Mafia

L’omicidio dell’imprenditore Passafiume, sentite nuovamente in aula moglie e nipote della vittima 

La Corte di Assise ha ritenuto fondamentale ai fini della decisione sentire nuovamente in aula la moglie e la nipote della vittima, testimoni oculari dell'agguato

Pubblicato 3 mesi fa

Bisognerà attendere ancora altre due settimane per conoscere il verdetto della Corte di Assise di Agrigento nel processo a carico di Filippo Sciara, ergastolano, membro della famiglia mafiosa di Siculiana, accusato dell’omicidio di Diego Passafiume, onesto imprenditore di Cianciana ucciso in un agguato mafioso il 22 agosto 1993. La sentenza, inizialmente prevista per questa mattina, verrà emessa il prossimo 15 dicembre. Questo perché la Corte di Assise presieduta da Wilma Angela Mazzara, con apposita ordinanza, ha ritenuto fondamentale ai fini della decisione disporre l’assunzione di nuovi mezzi di prova anche oltre la chiusura del dibattimento.

I giudici hanno voluto sentire nuovamente in aula la moglie e la nipote della vittima, testimoni oculari del delitto poiché presenti al momento dell’agguato. Le due donne (rappresentate dagli avvocati Danilo Giracello e Daniela La Novara) hanno riferito per la seconda volta, confermando quanto già dichiarato in precedenza, i particolari sulla dinamica dell’omicidio e, ancora più nello specifico, la collocazione dell’auto dei killer che si affiancò al veicolo di Passafiume. Ed è proprio su questo dettaglio (in particolare la presenza di un’altra auto affiancata a quella della vittima e se i colpi di fucile sono stati esplosi da dentro o fuori l’abitacolo) che la difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Carmelo Terranova, solleva più di un dubbio. Tutti elementi che saranno valutati dalla Corte di Assise di Agrigento che, il prossimo 15 dicembre, emetterà la sentenza. L’accusa, sostenuta in aula dal sostituto procuratore della Dda di Palermo Alessia Sinatra, ha chiesto la condanna all’ergastolo nei confronti di Sciara. 

Diego Passafiume viene ucciso il 22 agosto 1993 davanti a moglie, nipote, suocera e due bambini. Era il giorno del suo diciannovesimo anniversario di matrimonio. Un delitto che per venticinque anni è rimasto un vero e proprio cold case. Passafiume si era fermato con la sua Golf in contrada “Ponte padre Vincenzo” per mostrare ai suoi familiari un terreno acquistato da poco, frutto del sacrificio e del duro lavoro, prima di raggiungere casa di un cognato per festeggiare l’anniversario di matrimonio. Una Alfa Romeo 164 affiancò il veicolo dell’imprenditore e una persona armata di fucile sparò almeno tre colpi. Passafiume, reale bersaglio dell’attentato, fu ucciso mentre suocera e nipote rimasero ferite lievemente. Moglie e nipote della vittima, già subito dopo l’omicidio, fornirono importanti e precisi dettagli riconoscendo Filippo Sciara sul luogo del delitto. La svolta arriva il 7 settembre 2018 a distanza di venticinque anni dall’omicidio e dopo ben due archiviazioni: i carabinieri, in una indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, arrestano Sciara.

Filippo Sciara è un nome noto nel panorama mafioso agrigentino. Elemento di spicco della famiglia mafiosa di Siculiana, ergastolano, indicato come uno dei carcerieri del piccolo Giuseppe Di Matteo durante la prigionia trascorsa in almeno quattro covi nella provincia di Agrigento. L’impianto accusatorio si fonda sostanzialmente su due colonne portanti: il riconoscimento dei familiari presenti durante l’agguato e le dichiarazioni del già collaboratore di giustizia Pasquale Salemi che definì il contesto e indicò il boss Giovanni Pollari, storico capomafia di Cianciana deceduto mentre stava scontando l’ergastolo, il mandante del delitto. Diego Passafiume, piccolo e onesto imprenditore del movimento terra, era ritenuto scomodo. Non si era piegato alle regole e alla prepotenza di Cosa nostra. Un appalto che faceva gola a molti, come tanti in quel periodo nella bassa Quisquina, avrebbe poi innescato la micidiale reazione.

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