Giudiziaria

La sparatoria a Villaggio Mosè, le telecamere “smentiscono” le dichiarazioni del fratello della vittima 

E sono proprio le immagini a “parlare” e “smentire” le ricostruzioni di uno degli indagati fermato nelle scorse ore

Pubblicato 2 mesi fa



Le telecamere di sorveglianza hanno avuto un ruolo decisivo. Un contributo fondamentale all’attività investigativa della Squadra mobile di Agrigento sulla sparatoria avvenuta nel parcheggio della concessionaria “Auto per passione” arriva proprio dagli occhi elettronici. L’aggressione ai danni del titolare, trasformatasi poi in tragedia con la morte del trentottenne Roberto Di Falco, uno degli attentatori, è stata ripresa interamente nelle sue fasi. E sono proprio le immagini a “parlare” e “smentire” le ricostruzioni di uno degli indagati fermato nelle scorse ore.

Si tratta di Angelo Di Falco, fratello della vittima, unico tra i fermati a rispondere alle domande di investigatori e inquirenti. Dichiarazioni che, però, sono state ritenute inattendibili. Di Falco, non consapevole dell’esistenza delle riprese video, avrebbe più volte cambiato versione dei fatti: prima dichiarando di non trovarsi insieme al fratello al momento dei fatti, poi di non aver toccato mai l’arma e che la stessa, invece, fosse stata impugnata dal titolare della concessionaria arrivando anche a negare l’esistenza dell’aggressione. Tutte circostanze smentite dai video estrapolati dalle telecamere. Dichiarazioni, quelle dell’indagato, ritenute dagli inquirenti inattendibili. Alla luce delle evidenti incongruenze, unitamente alla sussistenza di un concreto pericolo di fuga, la procura di Agrigento ha emesso il fermo nei confronti di Di Falco così come per Avanzato e Zarbo. 

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