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Mafia

Mafia, pentiti tornano in città e riorganizzano il clan: 8 condanne definitive 

Diventano definitive otto condanne del processo scaturito dalla maxi inchiesta “Predominio”

Pubblicato 2 settimane fa

Erano tornati in città, dopo aver espiato la pena e concluso il percorso di collaborazione con la giustizia, con l’obiettivo di riconquistare il territorio e tornare al potere. Diventano definitive, con il pronunciamento della Corte di Cassazione, otto condanne del processo scaturito dalla maxi inchiesta “Predominio”, operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina ed eseguita tre anni fa dalla Squadra Mobile. 

Le condanne definitive riguardano: Nicola Galletta (15 anni), Alberto Alleruzzo (2 anni), Giuseppe Selvaggio (3 anni), Vincenzo Barbera (6 anni), Angelo Arrigo (7 anni), Giuseppe Cutè (6 anni), Cosimo Maceli (7 anni) e Pasquale Pietropaolo (10 anni). Per due imputati – Antonino Stracuzzi e Orazio Bellissima – la Cassazione ha annullato il verdetto e si dovrà dunque rifare un nuovo processo in Corte di Appello ma limitatamente alla concessione delle attenuanti generiche. 

L’inchiesta aveva fatto luce su un gruppo di ex pentiti messinesi, protagonisti di spicco dei clan negli anni ’80 e ’90, che dopo aver concluso il percorso di collaborazione avevano provato a riallacciare i contatti con i clan di Cosa Nostra dello Stretto. Cinque gli ex collaboratori che finirono in manette nella retata: Nicola Galletta, Gaetano Barbera, Salvatore Bonaffini, Pasquale Pietropaolo e Antonino Stracuzzi, quest’ultimo risponde solo di detenzione e porto di armi.

Intercettazioni, pedinamenti e analisi dei traffici telefonici hanno accertato l’esistenza di due organizzazioni criminali, una di tipo mafioso, l’altra con il principale scopo di trafficare in droga, legate tra loro da interessi illeciti comuni. Alcuni componenti della cosca mafiosa facevano parte anche dell’organizzazione criminale di trafficanti di droga. Le organizzazioni “sorelle” avevano assunto un ruolo negli ambienti criminali tale da incidere sulle dinamiche del malaffare messinese.

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