Cultura

Una sola moltitudine: il Museo Archeologico delle Pelagie ospita due installazioni ambientali di Gianni Cella

Due installazioni site specific trasformano lo spazio del Museo in presenze, storie e volti, valorizzando il ruolo di Lampedusa come luogo simbolico di incontro e transito e promuovendo il dialogo tra arte contemporanea e territorio

Pubblicato 29 minuti fa

Tra luglio e agosto il Museo Archeologico delle Pelagie ospita due grandi installazioni ambientali di Gianni Cella, uno dei protagonisti dell’arte italiana dagli anni Ottanta.

La mostra Una sola moltitudine. Gianni Cella, a cura di Alessandra Klimciuk, realizzata dal Parco Archeologico Valle dei Templi di Agrigento insieme ad ATS Pelagie, con il patrocinio del Comune di Lampedusa e Linosa e in collaborazione con Associazione Solart e Gruppo Zenit.

Per il Museo Archeologico Regionale delle Pelagie di Lampedusa, Gianni Cella realizza il progetto Una sola moltitudine, composto da due installazioni ambientali che affrontano il tema dell’appartenenza attraverso una molteplicità di volti. In dialogo con il valore simbolico di Lampedusa come luogo di attraversamenti, incontri e migrazioni, il progetto espositivo propone una visione dell’umanità come insieme di differenze irriducibili che trovano forma in un unico corpo collettivo.

Con una qualità al tempo stesso poetica, politica e filosofica, mai didascalica, il progetto tiene insieme la pluralità delle identità e l’idea di una comune condizione umana. In questo contesto Lampedusa diventa un dispositivo narrativo centrale: uno spazio in cui i numeri si trasformano in presenze, storie e volti. 

L’intervento sulla facciata del museo, Umano Mediterraneo si presenta come una grande installazione circolare composta da quaranta volti in vetroresina modellati e dipinti a mano, materia che negli anni è diventata la cifra stilistica dell’artista. In oltre quarant’anni di produzione artistica, Gianni Cella ha testimoniato una fedeltà assoluta alla materia plastica, esito di un processo più complesso che include anche il disegno e la pittura. Attraverso l’uso della vetroresina e della modellazione manuale, l’artista dà vita a figure antropomorfe e ibride dai colori vivaci e dalle forme essenziali. L’installazione esterna evoca i flussi migratori, le dinamiche di transito e il rapporto tra individuo, comunità e territorio, senza mai ridurre tali temi alla dimensione della cronaca. Tra questi volti trova spazio anche il ritratto di Papa Leone, che non appare come protagonista isolato, ma parte di quella stessa moltitudine umana che l’installazione celebra, sottolineando il valore dell’incontro, dell’accoglienza e della comune appartenenza, che la storia di Lampedusa testimonia.

Il significato dell’opera sulla facciata esterna al Museo trova un ulteriore sviluppo nell’installazione interna Atlante Umano, composta da tre pannelli dedicati ad Africa, Asia ed Europa, i continenti maggiormente coinvolti nelle rotte che attraversano Lampedusa. Le faccine in vetroresina, replicate e distribuite sulle superfici cartografiche, trasformano la mappa geografica in una rappresentazione emotiva e relazionale della popolazione mondiale, suggerendo al tempo stesso la frammentazione geografica e la connessione globale delle identità. Al centro dello spazio espositivo, la scultura Souvenir di un mondo perduto stabilisce un collegamento tra la dimensione simbolica delle mappe e l’esperienza concreta dell’approdo. La figura restituisce centralità ai corpi e alle storie individuali, ricordando come ogni geografia sia innanzitutto una geografia umana.

Dietro l’apparente leggerezza delle opere emerge una riflessione profonda sulla condizione umana: l’ironia cela la malinconia, il senso di inadeguatezza e un disagio esistenziale reso ancora più evidente dal contrasto tra i colori sgargianti e la leggerezza della vetroresina.

Gianni Cella (Pavia, 1953) è tra i protagonisti dell’arte italiana dagli anni Ottanta. Fin dagli esordi sviluppa un linguaggio immediato, ironico e colorato, attraverso cui osserva criticamente la società contemporanea. Al centro della sua ricerca, che comprende scultura, pittura e installazione, vi sono l’individuo e la collettività: figure ibride e antropomorfe diventano metafore della condizione umana, delle sue fragilità e della necessità di una convivenza condivisa. Celebre per le sue sculture in vetroresina dai colori vivaci, Cella affronta poeticamente con una ironia corrosiva temi come consumismo, conformismo e contraddizioni del presente. Dopo la conclusione dell’esperienza con il collettivo dei Plumcake, tra i protagonisti del Nuovo Futurismo, dal 2000 Cella prosegue il proprio percorso individuale ampliando la dimensione narrativa della sua ricerca e reintroducendo pittura a olio e acquerello. Tra le mostre più recenti segnaliamo la mostra antologica Plastiche apparenze: dai Plumcake a Gianni Cella (Fondazione Stelline, Milano 2023), la personale Lo spazio ineffabile a Cannobio (VB) (Palazzo, 2026) e la sua partecipazione alla mostra Anacronismi e discronie. Arte italiana dagli anni Ottanta ad oggi (MART di Trento e Rovereto 2026). Nel 2025 esce per Allemandi la monografia Gianni Cella: Dai Plumcake alla casa di Marzapane, a cura di Loredana Parmesani e Marianna Cappia. 

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