Licata

Mafia, sequestrate a Licata le aziende multimilionarie riconducibili ad Angelo Stracuzzi

Il provvedimento di sequestro riguarda le società: Madreterra srl; Savap tecnologie srl; Cappuccino srl; Giò srl; Ortoplast srl; Le tre C srl tutte intestate alla moglie

Pubblicato 3 mesi fa

Hanno collaborato Irene Milisenda e Gabriele Terranova

Ci sono sviluppi clamorosi nell’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza, militari del Gruppo di Agrigento e della Tenenza di Licata, coordinata dai pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia (Francesca Dessì e Claudio Camilleri) riguardante Angelo Salvatore Stracuzzi, di Licata, 58 anni, vecchia conoscenza di investigatori e magistrati, oggi indagato per associazione mafiosa, estorsione, turbata libertà degli incanti, trasferimento fraudolento di valori, reati secondo l’accusa commessi ad Agrigento, Licata, Palma di Montechiaro.

Tre settimane fa, in assoluta esclusiva, vi avevamo raccontato delle perquisizioni scattate nei confronti dello stesso Angelo Stracuzzi ed altre nove persone, a vario titolo collegate con lui ed in particolare con Rita Giovanna Nogara, 50 anni, moglie dell’indagato.

La Guardia di finanza in azione a Licata per sequestrare le società di Angelo Stracuzzi

Ecco, proprio la donna è la destinataria di un provvedimento di sequestro preventivo di ben sei società e relative quote sociali e patrimonio aziendale (valore imponente: parecchi milioni di euro) emesso nei giorni scorsi dal Tribunale della libertà di Palermo – sezione libertà personale e sequestri – chiamato ad intervenire dopo un ricorso della Procura avverso la decisione del Gip del Tribunale di Palermo di negare il sequestro dei beni aziendali tutti riconducibili, secondo l’indagine sinora svolta dalla Guardia di finanza, ad Angelo Stracuzzi. I pubblici ministeri, subito il provvedimento di rigetto della richiesta di sequestro hanno agito attaccando: ricorso al Tribunale del Riesame e contestuale perquisizione a carico di dieci persone tutte indagate nell’ambito della stessa inchiesta con varie tipologie di ipotesi di reato ritenute prestanome e favoreggiatori di Stracuzzi per aver intestato fittiziamente i beni di quest’ultimo non esponendoli alle attività di sequestro e confisca ad opera dell’Autorità giudiziaria. E così stamani, poco dopo le 12, le Fiamme gialle agrigentine si sono recati a Licata per dare corso ed eseguire il provvedimento di sequestro riguardante le società: Madreterra srl; Savap tecnologie srl; Cappuccino srl; Giò srl; Ortoplast srl; Le tre C srl. Tutte le società sono state affidate ad amministratori giudiziari appositamente nominati.

L’inchiesta per mafia a carico di Angelo Stracuzzi naturalmente continua ed è arrivata ad un punto di svolta. Insieme a lui risultano indagati Giuseppe Pullara, di Favara 73 anni; Rita Giovanna Nogara, che è sua moglie; Giacinto Cuttaia, 60 anni di Licata; Morena Ruvio, nata a Hanau (Germania) 33 anni ma residente a Licata e Alberto Cammarata, 38 anni di Licata (questi ultimi due, difesi dall’avv. Ignazio Valenza, non hanno subito il sequestro della loro società denominata Morena srl); Angelo Crapanzano, 36 anni di Licata; Selenia La Greca, 37 anni di Licata; Giuseppe Francesco Buscemi,  57 anni di  Licata;  Francesco Nogara, 79 anni di Licata, suocero di Stracuzzi. 

Ed ecco che alla ribalta è ritornato Angelo Stracuzzi –  un passato a delinquere, secondo i giudici, di rilievo, un tentativo di collaborare con la giustizia finito malamente, sfuggito miracolosamente ad un attentato – che questa volta lo pone al centro di una operazione che mette in evidenza gravissimi reati quali associazione mafiosa, estorsione, turbata libertà degli incanti e coinvolge alcuni componenti del suo nucleo familiare (moglie, suocero) e numerose persone ritenute dei prestanome dell’imprenditore che ha già subito un rilevante sequestro beni nel 2016. Le perquisizioni nei locali di pertinenza di Stracuzzi hanno dato esiti positivi e sono sequestrati, tra l’altro assegni circolari e bancari per rilevantissimi importi. Secondo l’ipotesi investigativa della Dda, l’uomo avrebbe turbato, ad esempio, un’asta giudiziaria minacciando un concorrente per non farlo partecipare e dunque anche di estorsione. Forsennato il giro di passaggi di soldi, quote societarie ed altro finito sotto l’intestazione delle persone ritenute fiancheggiatori e prestanome.

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