Xidy, la sentenza di appello: “Luigi Boncori è il capomafia di Ravanusa”
Per l’anziano capomafia di Ravanusa è stata confermata la condanna a venti anni di carcere. I giudici: “Legame fiduciario particolarmente stretto con Buggea e Falsone”
“Il capomafia Boncori ha indiscutibilmente contribuito al mantenimento in vita e al rafforzamento dell’ associazione criminale operante nel territorio agrigentino, non rescindendo in alcun modo una volta libero i legami già in passato stretti con “cosa nostra” ed, anzi, proseguendo con protervia tra il 2018 ed il 2020 nella conduzione di tali attività criminali.” È quanto scrivono i giudici della Corte di appello di Palermo nella sentenza del processo di secondo grado scaturito dalla maxi inchiesta “Xidy”, l’operazione che nel 2021 decapitò i vertici del mandamento mafioso di Canicattì facendo luce anche sulla riorganizzazione della Stidda in provincia di Agrigento. Il passaggio riguarda, in particolare, la figura di Luigi Boncori, 74 anni, condannato a venti anni di reclusione poiché riconosciuto il capo della famiglia mafiosa di Ravanusa. Un ruolo che, nel corso degli anni (prima condanna per mafia nel 1993), non avrebbe mai abbandonato. La Corte di appello di Palermo, dunque, ha confermato la pena all’anziano boss. Negli scorsi giorni sono state depositate le motivazioni alla base della condanna.
Ecco cosa scrivono i giudici in oltre duecento pagine di provvedimento: “Luigi Boncori è stato ritenuto responsabile di associazione mafiosa e condannato alla pena ridotta per il rito di anni 20 di reclusione. Relativamente alla posizione del Boncori, correttamente il Giudice di prime cure ha ritenuto ex novo esplicitato e sussistente il ruolo apicale accertato con la precedente condanna, e risultato funzionale, in base ai fatti oggetto del presente procedimento, al controllo delle famiglie di Canicattì, Ravanusa e Campobello di Licata. Risulta infatti dalle numerose captazioni che il Boncori nella sua qualità di capo-famiglia di Canicattì, Ravanusa e Campobello di Licata presiedeva a riunioni e partecipava ad incontri con gli altri esponenti mafiosi posti a capo delle altre famiglie della provincia agrigentina, gestendo gli interessi illeciti della propria famiglia nel contesto di una direzione dialettica e partecipata agli altri capi mafia, funzionale alla ripartizione delle competenze tra le varie famiglie e alla prevenzione dei contrasti tra gli associati. In particolare, è risultato che concorreva nell’amministrazione del denaro provento del controllo mafioso sulle intermediazioni per la vendita di prodotti ortofrutticoli (c.d. sensalie): tanto è emerso in numerose riunioni e in modo particolare il 4 ed il 6 novembre 2019; rivendicava di continuo l’apicalità del proprio ruolo per via della sua stessa anzianità mafiosa riconosciutagli. peraltro, dagli altri sodali; si occupava del sostentamento economico alle famiglie dei detenuti, unitamente al Buggea e al Sicilia; esercitava il potere di intervento sulla installazione dei videopoker nel territorio di sua competenza; concorreva alla tutela della riservatezza delle comunicazioni di altri capi mafia, preoccupandosi di fornire a Giuliana e Buggea schede intestate a terzi per comunicazioni più sicure. Il capo mafia Boncori ha indiscutibilmente contribuito al mantenimento in vita e al rafforzamento dell’anzidetta associazione criminale operante nel territorio agrigentino, non rescindendo in alcun modo una volta libero – i legami già in passato stretti con “cosa nostra” ed, anzi, proseguendo con protervia tra il 2018 ed il 2020 nella conduzione di tali attività criminali.”
La Corte di appello di Palermo scrive: “Nell’odierno procedimento sono emerse chiare ed inconfutabili le prove di un legame fiduciario particolarmente stretto tra il Buggea, il Boncori e gli altri capi mafia della ”provincia’” agrigentina , tra cui segnatamente Falsone Giuseppe, già condannato ai sensi dell’art. 416 bis per avere diretto in qualità di “capo provincia” l’articolazione di “cosa nostra” presente nel territorio agrigentino. I fatti in ordine ai quali si procede vedono dunque anche l’odierno appellante Boncori Luigi strettamente legato alla persona del capo della provincia mafiosa di Agrigento Falsone Giuseppe,tratto in arresto nel 2010 dopo una lunga latitanza e detenuto al -momento d~i fo;:t.Ì in regime di cui all’art 41 bis o.p. per plurime condanne, anche all’ergastolo per i delitti di omicidio e, per quanto in questa sede rileva, detenzione e porto illegale di armi e munizioni. Va altresì osservato che ii 13..09.2019, nel corso di una riunione tra Porcello Angela e Boncori Luigi durante la quale commentavano gli arresti appena eseguiti di altri associati (Semprevivo, Occhipinti, Mugnos, Bellavia e Lauria) la Porcello manifestava al Boncori) i propri timori in ordine ad eventuali misure cautelari e le proprie preoccupazioni per tutte le cose da fare con urgenza, e tali preoccupazioni erano condivise ·anche dal capo mafia Boncori in ragione del possibile ritrovamento di armi occultate e detenute, giacché questi faceva esplicito riferimento anche a “…pistole”.




