Giudiziaria

L’omicidio del cardiologo Alaimo, il racconto in aula della segretaria dell’ambulatorio

Proseguono le audizioni dei testimoni nel processo a carico di Adriano Vetro, il bidello che ha ucciso il cardiologo Alaimo a Favara

Pubblicato 3 settimane fa

Proseguono le audizioni dei testimoni nel processo a carico di Adriano Vetro, il bidello favarese che lo scorso anno ha ucciso con un colpo di pistola il cardiologo Gaetano Alaimo all’interno dell’ambulatorio di via Bassanesi a Favara. Il processo è ripreso questa mattina davanti la Corte di Assise di Agrigento presieduta dal giudice Giuseppe Miceli. In aula sono stati ascoltati diversi testimoni: due colleghi di lavoro dell’imputato, un neuropsichiatra che lo ha avuto in cura, la sorella e la segretaria dipendente dell’ambulatorio dove si è consumato il delitto.

I colleghi di lavoro di Vetro hanno dichiarato di non aver mai notato comportamenti strani, disturbi o atteggiamenti sospetti. Il neuropsichiatra ha invece riferito di aver avuto in cura il bidello alcuni anni addietro e di avergli prescritto delle gocce per contrastare ansia e conciliare il sonno. Poi è stata la volta della sorella che, dopo aver ricostruito la storia personale ed aver confermato che il congiunto soffrisse di disturbi d’ansia, ha riferito di non aver mai notato episodi particolari e che comunque al fratello pesasse il fatto di non avere la patente. Infine ha testimoniato anche la segretaria dell’ambulatorio dove è avvenuto l’omicidio. La dipendente ha riferito di aver visto Vetro la sera prima del delitto, tranquillo e per niente agitato, per poi incontrarlo nuovamente il giorno seguente, pochi minuti prima che uccidesse il cardiologo.

La difesa dell’imputato, rappresentata dagli avvocati Santo Lucia e Sergio Baldacchino, sostiene da tempo l’incapacità di intendere e volere del bidello. Una tesi sposata anche dal consulente nominato dalla Corte di Assise, la psichiatra Cristina Camilleri. Circostanza, quella dell’infermità mentale, contestata aspramente invece dalle parti civili, rappresentate dagli avvocati Giuseppe Barba e (che assiste i familiari) e Vincenzo Caponnetto (che rappresenta l’Ordine dei medici). Vetro è accusato di omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi e per questo motivo non ha potuto neanche beneficiare del rito abbreviato. Il delitto del cardiologo è avvenuto all’interno della clinica nel centro di Favara. Il bidello si è presentato senza appuntamento in ambulatorio, non ancora aperto al pubblico, e ha esploso un solo colpo, letale, di pistola calibro 7.65. Alla base del fatto di sangue, che ha sconvolto l’intera comunità di Favara, il mancato rilascio di un certificato medico indispensabile per ottenere il rinnovo della patente di guida. Si torna in aula il 14 dicembre. 

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