Agrigento

“Dalla parte degli Infedeli”, in ricordo di Corrado Catania

Quadro primo – Il “sei” dell’ignoranza Ci ritorno; ritorno sulla media del sei che consentirà, nel prossimo futuro, di essere ammessi agli esami di Stato. Mi si dirà: il sei è sufficienza; è vero, ma una cosa è arrivarci con sforzi personali, una cosa arrivarci con la “benedizione” del Ministero della Pubblica Istruzione. Sapendolo già […]

Pubblicato 9 anni fa

Quadro primo – Il “sei” dell’ignoranza

Ci ritorno; ritorno sulla media del sei che consentirà, nel prossimo futuro, di essere ammessi agli esami di Stato. Mi si dirà: il sei è sufficienza; è vero, ma una cosa è arrivarci con sforzi personali, una cosa arrivarci con la “benedizione” del Ministero della Pubblica Istruzione. Sapendolo già prima perché impegnarsi nello studio? Tanto anche quelli che ottengono voti alti poi, entrando nella bolgia universitaria, vedono che l’impegno va a farsi friggere.

Ma l’ho detto e lo ripeto. Un dieci in italiano non è solo per avere un bel regalo o farsi “belli” dinanzi ai professori. Serve per se stessi, per capire meglio, ragionare meglio. Lo stesso vale per altre materie.

Il “sei” politico creerà inevitabilmente e direi anche ineluttabilmente una catena umana di ignoranti, di gente grigia, senza il piacere di impegnarsi, scoprire, competere, inventare. Tanto a che vale?

Riporto con piacere un mio incontro con alunni di una quarta classe del liceo scientifico Leonardo di Agrigento. parlando dell’appello dei seicento uomini e donne di lettere italiani per un corretto uso della lingua madre, più d’uno mi ha sostenuto la necessità di conoscere bene sia la lingua ma anche gli autori; sul “sei” ministeriale mi ha piacevolmente sorpreso il rifiuto degli studenti a questa soluzione; evito di riportare le espressioni fiorite su ministro e dirigenti ministeriali e sui politici fatte dagli studenti. poi, ascoltando qualche politico, mi sono sentito dire: “Ma sono troppo giovani per capire”. In questa maniera si dà per assodato che i giovani non hanno cervello e che una società a “limitata conoscenza” consentirà, a certa gente, di sedere in Parlamento per quaranta e rotti anni. per mia fortuna, non ho avuto bisogno di dire a quei giovani che avevo di fronte di indignarsi, di ribellarsi. Erano già incazzati.

E sempre al liceo, mi ha fatto piacere scoprire insegnanti che portano a teatro i propri alunni parlando così di Pirandello e altri autori, di docenti di storia dell’arte che una volta alla settimana (quando non piove) portano gli alunni ai templi per studiare “de visu” la ricchezza culturale che abbiamo. Questi insegnanti (e per fortuna non sono pochi) salveranno la scuola.

Quadro secondo – Terra di maschere

Siamo nella terra dove a rappresentare la nostra tradizione popolare non c’è la solita (e magari famosa) maschera (vedi Arlecchino in Lombardia, Pulcinella in Campania, Gianduia in Piemonte) ma ci sono ben nove maschere.

Il carnevale è l’occasione per far conoscere queste “maschere”, farne anche materia di studio. E invece noto che fatta qualche rara eccezione, c’è una ignoranza totale.

Eppure Pirandello e Nino Martoglio con una loro commedia degli anni Venti offrirono a tutti notizia di queste maschere, indicandone costume e carattere. Un lavoro intelligente, offerto nel terzo atto di “Cappiddazzu paga tuttu” con la formula del teatro nel teatro. E così, tra una risata e l’altra, la gente scoprì la propria tradizione popolare.

Ed ecco Peppi Nappa, lo spaccone, pieno di sé ma in definitiva senza vero coraggio; Sciacca lo ricorda ogni anno e anzi è Peppi Nappa col suo carro che apre e chiude il carnevale.

C’è poi Giufà, chiaro personaggio arabo che fa il fesso per non affrontare la realtà d’ogni giorno, che si vanta della sua ignoranza; tipico il berretto rosso in testa che ricorda i giullari alla corte del re. Col berretto rosso a sonagli in testa, potevano dire anche scomode verità.

Abbiamo i giovani in cerca di un buon matrimonio, ricchi d’abito ma poveri di buon senso: Don Ninnaru e donna Tinnirina; c’è la “schetta” sempre nervosa, la “zi Vittula”, c’è il timido don Sucasimula, c’è il tipo che subito “prende fuoco”, don Cola Mecciu e infine abbiamo l’uomo che spende e spande, Cappiddazzu, e “La vecchia di l’acitu”, la donna che portava matrimoni a pagamento ma anche avvelenatrice per motivi amorosi. E per tale attività tale Teresa Bonanno venne impiccata a Palermo verso metà del Seicento in Piazza Magione (leggi Luigi Natoli).

E, ripeto, per tutte queste “maschere” vengono anche descritti i costumi da Pirandello e Martoglio. Trovai questo testo teatrale a Catania, alla fine degli anni Settanta, grazie alla studiosa Sarah Zappulla Muscarà e lo rappresentai per un Mandorlo in Fiore. Fu una scoperta per Agrigento e si ebbero, poi, altre repliche. Protagonista fu Pippo Montalbano con accanto Bertino Parisi e altri validi attori locali.

L’ultima ripresa avvenne circa dieci ani addietro all’istituto “Nicolò Gallo” di Agrigento dove si trovano (lo spero) i costumi.

Quadro quarto – Torna il Premio nazionale “Alessio Di Giovanni”

Siamo alla ventesima edizione. Ho ancora vivo il ricordo della prima edizione quando i premi speciali andarono a Ignazio Buttitta, Sarah Zappulla Muscarà, Matteo Collura e Andrea Camilleri. Da allora venti anni sono passati; almeno cinquecento i poeti che da allora vi hanno partecipato, almeno duecento gli scrittori autori di novelle; i premi speciali sono andati a oltre duecento persone o organizzazioni. Il premio dedicato al vate di Cianciana ha il duplice scopo di tener viva la memoria del poeta della Valplatani e valorizzare i creativi della nostra terra. e non solo: perché il premio di poesia è stato vinto da persone di altre regioni.

Il bando è già avviato; il concorso scade il 31 maggio. La cerimonia di premiazione avverrà entro la prima decade di settembre. Tutto è già sul sito internet: www.alessiodigiovanni.blogspot.com

Quadro quinto – La mafia sotto casa

È il venerdì di Repubblica del 17 febbraio di quest’anno. il giornalista Attilio Bolzoni riporta notizie tratte da pubblicazioni di giornali locali o siti del territorio. e scopre che c’è gente che scrive, parla, denuncia, è irriverente anche con l’antimafia tradizionale (e spesso parolaia); gente che si trova non nella “profonda Sicilia” ma al centro nord dove ci sono persone che dicono: “La mafia per noi era roba da sud. Ci ripetevamo che qui non poteva accadere”. Bolzoni afferma che l’Emilia ha il primato di questa generazione di cronisti che indagano sulle presenze (vere e proprie invasioni) di mafiosi, camorra, ‘ndrangheta. E anche sulle vergogne di Comuni assoggettati alle voglie di boss. Bolzoni fa presente che a Bologna è nato un portale che si chiama “Mafie sotto casa”, un sito internet  (www.mafiesottocasa.com) che raccoglie ed elabora tutto quello che c’è da sapere sulla criminalità nella regione. Profili di boss e sorvegliati speciali, processi in corso, operazioni di polizia, beni sequestrati, le aziende escluse dagli appalti pubblici perché in odore di mafia. con l’elenco, una per una delle cinquanta cosche con radici in Sicilia, Calabria, Campania e in più sette clan stranieri che operano da Piacenza a Ferrara. A portare avanti questo portale è Gaetano Alessi di Raffadali con un gruppo di tenaci collaboratori (giovani di ambo i sessi) che hanno fatto inchieste anche tramite gruppi di lavoro universitari. Si pensi che nel processo Aemilia dove ci sono 238 imputati con già tre secoli di carcere inflitti, il boss Sergio Bolognino (i nomi sono conseguenti alle cose e le cose ai nomi, scriveva Sciascia) ha chiesto ai giudici di fare il processo a porte chiuse per evitare la stampa.

Nell’articolo si citano anche Angelo Venti di Site.it, Elia Minardi di Corto Circuito, Ester Castano di Lapresse.

E mentre termino di leggere il pezzo di Bolzoni ecco, su L’Espresso di domenica 19 febbraio, il pezzo di Roberto Saviano che evidenzia la presenza sempre più forte delle mafie a centro nord, la stupida affermazione di certi politici che si diventa mafiosi imitando libri come Gomorra (la denuncia coraggiosa viene messa sotto accusa!) e ricorda quel Bobo Maroni, allora ministro degli Interni, che volle andare in tv a replicare a Saviano per dire che in Lombardia la mafia non c’era. Successivi processi e condanne lo smentirono solennemente. Solo che Maroni è oggi governatore della Lombardia mentre se avesse mentito Saviano a quest’ora sarebbe in esilio!

Ma in Italia, e in Sicilia in particolare, la verità è sempre in esilio. Ci sono le verità di comodo dei potenti di turno.

Quadro ultimo – In ricordo di Corrado Catania

L’ho conosciuto nel lontano 1963 quando venni chiamato a collaborare presso il giornale La Sicilia, redazione di Agrigento. mi apparve come un tipo burbero, rigoroso, ma con le idee chiare. Col tempo si stabilì un rapporto di stima; lui si dedicava prevalentemente alla cronaca politica e, per essere schietto e senza subordinazioni, non era certo guardato con amore dagli uomini al potere in città. Poi si dedicò anche alla collaborazione per il Mandorlo in Fiore e presso l’Ente turismo. Suo fiore all’occhiello fu il Premio Efebo d’oro dedicato alla narrativa e al cinema. Una formula azzeccata che portò avanti con competenza e impegno per tanto tempo.

Ricordo, alcuni anni addietro, quando gli consegnai il premio speciale “Alessio Di Giovanni”; con quel suo sorriso malinconico mi disse: “Non mi aspettavo che ci fosse qualcuno in questa città che mi riconosceva meriti”. È andato via in punta di piedi. lo ricorderò sempre perché dava lezioni di vita e di impegno culturale senza averne la pretesa. Con una dignità oggi molto rara.

Prof. Enzo Alessi.

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