Strage di Altavilla, chiesti ergastolo per la “coppia diabolica” e 30 anni per Giovanni Barreca
La pena dell'ergastolo per Sabrina Fina e Massimiliano Carandente
La pena dell’ergastolo per la ‘coppia diabolica’, Sabrina Fina e Massimiliano Carandente e 30 anni di carcere per Giovanni Barreca, tenuta conto la semi infermità mentale, sono stati chiesti, al termine della requisitoria, dal pm di Termini Imerese Manfredi Lanza, nel processo per la strage di Altavilla Milicia. Secondo l’accusa, Barreca avrebbe ucciso, con l’aiuto della coppia, la moglie, Antonella Salamone e i due figli, Kevin di 17 anni ed Emanuel di appena 5 anni. Presente al momento della richiesta di pena anche il Procuratore capo di Termini Imerese Angelo Vittorio Cavallo. I tre imputati erano in aula, seduti tutti lontano, l’uno dall’altro. La coppia nel frattempo si è separata.
La strage avvenne a febbraio 2024 nella villetta di Altavilla Milicia di Barreca. L’uomo, fanatico religioso, secondo l’accusa, avrebbe sterminato la famiglia, lasciando in vita solo la figlia maggiorenne, in preda a crisi mistiche che lo avrebbero convinto della presenza del demonio nelle vittime e nell’abitazione. Gli omicidi furono preceduti da preghiere di gruppo, a cui parteciparono i coimputati, conosciuti in una comunità evangelica, e da atroci torture subite, specie, dal più piccolo dei figli, colpito ripetutamente con l’attizzatore del camino e con un phon. Al termine della requisitoria sono cominciate le arringhe dei difensori, l’udienza è stata rinviata al 10 giugno. La figlia di Barreca, Miriam, all’epoca dei fatti minorenne, fu condannata a 12 anni otto mesi in primo grado per concorso nella strage. La sentenza è stata ribaltata in appello: la ragazza è stata assolta in quanto incapace di intendere e di volere.
Questa mattina, oltre alla pubblica accusa, ha discusso anche la parte civile rappresentata dall’avvocato Floriana Salamone (che difende i familiari delle vittime). Il legale ha concluso chiedendo la piena responsabilità di tutti gli imputati, anche di Barreca, in quanto non si ritiene che il fatto-reato sia ascrivibile ad uno stato di incapacità di intendere e volere conseguente ad una patologia mentale. Il contributo decisivo è stato offerto nel corso delle udienze dall’esame dei propri consulenti tecnici, dott.ssa Militello e dott. Romero, che hanno avuto un ruolo importante nel chiarire che Giovanni Barreca ha costruito e gestito, insieme a Carandente e Fina, un sistema di violenze e di torture, usando il fanatismo come linguaggio e strumento, e che lo ha fatto con piena consapevolezza del significato e delle conseguenze delle proprie azioni.


