Dopo le condanne restano in carcere i fiancheggiatori del boss Leo Sutera: sentenza tra 30 giorni

Redazione

Mafia

Dopo le condanne restano in carcere i fiancheggiatori del boss Leo Sutera: sentenza tra 30 giorni

di Redazione
Pubblicato il Ott 21, 2019
Dopo le condanne restano in carcere i fiancheggiatori del boss Leo Sutera: sentenza tra 30 giorni

Slittamento di trenta giorni del deposito delle motivazioni della sentenza con la quale il Gup del Tribunale di Palermo Marcella Ferrara ha condannato a 18 anni di carcere Leo Sutera, boss di Sambuca di Sicilia processato con il rito abbreviato ma anche, a tre anni, i suoi favoreggiatori: la fioraia di Sambuca di Sicilia Maria Salvato, 45 anni, l’autista di Sutera, Vito Vaccaro, 57 anni, e l’imprenditore Giuseppe Tabone.

Quest’ultimo si è visto anche respinta l’istanza di scarcerazione presentata nel suo interesse dal difensore di fiducia, Angela Porcello che proporrà, nei termini previsti, appello al Tribunale della Libertà stante l’insussistenza delle esigenze cautelari ma soprattutto la sproporzione

tra la pena irrogata di tre anni e quella scontata in fase cautelare di un anno.

Dunque, slitta di trenta giorni il deposito della sentenza che chiarirà le ragioni delle condanne inflitte in un processo a carico di “u profissuri”, ritenuto fedelissimo del super-latitante Matteo Messina Denaro, che venne fermato dalla Squadra mobile di Agrigento, guidata da Giovanni Minardi e dai colleghi palermitani comandati da Rodolfo Ruperti, il 29 ottobre dello scorso anno, al termine di una lunga attività di indagine.

Il provvedimento di fermo, emesso dal sostituto procuratore della Dda Claudio Camilleri, si rese necessario per la possibilità di fuga dello stesso Sutera che, registrato da una microspia, avrebbe paventato al suo autista la possibilità di spostarsi verso l’est dell’Europa.

Nel corso del processo, il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Alessia Sinatra aveva chiesto la condanna a 20 anni per Sutera e tre anni ciascuno per Maria Salvato Giuseppe Tabone,  Vito Vaccaro.

Il capomafia sambucese, che ha fatto parte della cerchia ristretta dei soggetti in contatto con il latitante trapanese Matteo Messina Denaro, è stato al centro di un’indagine iniziata nel 2015 «che ha consentito di ricostruire gli interessi criminali di Sutera e le responsabilità dei suoi sodali. Sutera avrebbe impartito direttive attraverso la costante partecipazione a riunioni ed incontri con gli altri associati e presieduto a tutte le relative attività ed affari illeciti, curando la gestione delle interferenze nella realizzazione delle opere oggetto di appalti ed opere pubbliche, nonché assicurando il collegando con altre articolazioni territoriali di Cosa nostra.

Il boss di Sambuca di Sicilia avrebbe potuto contare sull’apporto di Giuseppe Tabone, Maria Salvato e Vito Vaccaro «particolarmente attivi nell’aiutare il capomafia aiutandolo ad eludere le indagini, salvaguardandone gli spostamenti e la comunicazione». Tabone e Salvato lo avrebbero tenuto costantemente informato dell’esistenza di telecamere e di possibili attività investigative nei suoi confronti, mentre Vaccaro avrebbe anche messo a sua disposizione mezzi e risorse, tra cui un immobile da destinare ad incontri riservati.


Dal Web


Copyright © anno 2017 - Edizioni Grandangolo - Via Mazzini, 177 -
Numero telefonico: 351 533 9611- 92100 Agrigento - Codice Issn: 2499-8907 -
Iscrizione R.O.C.: 34513 - Registrazione al Tribunale di Agrigento n. 264/04

Change privacy settings