Gela

Spiava la moglie con sistema informatico delle forze dell’ordine, condannato carabiniere

Il carabiniere è coinvolto in altri due procedimenti giudiziari, uno per violenza sessuale aggravata su minori e un altro per maltrattamenti i famiglia

Pubblicato 5 minuti fa

Avrebbe fatto accesso ai sistemi informatici delle forze dell’ordine, lo Sdi, per cercare dati sulla ex moglie e suoi familiari. Per questo la corte di Appello di Caltanissetta ha confermato la sentenza di primo grado dal tribunale di Gela a un anno e sei mesi per un carabiniere che, all’epoca, prestava servizio a Gela.

I giudici hanno disposto la condanna alle ulteriori spese legali in favore delle parti civili. Un’indagine dei carabinieri aveva evidenziato una serie di accessi non autorizzati al sistema in uso alle forze dell’ordine e fatto emergere la condotta illecita del collega. Avendo negato ogni addebito, durante l’istruttoria davanti ai giudici di Gela, i legali del carabiniere Salvo Macrì e Luigi Cinquerrui, avevano impugnato la sentenza di primo grado sperando in una decisione diversa da parte dei giudici di appello.

In aula l’ex moglie, e i suoi familiari, finiti nel mirino dell’imputato, assieme anche ad altri conoscenti ed amici, che si sono costituiti parte civile rappresentati dagli avvocati Eleanna Parasiliti Molica, Giuseppe Messina e Giovanni Di Giovanni. Il carabiniere è coinvolto in altri due procedimenti giudiziari, uno davanti alla Corte di assise di Caltanissetta per violenza sessuale aggravata su minori e un altro davanti al tribunale di Gela per maltrattamenti i famiglia.

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