Corruzione, no all’arresto del sindaco di Camastra
Il Tribunale del Riesame di Agrigento ha respinto il ricorso della Procura e confermato la decisione del gip di non disporre misure cautelari per il sindaco di Camastra, Dario Gaglio
Il Tribunale del Riesame di Agrigento ha respinto il ricorso della Procura e confermato la decisione del gip di non disporre misure cautelari per il sindaco di Camastra, Dario Gaglio, coinvolto nell’indagine sulle cittadinanze italiane che, secondo l’accusa, sarebbero state concesse a cittadini brasiliani dietro pagamento di somme di denaro. I giudici hanno ritenuto infondate le richieste avanzate dal procuratore Giovanni Di Leo.
Gaglio, difeso dall’avvocato Domenico Ingrao, resta libero. Secondo l’accusa, avrebbe accettato un soggiorno in hotel con la moglie e un impiego per il fratello, incaricato del trasporto degli stranieri, in cambio del proprio sostegno nella ricerca di alloggi e nella gestione delle pratiche di cittadinanza. Per Giuseppe Giglione, titolare di un’agenzia di disbrigo pratiche, e’ stata disposta la custodia cautelare in carcere, ma il suo legale Rosario Pendolino ha presentato ricorso in Cassazione che sospende l’esecuzione del provvedimento. Accolta invece la linea difensiva per la collaboratrice Maria Rita Grassagliata che resta libera. Arresti domiciliari disposti per Gioacchino Di Marco Zingarello, responsabile dell’Ufficio carte d’identita’ del Comune di Porto Empedocle, anche in questo caso sospesi dal ricorso in cassazione presentato dal difensore Luigi Troja. Restano liberi Teresa De Lisi, vice sindaca di Comitini, e il marito Roberto Di Liberto, per i quali il Tribunale ha confermato il rigetto delle richieste cautelari.
L’inchiesta, condotta dalla squadra mobile di Agrigento, coinvolge 22 persone tra amministratori, funzionari e professionisti. Secondo la Procura, centinaia di cittadini brasiliani avrebbero ottenuto la cittadinanza italiana grazie a un sistema di corruzione e falsi documenti, con pagamenti compresi tra 3.500 e 5.000 euro. Il gip Alberto Lippini aveva gia’ escluso la necessita’ di misure restrittive, ritenendo il quadro indiziario non sufficientemente solido e le esigenze cautelari superate dal tempo trascorso dai fatti.




