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La strage di Ravanusa nell’inchiesta appalti e mazzette: lavori “gonfiati” in cambio di un’auto al dirigente comunale?

Per i pm gli imprenditori favaresi pagarono una tangente al dirigente comunale in cambio dell’aumento dei lavori per la ricostruzione post-esplosione

Pubblicato 54 minuti fa

Cinquemila euro in contanti quale anticipo per l’acquisto di un’auto al figlio del dirigente comunale in cambio dell’aumento del valore dei lavori per la ricostruzione post-esplosione. La strage di Ravanusa, la terribile deflagrazione avvenuta nel dicembre 2021 che provocò la morte di 9 persone (10 con un bimbo in grembo della giovane madre deceduta ndr), entra nell’inchiesta “appalti e mazzette”. La Procura di Agrigento ha notificato negli scorsi giorni l’avviso di conclusione indagini nei confronti di 24 persone e 8 imprese edili sostenendo l’esistenza di un “sistema” in grado di pilotare gli appalti pubblici attraverso le tangenti.

Tra le tante ipotesi di corruzione vi è anche quella relativa ai lavori di ripristino delle coperture e delle pareti per il crollo degli edifici in via Trilussa, nel quartiere letteralmente raso al suolo dall’esplosione. I protagonisti di questa vicenda sono il superburocrate Sebastiano Alesci, già dirigente comunale, il funzionario Vittorio Giarratana e gli imprenditori Caramazza (Dino è stato arrestato due volte nell’ultimo mese per vicende analoghe ndr). A tutti viene contestato il reato di corruzione aggravata. Per la Procura di Agrigento, infatti, gli imprenditori favaresi avrebbero corrotto il dirigente Alesci con una mazzetta di 5 mila euro in contanti, quale “anticipo” per l’acquisto di un’auto Mitsubishi poi intestata al figlio del dirigente comunale, in cambio dell’aumento del valore dei lavori affidati alla Cargroup srl.

Tutti i passaggi vengono monitorati dai poliziotti della Squadra mobile di Agrigento. Una volta pagata la tangente, infatti, Caramazza inviava un computo metrico per ulteriori lavori prima al dirigente Alesci (il 19 settembre 2022) e poi al funzionario Giarratana (il 18 ottobre 2022) con un aumento di 56.382 euro rispetto alla stima iniziale. L’importo – scrivono i pm nell’atto di accusa – veniva “pedissequamente recepito” dal Giarratana nel computo metrico a sua firma, trattandosi di un atto a sua firma, e poi dall’Alesci nella determina dirigenziale del 7 novembre 2022. L’appalto, il cui importo in origine era di 200 mila euro, passò a 256.382 euro. Per la Procura di Agrigento ci fu una “violazione dei doveri di correttezza e lealtà con una commistione tra controllati e controllori”. 

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