Il mandamento mafioso di Porta Nuova, 12 condanne e 4 assoluzioni
Nel processo che e' una tranche dell'operazione Grande Inverno, del febbraio dello scorso anno. Nel maxiblitz di tredici mesi fa furono arrestate 181 persone
Il Gup del tribunale di Palermo Claudio Emanuele Bencivinni ha condannato dodici imputati, assolvendone altri quattro, nel processo che e’ una tranche dell’operazione Grande Inverno, del febbraio dello scorso anno. Nel maxiblitz di tredici mesi fa furono arrestate 181 persone e oggi sono stati giudicati in abbreviato gli appartenenti al mandamento di Porta Nuova.
Cosi’ la decisione: Giovanni Castello ha avuto 12 anni, Giuseppe Di Maio 11, un mese e 10 giorni, Francesco Paolo Putano 14, 9 mesi e 23 giorni in continuazione con una precedente condanna, Francesco Paolo Viviano 8 anni e 4 mesi, Francolino Spadaro 11 anni, un mese e 10 giorni, Pietro Di Blasi, Giuseppe La Barbera e Francesco Paolo Luisi 5 anni ciascuno, Fortunato Bonura 4, Filippo Marino e Salvatore Castello 3 e 4 mesi a testa, Agostino Lupo 2 anni e due mesi. Personaggio di spicco era Spadaro, figlio di Tommaso, il “re della Kalsa”, trafficante di droga e contrabbandiere di sigarette, morto alcuni anni fa. Tra gli assolti Tonino Seranella, immortalato mentre si dava un bacio in bocca, segno di appartenenza alla stessa organizzazione, con Francesco Paolo Viviano. Gli altri assolti sono Francesco Battaglia, Rosario Mandala’ e Vito Sacco. Erano parte civile il Comune, Addiopizzo, Centro studi Pio La Torre, Sos Impresa, Solidaria, Confcommercio, Confesercenti, Confimpresa, Federazione antiracket, Sportello di solidarieta’.
Era costituito anche un imprenditore vittima del pizzo, con l’assistenza di Addiopizzo. L’associazione evidenzia “la persistenza del fenomeno estorsivo nel settore dell’edilizia. Ci sono infatti aree della citta’ e della provincia di Palermo dove imprenditori e operai hanno serie difficolta’ a lavorare, dato che altre imprese edili in cambio delle estorsioni pagate si accaparrano forniture e lavori con la protezione di Cosa nostra. Ma la storia di questo imprenditore e di questi operai dimostra anche che denunciare e’ possibile, che il coraggio e l’unione possono fare la differenza e che, passo dopo passo, il muro dell’omerta’ puo’ essere scalfito”.




