Giudiziaria

Schiaffi e calci ad alunno disabile, il tribunale: “Totale incompetenza e impreparazione delle maestre”

Depositate le motivazioni della condanna di due maestre agrigentine per i maltrattamenti su un alunno disabile

Pubblicato 2 mesi fa

“Le odierne imputate, con il loro atteggiamento di fredda anaffettività, hanno influenzato profondamente il percorso di crescita del piccolo, reprimendo lo sviluppo della sua personalità ancora in formazione e soffocandone le potenzialità in relazione al particolare disturbo.” Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Agrigento, Giuseppa Zampino, ha depositato le motivazioni della sentenza con cui lo scorso settembre sono state condannate a quattro anni e un mese di reclusione due maestre in servizio in una scuola della Città dei templi per maltrattamenti su un alunno di sei anni affetto da disturbi dell’emotività. 

I fatti al centro del processo risalgono al febbraio 2020 e scaturiscono dalla denuncia presentata dalla madre del piccolo. I familiari, che si sono costituiti parte civile nel processo rappresentati dall’avvocato Salvatore Cusumano, hanno ricevuto una provvisionale immediatamente esecutiva di 20 mila euro per i danni subiti. Sono più di otto gli episodi di percosse contestati alle due insegnanti, una di sostegno e una di ruolo. La principale fonte di prova sono le telecamere piazzate dalla polizia in aula che documentano schiaffi, sculacciate e anche un calcio. 

Il giudice, nelle motivazioni, scrive:È emersa, da un lato, la totale incompetenza e impreparazione dell’insegnante in ragione del particolare ruolo di maestra di sostegno dalla stessa rivestito e che era chiamata a svolgere nella gestione della indubbia vivacità del piccolo determinando ciò, dall’altra, la legittimazione dell’altra insegnante del resto della classe a intervenire nel contenimento dello stesso, entrambe – tuttavia – adottando dei metodi ben lontani da quelli che avrebbe richiesto la delicatezza e la particolarità del caso di specie. La condotta delle odierne imputate è, inoltre, abituale, essendo i comportamenti vessatori reiterati nel tempo.”

Si legge ancora:“Ebbene, nel caso di specie, sono stati registrati più di otto distinti episodi di percosse, posti in essere dalle imputate a distanza di tempo l’uno dall’altra e in un arco temporale di appena un mese [..] Al riguardo è particolarmente eloquente la postazione del piccolo all’interno dell’aula, relegandolo al lato destro della cattedra, quasi a volerlo escludere (e non includere quale, invece, dovrebbe essere una delle funzioni della scuola) dal resto della classe”. E ancora, dai filmati emerge come il piccolo non venga in alcun modo coinvolto nelle attività della classe né tantomeno la sua maestra di sostengo lo impegna in attività adatte alla particolarità del caso. Sostanzialmente, durante tutto il tempo trascorso a scuola, il piccolo è stato lasciato totalmente in balia di se stesso.

La difesa ha tentato di sostenere l’ipotesi che il piccolo, in ragione dei disturbi comportamentali da cui è affetto, non fosse idoneo a essere componente di una classe ma dovesse essere inserito in strutture idonee. Il giudice, sul punto, chiosa: “Tale assunto, oltre a essere riprovevole e diseducativo, mortifica e vanifica la funzione stessa dell’insegnante di sostegno, volta appunto a “sostenere” e, quindi, aiutare quei soggetti che ne hanno maggiormente bisogno rispetto agli altri.”

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