“Vestire gli ignudi”, successo di pubblico per la prima produzione del Parco
L’adattamento di Aronica e Volpe del testo pirandelliano ha incantato e colpito gli spettatori. Sul palco, insieme ad attori professionisti anche tre allievi del progetto di recitazione svolto al Palacongressi
Lo spettacolo si è concluso, ma l’eco delle parole di Luigi Pirandello continua a risuonare tra le poltrone del Palacongressi di Agrigento dove ieri sera è andato in scena “Vestire gli ignudi”, prima produzione firmata dal Parco della Valle dei Templi insieme a Voleo.
Un’opera tragica, parte di quella “materia oscura” nata dalla penna del Premio Nobel e che raramente, insieme a testi come “La vita che ti diedi” e i “Giganti della montagna”, trovano spazio nelle rassegne teatrali.
Un testo che, nell’adattamento fatto da Gaetano Aronica, direttore artistico della rassegna “Riflessi culturali” e sul palco nel ruolo del console Grotti, e Giovanni Volpe, che ha curato anche la regia, ancora ci interroga sulla verità e sulla finzione, mostrandoci come il giudizio degli altri e le convenzioni sociali finiscano per soffocare l’essenza stessa dell’individuo. Uno spettacolo che è stato anche una delle tappe di un lungo progetto – non ancora concluso – per consentire a giovani e meno giovani di coltivare l’arte del Teatro e per consolidare il Palacongressi come luogo dedicato al Nobel agrigentino: sul palco, infatti, insieme a Marzia Patanè Tropea (Ersilia Drei) e Fabrizio Milano (Franco Laspiga) sono saliti Alfonso Guadagnino, Ida Agnello e Frou Nobile, tutti allievi del progetto di recitazione che dallo scorso autunno si tiene proprio per volontà del Parco nella struttura congressuale del Villaggio Mosè. Un ulteriore appuntamento del progetto chiamato “Pirandello” è previsto per la fine di maggio.
“La sperimentazione – commenta Gaetano Aronica – è l’anima del teatro. Questo spettacolo è stato inserito nel cartellone ordinario per volontà soprattutto dal direttore del Parco, ed è stata una scommessa vincente, perché c’è tanta che ha riempito il Palacongressi. Siamo alla fine di una stagione, ma direi alla fine di due stagioni e mezzo e avere il teatro così pieno di persone vuol dire, ripeto, che la gente sta comprendendo il nostro linguaggio, che non è quello dell’esaltazione, ma è quello del lavoro, della qualità e soprattutto della visione prospettica, cioè di pensare a delle cose che abbiano un futuro, a costruire qualcosa per questi nostri giovani che mi emozionano ogni volta che entrano in scena”.
“La caratteristica di questo primo appuntamento del progetto ‘Pirandello’ – commenta il docente e regista Giovanni Volpe – è che è una vera e propria produzione professionale che mette insieme docenti e tre allievi del laboratorio. “Vestire gli ignudi”, anche come produzione, è una scommessa importante. Uno perché non è appunto il Pirandello più comodo che ti puoi trovare per strada; due perché con la mia regia non abbiamo fatto nemmeno grandi sconti al testo. Noi ce l’abbiamo messa tutta, crediamo che questo spettacolo abbia veramente una sua valenza non fosse altro che in termini drammaturghi e per gli argomenti che tocca”.
“Il nostro percorso di valorizzazione del Palacongressi è iniziato tre anni fa – spiega il direttore Roberto Sciarratta -. Questa serata, quasi al termine di una stagione che ha mietuto grande successo, è forse il momento clou di questo centro culturale che abbiamo voluto fortemente far rinascere. Pirandello resta al centro della nostra attenzione: in questi giorni si completerà il trasferimento della biblioteca proprio qui al Villaggio Mosè e, in questo momento a Villa Aurea una mostra di Fausto Pirandello. Il nostro lavoro continuerà perché crediamo che lo scrittore premio Nobel sia a resti una luce da far risplendere in questa città”.




