermo, sul suo immenso tesoro e sulla vasta rete di complicita’. Dopo l’arresto si e’ proceduto, conferma il procuratore Maurizio De Lucia, “all’individuazione di quelli che lo hanno protetto in maniera ravvicinata: 18 soggetti sono stati individuati, posti in custodia cautelare, processati, alcuni gia’ in secondo grado”. Proprio ieri il sostituto procuratore generale Carlo Marzella ha chiesto alla Corte d’appello di Palermo di aumentare la pena inflitta in primo grado dal Gup all’autista del boss, Giovanni Luppino, l’uomo che era con Messina Denaro la mattina della cattura; aveva avuto 9 anni e 3 mesi, il Pg ora ne chiede 12.
“L’altro obiettivo – aggiunge De Lucia alla Tgr Rai Sicilia – e’ individuare le ricchezze che noi riteniamo essere molto importanti e che sono sparse su diversi territori, non solo nazionali. Si tratta dunque di indagini complicate, ma in questo momento molto avanzate. E’ molto ragionevole pensare che esistano documenti che noi non abbiamo ancora trovato e che rappresentano un altro dei temi che stiamo indagando”.





