Omicidi sull’asse Liegi – Favara: le indagini sul fronte belga
C’è sempre stato un legame fortissimo tra Liegi e la provincia di Agrigento: la città del Belgio, è risaputo, ospita una delle comunità di agrigentini emigrati più folta in Europa: c’è chi è emigrato per cercare (e spesso la si trova) fortuna in Belgio; altri, invece, fanno la spola tra i piccoli paesi agrigentini e […]
C’è sempre stato un legame fortissimo tra Liegi e la provincia di Agrigento: la città del Belgio, è risaputo, ospita una delle comunità di agrigentini emigrati più folta in Europa: c’è chi è emigrato per cercare (e spesso la si trova) fortuna in Belgio; altri, invece, fanno la spola tra i piccoli paesi agrigentini e Liegi – tra affari e parentele.
Altri ancora, invece, hanno aperto pub, ristoranti, panifici, gelaterie. Ma il Belgio, ed in particolare Liegi, è anche sede di altri tipi di affari, di business: la droga, ad esempio. L’operazione eseguita la scorsa vigilia di Natale dai carabinieri di Agrigento e Favara, denominata “Up&Down”, ad esempio, ha fatto luce su un vastissimo e consolidato giro di droga tra Liegi e Favara: la polvere bianca viene acquistata attraverso i canali agrigentini in Belgio e trasportata direttamente – con i modi più impensabili – in provincia di Agrigento. Proprio il controllo diretto del traffico degli stupefacenti, secondo gli inquirenti, pare essere l’elemento del contendere di una guerra che è scoppiata in un condominio di Liegi la sera del 14 settembre scorso: un omicidio – quello di Mario Jakelich ha dato il via ad una lunga scia di sangue che ha collegato (e collega tuttora) Favara a Liegi.
Quello che è accaduto nel quartiere Outremeuse all’interno di un condominio al n° 10 Saint-Julien Street, tra Puits-en-Sock Street e la Liberty, è il punto di non ritorno.
Sul versante “giurgintano” delle indagini abbiamo scritto e detto tutto, o quasi.
Abbiamo intervistato, per saperne di più sul fronte belga, la giornalista Allison Mazzoccato, cronista del giornale “La Meuse”, che più di tutti si è occupata con scrupolosa precisione delle vicende che legano Liegi a Favara: sentendo persone, tastando umori e paure, intervistando perfino l’unico sopravvissuto dell’agguato dello scorso 5 maggio davanti la pizzeria “Grande fratello”, quando rimase ucciso il favarese Rino Sorce, il ristoratore ucciso come un boss a colpi di AK47.
Partiamo da due date significative per la comunità di Liegi. 14 settembre 2016, giorno dell’omicidio di Mario Jakelich, e il 5 maggio 2017, data in cui è stato ucciso Rino Sorce all’uscita dal suo ristorante “Grande fratello”: come ha reagito la comunità di Liegi a questi due efferati delitti?
“La comunità agrigentina è molto presente a Liegi. Qui, ci sono associazioni, negozi, interi quartieri dove vivono. Anche qui, come spesso si sente in Sicilia, vige la legge del silenzio, dell’omertà: gli agrigentini che risiedono qui a Liegi sono molto cauti nel parlare di questi omicidi. Nel contesto degli omicidi di Mario Jakelich e Rino Sorce, ho visitato le scene nei giorni del dramma: ho intervistato i vicini, testimoni e ho visto la paura nelle facce delle persone. Parlavano principalmente per dire che non avevano visto niente, non avevano sentito niente. Ma hanno visto e sanno! Queste storie spaventano le persone perché siamo abituati a vedere le storie della mafia nei film, non nella realtà“.
Chi si sta occupando delle indagini e a che punto sono? C’è in atto una collaborazione tra le forze di polizia italiane e quelle del Belgio?
“È molto difficile avere informazioni su queste indagini. Il procuratore è silenzioso, anche quando si tratta di confermare le informazioni. La giustizia è anche molto cauta. Dopo la diffusione dell’identikit in seguito all’agguato alla pizzeria “Grande fratello” gli inquirenti invitano le persone a farsi avanti e a fornire testimonianze. I contatti con la polizia di Agrigento sono sempre costanti. Sono molti gli intrecci giudiziari e investigativi che legano Liegi ad Agrigento”.
Liegi è una città in cui risiede una delle più grandi comunità agrigentine: esistono cellule o clan operativi a Liegi che provengono da Agrigento?
“E’ da diversi decenni che molti esponenti legati alla criminalità organizzata, soprattutto agrigentini, cercano rifugio a Liegi. I mafiosi, quando ha bisogno di un posto sicuro o un rifugio spesso tornano a Liegi dove hanno famiglia. Un gruppo della polizia giudiziaria federale di Liegi è specializzato nella ricerca di questi soggetti. Gli agenti di polizia di Liegi lavorano a stretto contatto con i carabinieri. In poco più di vent’anni di attività, hanno arrestato quindici mafiosi nella regione di Liegi! L’ultimo era Gaetano Trainito, “l’occhio di vetro”.
Dopo l’omicidio di Rino Sorce la polizia ha diffuso un identikit del presunto killer: ci sono risvolti?
” Per ora l’identità della persona non è stata scoperta dagli investigatori. Ma so che lavorano molto su questo”.
I personaggi coinvolti nei fatti di sangue citati erano conosciuti in città? Sono tante le attività di agrigentini a Liegi tra ristoranti, pizzerie e pub. Possono esserci legami con il crimine organizzato?
“Sappiamo che Mario Jakelich era con un favarese, noto ad Agrigento. Ma Rino Sorce, per esempio, non era noto al sistema giudiziario belga. Per un caso come quello di Rino Sorce, dove era necessario osservare, conoscere il suo programma, le sue abitudini, richiede organizzazione, logistica, personale, noleggio auto… È organizzato ! E’ chiaro che queste persone sono state uccise per una ragione. Rimane per gli investigatori trovarlo”.

