Giudiziaria

La faida di Palma di Montechiaro, l’ergastolo a Ignazio Rallo: “L’omicidio del fratello è il grandissimo movente”

La Corte di Assise di Agrigento deposita le motivazioni del processo sulla faida di Palma spiegando il perché dell’ergastolo a Ignazio Rallo

Pubblicato 2 mesi fa

Stessa accusa ma destini diversi. Uno condannato all’ergastolo, l’altro assolto. La Corte di Assise di Agrigento, presieduta dal giudice Giuseppe Miceli, ha depositato lo scorso 5 febbraio la sentenza del processo scaturito dall’operazione “Switch off”, l’inchiesta che ha fatto luce sulla tristemente nota faida di Palma di Montechiaro. Si tratta di una guerra tra famiglie – i Rallo di Licata e gli Azzarello di Palma di Montechiaro – innescata da un furto di un camion e culminata con due omicidi commessi nel giro di venti mesi. Anzi, tre omicidi. Perché durante lo svolgimento del processo è stato ucciso anche uno dei principali imputati.

I sospetti che il delitto di Angelo Castronovo, giustiziato tra le campagne di Licata e Palma di Montechiaro il 31 ottobre 2022, possa essere collegato alla faida sono più che concreti. E sono in tanti a nutrire più di un risentimento per Castronovo. Per tutti era “il traditore”. Il bracciante agricolo era un imputato “particolare” di questo processo: accusato di aver avuto un ruolo sia nell’omicidio di Enrico Rallo, avvenuto nel 2015, che in quello di Salvatore Azzarello, consumatosi venti mesi più tardi in “risposta” al primo.

In oltre trecento pagine di dispositivo sono racchiuse, non soltanto le motivazioni alla base della nove condanne disposte dalla Corte di Assise di Agrigento, ma soprattutto la ricostruzione dei due fatti di sangue maturati in un contesto di assoluta omertà. Due dei nove imputati erano accusati dell’omicidio di Salvatore Azzarello, ucciso la mattina del 22 agosto 2017 mentre si trovava a bordo di un trattore in contrada Burraiti. Ad Ignazio Rallo, fratello di Enrico, prima vittima della faida, è stato inflitta la pena dell’ergastolo. Il nipote Roberto  Onolfo, per la stessa identica accusa, è stato assolto. I giudici della Corte di Assise spiegano il perché. 

Ecco il passaggio integrale relativo ad Ignazio Rallo

La Corte di Assise di Agrigento ritiene che risulti provata, ogni ragionevole dubbio, la responsabilità di Ignazio Rallo per il delitto contestato mentre lo stesso non può dirsi con riferimento alla posizione di Roberto Onolfo in ordine alla quale la prova acquisita, alla fine risulta, insufficiente e contraddittoria. Non sfugge ovviamente alla Corte che la prova acquisita al processo nei confronti di Rallo abbia natura esclusivamente indiziaria e che non risulti acquisita una prova diretta, certa ed inconfutabile, la classica fotografia con la pistola fumante”. Ciò però non deve condurre a ritenere meno rilevante la prova indiziaria e logica acquisita allesito di una lunga e complessa istruzione dibattimentale espletata.” La Corte di Assise ritiene che a carico di Ignazio Rallo sussistano, appunto, gravi, precisi e concordanti indizi in ordine alla sua piena responsabilità penale per il delitto di omicidio. Elementi indiziari che possono essere così elencati: in primo luogo il contesto in cui è maturato lomicidio in questione. 1) Il furto del camion con il mini escavatore  e gli altri attrezzi di lavoro perpetrato dai fratelli Rallo in danno di Salvatore Azzarello che aveva determinato la volontà di questultimo di vendicarsi dei primi colpendo intanto Enrico Rallo, attinto da colpi di arma da fuoco nella sparatoria presso il bar Mazza di Palma di Montechiaro, fatto omicidiario questo che al di là della sua effettiva provata riconducibili tà ad Azzarello è certo che tutti i soggetti coinvolti nel presente processo in qualche modo attribuivano proprio allAzzarello a cominciare dai suoi stessi familiari per proseguire con i familiari di Rallo. 2) Questa vicenda costituisce con evidenza il grandissimo movente che ha determinato Ignazio Rallo, prima, un verosimile senso di colpa, essendo fortemente legato al fratello Enrico ed essendo anche il verosimile regista delloperazione atteso che, non a caso, Giuseppina Rallo riferiva che Enrico era morto al posto suo – e – subito dopo, lo ha, quindi, indotto a maturare la propria vendetta in ciò istigato anche dagli altri familiari (si ricordi linvito di Filippo Manganello a far vedere se aveva i coglioni) secondo la cui mentalità, si ricordi: uno e uno e pareggiamu”. 3) Questo movente e la relativa premeditazione trovano poi ampia conferma sia nelle dichiarazioni di Castronovo e sia nella stessa confessione del Rallo che, si ricordi, confermava di avere detto al primo (15 giorni prima dellomicidio Azzarello) che se lo becca la polizia prima di me chi ha sparato a mio fratello buon per lui ma se lo becco io lo metto na seggia a rotelle”. 4) Le diverse conversazioni intercettate, sia tra i familiari del Rallo che tra quelli dellAzzarello, che apertamente e senza ombra di dubbio mostravano di avere compreso come si fossero verificati i fatti e quali fossero le mani degli assassini indicando proprio in Ignazio Rallo il vero artefice ed esecutore dellomicidio di Salvatore Azzarello. 5) Anche le modalità concrete con cui è stato eseguito lomicidio Azzarello conducono sempre al Rallo, attesa la sua disponibilità di armi lunghe e corte (attestata dalle intercettazioni dalla sorella Giuseppina Rallo e dalla stessa scomparsa della pistola già detenuta da Enrico Rallo) nonché proprio dello stesso pick-up certamente utilizzato per la sua esecuzione (il mezzo rinvenuto bruciato in concomitanza con la fuga dei killer), disponibilità attestata dalle dichiarazioni di Matteo Rallo nonché dal rinvenimento nella disponibilità dei partecipi al sodalizio criminale oggetto del procedimento Switch on” di beni sottratti con il furto del suddetto mezzo fuoristrada (i walkie talkie, il telefono in uso a Onolfo, la tanica verde ed il lampeggiante del furgone rubato). 6) La presenza fisica del Rallo la mattina del 22 agosto 2017 a Palma di Montechiaro tra le ore 7 e le 8 del mattino sul ponte posto allingresso del paese mentre aspetta chiaramente qualcuno peraltro a distanza ravvicinata sia dal luogo in cui era custodito il fuoristrada utilizzato per lomicidio e sia anche dal luogo in cui la banda deteneva mezzi e beni, luogo ideale per poi recarsi in contrada Burraiti per mezzo di vie secondarie. 7) La sua ulteriore certa presenza fisica a Palma di Montechiaro alle ore 11.04 da cui si sta allontanando velocemente verso Licata e dopo che il suo telefono è stato verosimilmente spento per circa 3 ore (durante le quali risulta commesso lomicidio). 8) Il rinvenimento a poca distanza dal luogo in cui è stato visto la mattina del fuoristrada utilizzato per lomicidio completamente bruciato in un orario assolutamente compatibile con la fuga dei killer dellAzzarello (incendio che potrebbe anche essere stato materialmente eseguito da un complice proprio mentre Rallo sta rientrando a Licata per procurarsi qualche alibi). 9) Le circostanze che emergono dalla conversazione ambientale del 9 ottobre 2017 registrata sullauto di Francesco Orlando nel corso della quale il Rallo affermava E dopo un anno e mezzo questo ci piò andare a dire ci sono andato a sparare?” Quale avvocato è? Quale giudice è?” al che Orlando (verosimilmente non a piena conoscenza dei fatti) chiedeva conferma sulla circostanza ed, in sostanza, rassicurava tutti sul fatto che avrebbe tenuto la bocca chiusa dicendo al Rallo: Ti spaventi per me che se lo sapessi glielo direi subito e ti farei arrestare.” E si noti bene, che Ignazio Rallo a tale frase non risponde con la sorpresa tipica di chi è estraneo ad un fatto di reato ma ribatte: E a cu a taccari chiù – A chi devono arrestare più?”. 10) In ultimo, si ricordi, poi, che non appare affatto estranea alla personalità del predetto imputato la commissione di un grave delitto di omicidio, ove si tenga conto delle circostanze tutte che emergono sul punto degli elementi sopra indicati quanto alla sua propensione a comandare e dirigere gli altri ed imporre la propria volontà anche con violenza (tanto è vero, come riferiva Anna Manganello al marito, tutti se ne vanno e lunico minchia che resti sei tu”) e, soprattutto, anche di ciò che emerge dal suo certificato penale in cui si rinviene, tra i numerosi precedenti penali esistenti a suo carico, anche una condanna irrevocabile per tentato omicidio. 11) Ed a fronte di tali gravi elementi indiziari, ed al di là delle dichiarazioni assolutamente imprecise e porco circostanziate rese dal Rallo per ciò che riguarda la sua giornata del 22 agosto 2017, ed al di là della tempistica e delle circostanze riferite quanto alle immagini del sistema di videosorveglianza esistente a casa sua (di cui alla fine non produce la pen-drive originale contenente dette immagini), soprattutto appare particolarmente rilevante la circostanza per cui lalibi dallo stesso fornito in ordine a dove si trovasse e cosa stesse facendo tra le ore 9 e le ore 11 del 22 agosto (ora dellomicidio) risulta clamorosamente smentito da Matteo Rallo senza che, al contempo, risulti mai anche solo allegata una qualche ragione che avrebbe indotto questultimo ad accusare ingiustamente limputato. Si ribadisce: proprio questultima è una circostanza assolutamente determinante ma non lunica. Se mancassero gli altri indizi di cui si è detto prima probabilmente potrebbe anche discutersi se un solo elemento indiretto, benché determinante, potrebbe essere sufficiente ad integrare la prova necessaria per pervenire ad una dichiarazione di responsabilità per fatti così gravi. Ed a quel punto potrebbe anche insinuarsi il dubbio di una causalità maligna e sfortunata nei confronti dellimputato. Ma così non è. Una casualità, una coincidenza è chiaramente sempre possibile: una sola, però. Non quattro o cinque in serie che complessivamente valutate, unitamente agli altri elementi di cui si è detto, si riscontrano ampiamente a vicenda e non possono non orientare univocamente per la certa presenza del Rallo sulla scena del crimine al momento dellefferato omicidio dellAzzarello. È vero, il processo non ha consentito di acquisire elementi univoci su quali siano le modalità concrete (la strada seguita, i soggetti che lo hanno accompagnato, le armi concretamente utilizzate, le modalità esecutive dellomicidio) con cui Rallo si sia materialmente recato in contrada Burraiti tra le 9 e le 10:30 ed abbia, quindi, materialmente eseguito il grave delitto. Ma diversamente ragionando dovrebbe ritenersi che, solo per mera casualità, a fronte degli elementi tutti gravi, precisi e concordanti di cui si è detto sopra il Rallo abbia fornito un alibi clamorosamente smentito es a tuttoggi non ha mai fornito alcuna fondata spiegazione su cosa lo stesso abbia fatto dove si trovava tra le 09 e le 10.30 del 22 agosto 2017. E di certo se è vero che la prova indiziaria deve essere tale da escludere la prospettabilità di ogni altra ragionevole soluzione, al contempo non deve anche escludere la più astratta e remota delle possibilità che, in contrasto con ogni qualsivoglia verosimiglianza ed in conseguenza di un ipotetico, inusitato combinarsi di imprevisti ed imprevedibili fattori, la realtà delle cose sia stata diversa da quella ricostruita in base agli indizi disponibili.Nel caso di specie, dunque, la precisione e la gravità degli indizi si caratterizza anche dal non irrilevante numero degli stessi, i quali tutti puntano nella direzione della ricostruzione compiuta, quale lunica in grado di attivare un fondato e rassicurante percorso logico di dipendenza tra più circostanza, valido oltre ogni ragionevole dubbio, lasciando al più fuori solo eventualità remote, pur astrattamente formulabili come possibili in rerum natura ma la cui effettiva realizzazione nella fattispecie concreta risulta priva del benché minimo riscontro nelle emergenze processuali, ponendosi al di fuori dellordine naturale delle cose e della ordinaria razionalità umana.”

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