Mafia

La mafia agrigentina secondo la DIA: “Anziani boss pronti a ripristinare il vecchio potere”

Ecco cosa emerge dalla relazione della Direzione Investigativa Antimafia che fa riferimento al secondo semestre del 2023.

Pubblicato 4 settimane fa



Le innumerevoli attivita’ di contrasto eseguite nel corso degli anni, anche con la cattura di importanti latitanti, e l’apprensione da parte dello Stato dei patrimoni illeciti accumulati in decenni di attivita’ criminale hanno fortemente ridimensionato il potere di cosa nostra incrinandone la tradizionale struttura verticistica. Cosa nostra, continua ad essere alla ricerca di una leadership che, dopo la morte di Salvatore Riina nel 2017, non risulta essersi piu’ ricostituita”. E’ quanto emerge dall’ultima Relazione semestrale presentata oggi dalla Direzione investigativa antimafia. “Considerate le complesse relazioni tra le famiglie di cosa nostra e gli altri clan presenti nella Sicilia orientale – sottolineano gli investigatori – gli attuali equilibri criminali sono caratterizzati da assetti a ‘geometria variabile’, in ragione della fluidita’ delle leadership criminali e dei business illegali oggetto di contesa ovvero motivo di alleanze e tregue tra i diversi clan. Le attivita’ giudiziarie evidenziano la preferenza di cosa nostra e delle altre organizzazioni mafiose siciliane ad infiltrarsi negli ambienti affaristico-imprenditoriali ove poter impiegare gli ingenti capitali illeciti di cui dispone”. Le attivita’ di contrasto hanno confermato i “tradizionali” interessi illeciti del traffico di droga, delle estorsioni, del gioco e delle scommesse on line”.

LA MAFIA IN PROVINCIA DI AGRIGENTO

Nella provincia di Agrigento si conferma la coesistenza di cosa nostra e della stidda, due realtà mafiose storicamente radicate nel territorio, sempre pronte all’individuazione e spartizione delle attività criminali da perpetrare sul territorio. In particolare, il Procuratore della Repubblica di Palermo afferma che “oggi registriamo la nuova presenza di esponenti della vecchia organizzazione criminale e di nuovi soggetti che si avvicinano al fenomeno «stiddaro» per ricostruire un’organizzazione in qualche modo dialogante con cosa nostra”. In tale contesto criminale, inoltre, risulterebbero attivi anche alcuni gruppi organizzati su base familiare, quali le famigghiedde e i paracchi che, operano autonomamente rispetto a cosa nostra e alle consorterie stiddare. Cosa nostra agrigentina, basata sulla storica suddivisione mandamentale (risulterebbero 7 mandamenti: Agrigento, Burgio, Santa Margherita Belice, Santa Elisabetta, Cianciana, Canicattì e Palma di Montechiaro, nel cui ambito opererebbero 42 famiglie) e ancorata alle tradizionali regole mafiose, continua comunque a rivestire un ruolo di supremazia sul territorio, in connessione con le omologhe articolazioni mafiose catanesi, nissene, palermitane, trapanesi e di oltreoceano. Assunto questo confermato, oltre che da pregresse attività investigative dagli esiti dell’operazione “Xydy”, del 2021 e incentrata sul mandamento di Canicattì, dalla quale sono emersi “…continui e strettissimi…” contatti tra alcuni esponenti di quel mandamento con sodali di altre province siciliane, finalizzati alla organizzazione e alla gestione di lucrosi affari. Nel tempo si sarebbe evidenziata inoltre una sorta di “emigrazione criminale” agrigentina verso l’Europa (Paesi del nord Europa, con particolare riguardo a Germania e Belgio e verso il continente americano e canadese , con la tendenza di ricostruire in territorio straniero aggregati delinquenziali che mantengono legami con quelli locali. Al riguardo il 17 marzo 2023 a Montreal (Canada), è stato ferito un esponente di vertice del clan Rizzuto, i cui componenti risulterebbero originari della provincia di Agrigento, evento che potrebbe essere sintomatico di una faida tesa al controllo degli interessi economici in quello Stato. Nel periodo in esame si sono registrate diverse attività di polizia giudiziaria inerenti il traffico di stupefacenti ed eventi estorsivi. Al riguardo, nei comuni dell’agrigentino (Palma di Montechiaro, Favara, Canicattì, Ravanusa e Licata), l’11 gennaio 2023 i Carabinieri, nell’ambito dell’operazione “Condor” , hanno disarticolato un’associazione di tipo mafioso dedita alle estorsioni e al traffico di droga. L’indagine ha consentito di evidenziare lo stretto legame tra cosa nostra e stidda. Le attività, che hanno visto il coinvolgimento anche di soggetti gravitanti in territori di “competenza” del mandamento di Agrigento, hanno ricostruito il tentativo di cosa nostra di Palma di Montechiaro di espandere il proprio potere mafioso anche su altri territori nel settore agro-alimentare e di fronteggiare l’espansione di un gruppo criminale di matrice stiddara che, approfittando delle incessanti attività investigative che avevano portato alla condanna di numerosi appartenenti a cosa nostra, si era mosso fino a quel momento sottotraccia implementando i propri ranghi ed estendendo le proprie attività criminali. L’indagine, che ha tra l’altro disvelato la capacità dell’organizzazione di assumere il controllo del settore delle slot machines e degli apparecchi da gioco, ha evidenziato solidi rapporti tra il vertice della famiglia mafiosa di Palma di Montechiaro e la ‘ndrina di Platì (RC), consentendo inoltre di documentare l’esistenza di una associazione dedita al traffico di stupefacenti operante nei territori di Palma di Montechiaro, Licata e Palermo e diretta da un soggetto appartenente alla stidda. Infine, è emerso che parte degli importi scaturiti dalla c.d. “messa a posto” venivano distribuiti alle famiglie dei detenuti. L’operazione “Levante”, conclusa dai Carabinieri il 15 febbraio 2023, ha interessato i comuni di Lampedusa e Linosa, Favara, Catania, Gioiosa Marea ed ha consentito di sottoporre a fermo di indiziato di delitto 11 soggetti, ritenuti responsabili di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Il provvedimento scaturisce da una attività d’indagine avviata agli inizi del mese di luglio 2022 nel corso della quale venivano rinvenuti e sequestrati circa 25 kg di cocaina. I soggetti sono ritenuti responsabili di trasporto, detenzione e svariate cessioni di droga sia a Lampedusa che nelle piazze agrigentine e del catanese. Il 21 febbraio 2023, l’operazione “Hybris”, conclusa dalla Polizia di Stato, ha consentito di trarre in arresto 26 soggetti, ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Le attività investigative, che sono scaturite a seguito di due tentati omicidi nei confronti di altrettanti soggetti licatesi, hanno permesso di accertare l’esistenza e l’operatività di un’associazione criminale armata, con ramificazioni a Catania, Caltanissetta e Gela, costituita da numerosi soggetti aventi ruoli e compiti differenti, tutti funzionali a una sistematica, organizzata e continuata attività finalizzata all’importazione, al trasporto, alla cessione di cocaina. La base operativa del sodalizio era a Licata. La struttura organizzativa era in grado di garantire continuità alle attività criminali anche quando taluni dei suoi componenti venivano tratti in arresto nonché di rimodularsi in occasione di qualsivoglia difficoltà operativa. In particolare, sono stati accertati i legami fra il sodalizio in argomento e cosa nostra operante a Licata. Il 22 maggio 2023 la Polizia di Stato di Agrigento ha tratto in arresto un “corriere”, residente a Realmonte, trovato in possesso di oltre 30 kg di cocaina. Le investigazioni poste in essere nel semestre, hanno confermato l’interesse di cosa nostra agrigentina al settore degli appalti e dei pubblici servizi. Inoltre, nel periodo attenzionato si sono registrati eventi di presumibile natura intimidatoria112, nonché episodi di violenza. Nell’ambito della criminalità mafiosa contrasti potrebbero derivare dal ritorno in libertà di anziani e carismatici uomini d’onore pronti a ripristinare il loro vecchio potere. Sul fronte della prevenzione amministrativa è stata sviluppata una considerevole sinergia istituzionale che ha permesso al Prefetto di Agrigento di emettere nel primo semestre 2023 n.8 provvedimenti antimafia interdittivi nei confronti di altrettante imprese. Infine, si rammenta che nel corso del tempo sul territorio della provincia agrigentina è stata riscontrata, altresì, la presenza di sodalizi stranieri, per lo più maghrebini, egiziani e rumeni, “tollerati” dalla mafia in quanto dediti a illeciti non di diretto interesse mafioso quali il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, il riciclaggio di materiale ferroso, lo sfruttamento della prostituzione e lo spaccio al dettaglio di stupefacenti.

PIÙ CORRUZIONE E AFFARI, MENO VIOLENZA

Le organizzazioni criminali, da tempo impegnate ad adattarsi ai cambiamenti socio-economici e ad infiltrarsi nell’economia legale, hanno “implementato le capacità relazionali sostituendo l’uso della violenza, sempre più residuale ma mai ripudiato, con strategie di silenziosa infiltrazione e con azioni corruttive”. E’ quanto si legge nella Relazione della Direzione investigativa Antimafia al Parlamento e relativa all’attività svolta nei primi sei mesi del 2023. “Oggi le mafie preferiscono rivolgere le proprie attenzioni ad ambiti affaristico-imprenditoriali, approfittando degli ingenti capitali accumulati con le attività illecite”. 

LA MAFIA E L’USO DI CHAT E SOCIAL 

“Con il liberarsi dal modello di una mafia di vecchia generazione, aderendo piuttosto alla nuova ed accattivante immagine imprenditoriale, l’uso della tecnologia assume un ruolo determinante per l’attivita’ illecita delle organizzazioni criminali, che con sempre maggiore frequenza utilizzano i sistemi di comunicazione crittografata, le molteplici applicazioni di messaggistica istantanea e i social”. E’ il nuovo profilo della criminalita’ organizzata disegnato dalla Dia nella sua ultima Relazione semestrale al Parlamento, presentata oggi a Roma. Come ha ricordato il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Giovanni Melillo, in audizione davanti alla commissione antimafia, le tecnologie digitali sono ormai “il cardine organizzativo delle reti criminali, non solo delle reti mafiose”: esse rappresentano “un moltiplicatore della capacita’ operativa delle reti criminali”. In generale, per Melillo, le organizzazioni criminali mafiose “vivono nel cyberspace” e “lo piegano a fini piu’ diversi”.

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