Agrigento

Agrigento, accusato di aver trattenuto soldi dell’azienda: in aula la difesa dell’imputato

Si è svolta questa mattina, davanti al presidente del collegio Milisenda Giambertoni, l’udienza che vede imputato un ex dipendente della Credit Service srl, Calogero Fucà, accusato di aver trattenuto parte degli incassi del recupero crediti.  Ha voluto, come concordato con le parti, rilasciare dichiarazioni spontanee l’odierno imputato difendendosi dalle accuse di aver sottratto alla Credit […]

Pubblicato 9 anni fa

Si è svolta questa mattina, davanti al presidente del collegio Milisenda Giambertoni, l’udienza che vede imputato un ex dipendente della Credit Service srl, Calogero Fucà, accusato di aver trattenuto parte degli incassi del recupero crediti. 

Ha voluto, come concordato con le parti, rilasciare dichiarazioni spontanee l’odierno imputato difendendosi dalle accuse di aver sottratto alla Credit Service srl più di 2 mila euro tra contanti e cambiali. “Ho iniziato a lavorare per questa ditta di recupero crediti nel settembre 2013 quando, a Roma, ci fecero svolgere un corso di formazione per prepararci alla professione ma che non ci hanno mai rimborsato. L’accordo con i dipendenti era quello di essere pagati a provvigione in basa alle singole operazioni di recupero credito. A gestire il recupero crediti, ed è la persona con cui io avevo a che fare, è il signor Catanzaro. Quando incassavo le somme dai debitori mi recavo in banca e li giravo tramite assegno circolare immediatamente all’azienda.”

Poi l’imputato spiega il perché abbia trattenuto parte degli incassi che, spiega, ha riconsegnato alle persone con raccomandata con ricevuta di ritorno: “Da metà novembre in poi, dopo che mai ero stato pagato, comincio a capire che l’azienda mi stava prendendo in giro. Hanno voluto prima l’IBAN di mia madre, poi quello di mia sorella con la promessa di versare i soldi che mi dovevano. Non è mai avvenuto.”

La Credit Service, di contro, continua per la propria strada accusando Calogero Fucà di aver arrecato un danno all’azienda, oltre i contanti e le cambiali trattenute, quantificabili in 10 mila euro. Accuse respinte al mittente dall’imputato che, invece, afferma l’esatto contrario.

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